Romans inaugura 'Sulle orme del paesaggio': è l'arte ispirata al torrente Judrio e ai suoi paesaggi, «tra ciò che si vede e ciò che si vive»

Romans inaugura 'Sulle orme del paesaggio': è l'arte ispirata al torrente Judrio e ai suoi paesaggi, «tra ciò che si vede e ciò che si vive»

A CASA CANDUSSI PASIANI

Romans inaugura 'Sulle orme del paesaggio': è l'arte ispirata al torrente Judrio e ai suoi paesaggi, «tra ciò che si vede e ciò che si vive»

Di Eliana Mogorovich • Pubblicato il 08 Giu 2026
Copertina per Romans inaugura 'Sulle orme del paesaggio': è l'arte ispirata al torrente Judrio e ai suoi paesaggi, «tra ciò che si vede e ciò che si vive»

La mostra d'arte rientra nella rassegna FluxJudri 26. Gli spunti critici di Gasparin e Calligaris, «se non metteremo in sicurezza i fiumi i problemi si ripresenteranno».

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Un dialogo lungo una vita, quello fra Cesare Mocchiutti e Luciano de Gironcoli. Maestro e allievo dell’istituto d’Arte Max Fabiani, il loro rapporto di stima, amicizia e collaborazione continue sarebbe dovuto essere al centro di una mostra già da tempo. E ora, finalmente, il progetto si è realizzato grazie alla caparbietà della figlia del pittore cormonese e al sostegno dell’associazione Judri che ha inaugurato ieri “Sulle orme del Paesaggio. Mocchiutti e de Gironcoli tra ciò che si vede e ciò che si vive”.

L’esposizione, allestita fino al 13 settembre in Casa Candussi Pasiani, a Romans d’Isonzo, si inserisce nell’ampio palinsesto del festival Flux Judri, con appuntamenti serrati che fino alla fine di giugno accompagneranno il pubblico alla scoperta della cultura ma anche degli aspetti più naturalistici e gestionali del fiume: un obiettivo reso ancor più necessario dalle pesanti conseguenze delle inondazioni dello scorso autunno.

«Lo scorso 4 giugno abbiamo firmato il contratto di fiume e domani mattina (oggi, ndr) questa possibilità sarà aperta anche ad attività produttive e privati cittadini che potranno trovarsi al Consorzio di Bonifica di Ronchi dei Legionari» ha spiegato Elena Gasparin, presidente dell’associazione Judri che ha proseguito «Il festival vuole coinvolgere tutte le comunità presenti lungo il corso del fiume e, visto che giunge dopo le alluvioni, vorremmo dedicarlo alle popolazioni colpite da questi eventi».

«Siamo stati in molte amministrazioni comunali a spiegare il contratto di fiume volendo porre l’accento sulle problematiche idrogeologiche e ambientali ma spesso siamo rimasti inascoltati» ha proseguito Gasparin, seguita su questo tema dal sindaco di Romans Michele Calligaris. «Ultimamente sono molto netto nei miei giudizi ma è necessario per tenere alta l’attenzione su tutte le comunità: se non metteremo in sicurezza i fiumi, i problemi si ripresenteranno».

Quarta delle mostre organizzate nell’ambito del festival, l’esposizione dedicata a Mocchiutti e de Gironcoli non si configura semplicemente come un omaggio al modo di intendere la pittura, l’arte e l’amicizia di questi due protagonisti. Tenendosi a Romans, la mostra ha come ulteriore filo rosso del loro rapporto la figura di Enzo Valentinuz, amico di cui de Gironcoli aveva curato la prima mostra postuma senza purtroppo vederne l’inaugurazione.

Nel sottotitolo dell’esposizione, il significato delle scelte espositive. «Abbiamo indagato la relazione fra gli artisti attraverso i paesaggi ampi di de Gironcoli, quegli stessi in cui si possono poi ritrovare gli animali e i particolari della vegetazione immortalati da Mocchiutti» spiega la curatrice Giulia Coceancig. E così, dalle riprese aeree dei campi rigorosamente riquadrati del pittore cormonese, lo sguardo si restringe ai buoi, ai cancelli, alle bacche dipinte dal suo maestro, come si trattasse di un obiettivo che, avvicinandosi, amplifica la sua vocazione poetica.

«Questa mostra era dovuta, e da molto tempo» ha esordito con un pizzico della vis polemica paterna Valentina de Gironcoli, che ha contribuito all’allestimento insieme a Enrica Mocchiutti, di cui è stato letto un messaggio focalizzato sugli aspetti ancestrali e a tratti inquietanti della pittura del padre. «Se era dovuta, l’unico motivo per cui la mostra non è stata fatta prima è stato che proporsi e promuoversi non era nel loro stile». Il lavoro, silenzioso, continuo e appassionato, costruito su un costante confronto fra maestro e allievo, è ciò che trapela dalle opere e dal percorso espositivo che, nei prossimi mesi, sarà affiancato da un catalogo capace fra l’altro di ricostruire la portata formativa e umana dell’istituto d’arte goriziano.

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