Rinasce il Museo della Moda a Gorizia: in esposizione 10mila pezzi. Gratuito fino al 1° Maggio

Rinasce il Museo della Moda a Gorizia: in esposizione 10mila pezzi. Gratuito fino al 1° Maggio

La riapertura

Rinasce il Museo della Moda a Gorizia: in esposizione 10mila pezzi. Gratuito fino al 1° Maggio

Di Rossana D'Ambrosio • Pubblicato il 18 Apr 2026
Copertina per Rinasce il Museo della Moda a Gorizia: in esposizione 10mila pezzi. Gratuito fino al 1° Maggio

Ben 10mila i pezzi conservati nella struttura rinnovata, che rimarrà aperta tutti i giorni dalle 9 alle 19. Dal 18 aprile al primo maggio l’ingresso sarà gratuito.

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Venivano tenute al fresco durante l’inverno, per poi essere collocate tra materasso e capezzale nel punto più caldo del letto. Erano le preziose uova del baco da seta, allevate fra migliaia di gelsi disseminati durante il Settecento nel goriziano. Ha riaperto i battenti nella serata di ieri – 17 aprile – il ricco Museo della Moda e delle Arti applicate di Gorizia, che nella rinnovata sede di Borgo Castello 13 accoglie i visitatori fra arcolai e filati di pregiate sete, affiancati da una collezione di abiti recentemente acquistata da ERPAC grazie ai fondi PNRR. «Per quale motivo è importante un museo della moda? – domanda Raffaella Sgubin, curatrice del percorso che si snoda fra le Case Dornberg, Tasso e Formentini – Perché ci parla della società, del suo sistema di valori e delle credenze religiose. La moda – rimarca ringraziando quanti hanno contribuito alla rinascita dello spazio espositivo - rappresenta lo specchio significativo della società». Ben 10mila i pezzi conservati nel museo, che oltre ad annoverare abiti, accessori, gioielli e paramenti propongono una collezione di dipinti e porcellane, fra cui ceramiche di manifattura Davenport.

A supportare la realizzazione espositiva la studiosa internazionale del tessile Therese Schoenholzer Nichols, affiancata dal contributo progettuale di Chiara Lamonarca e dal textile designer Bernhard Duss, mentre la traduzione delle didascalie nella lingua inglese è stata curata dagli studenti del polo liceale in attività di Formazione Scuola Lavoro. Per coronare l’introduzione di Sgubin si è esibito il chitarrista Marco Di Lena, che ha incantato i presenti nel concerto “Breve visione di un artista perduto”. «Finalmente la città si riappropria di un tesoro – interviene l’assessore alla cultura Fabrizio Oreti -, senza contare la data scelta: fu proprio il 17 aprile del 1861 che vennero fondati i Musei Provinciali. La Capitale europea della cultura si va rimodulando, avviandosi a diventare Capitale di esposizioni. E quali città possono vantare così tanti luoghi espositivi legati alla qualità?». Una narrazione illustrativa che prevederà il biglietto museale unico, grazie al quale i visitatori potranno «toccare con mano» una realtà poliedrica, frutto di una comunità «legata alla tradizione, ma anche proiettata al futuro». «È l’ulteriore tassello di una trilogia – osserva la responsabile del progetto Federica Rovello – frutto di un intervento complesso per garantire fruibilità e agevolare l’accesso».

Soluzioni innovative e moderne cofinanziate con stanziamenti PNRR che ammontano a 383548 euro, interamente stanziati a favore del Museo della Moda. Un «lavoro di équipe» finalizzato a «riaprire un luogo della cultura nella misura più accessibile e sicura», ribadisce la direttrice generale Lydia Alessio-Vernì. Intuizione «felice» fondata sulla consapevolezza che ERPAC si offre come «depositaria di un sapere», coniugando l’espressione culturale con l’abilità di gestione manageriale. Un autentico tuffo nella storia goriziana, dove il visitatore viene letteralmente abbracciato dal più antico torcitoio circolare per seta pervenuto, nonché l’unico a essere manovrato manualmente. La tecnologia raggiunse l’Italia dal Medio Oriente diffondendosi fra tardo Medioevo e Settecento, e veniva azionata dall’interno da chi spesso svolgeva un doppio lavoro. Dopo la torcitura le matasse di seta venivano purificate dalle imperfezioni, per poi essere suddivise in sezioni minori evitandone l’ingarbugliamento grazie alla passatoia a rulli. Esposto nelle prime sale è anche l’orditoio a pioli, dove l’insieme dei fili veniva preparato prima di essere trasposto sul telaio dal tessitore.

Ed ecco in tutto il loro splendore gli abiti in linea Impero, i soprabiti in Direttorio o gli scialli con linee ispirate all’antichità classica. Dove in leggeri tessuti di mussola o batista risaltava la vita alta subito sotto il seno, cedendo morbidamente alle forme di chi li indossava. «Quello presente nel capoluogo isontino – riflette il vicepresidente della regione Mario Anzil - è uno dei pochi musei in Italia dedicati esclusivamente all'arte della moda e al tessile: un luogo della memoria che conserva il passato, ma anche spazio di identità e dialogo tra epoche diverse, capace di guardare al futuro». Uno spazio in grado di conciliare le diversità di culture, testimonianza di questa terra di confine che «guarda con simpatia al di là della frontiera». «Ma per guardare oltre – prosegue l’assessore regionale alla cultura e allo sport – è innanzitutto indispensabile conoscere la propria identità. E questo luogo racconta l’identità del territorio». Un viaggio a ritroso fra corsetti e scarpe in pelle o seta della manifattura inglese Gundry&Son, intercalati agli oli su tela di Giuseppe Tominz. Fra i quali sorride compiaciuta del proprio status sociale Anna Bozzini Birti in un ritratto del 1840, mostrandosi nel caratteristico abito “a clessidra”. «Il territorio di frontiera – precisa Anzil – considera la cultura come personale e soggettiva rielaborazione di esperienze vissute.

E questo percorso – annuncia prima di procedere lungo gli spazi museali – rappresenta una produzione culturale e al contempo un viaggio da esperire». L’affascinante itinerario si spinge verso il Fin de siècle, quando la silhouette femminile si slancia in verticale, sfociando poi nella Secessione con cappelli grandi ornati di nastri. Il percorso si conclude infine con un’esposizione di cassoni dotali, cassepanche prodotte artigianalmente fra le Valli del Vipacco e il Natisone atte a racchiudere la biancheria che la sposa portava in dote, ma anche oggetti preziosi custoditi nel “secretum”. Casse dipinte a mano o intarsiate, che ancora oggi custodiscono i segreti di famiglie ormai scomparse da tempo. Il museo è aperto tutti i giorni dalle 9 alle 19. Dal 18 aprile al primo maggio l’ingresso sarà gratuito. Per prenotare le visite guidate è possibile inviare una mail all’indirizzo didatticamusei.erpac@regione.fvg.it

Foto Rossana D'Ambrosio.

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