LA NOVITà
Rinasce il Forum di Aquileia: focus su anniversario del terremoto, Province e inverno demografico
La neocostiuita associazione si avvia all’elezione degli organi direttivi. Il vicepresidente Gurisatti, «uno spazio aperto a tutti per ritrovare il valore del confronto».
Durante una delle stagioni più complesse della storia regionale, un gruppo di intellettuali, uomini di cultura, politici, accademici, rappresentanti dell’economia e delle categorie, si ritrovarono per elaborare una proposta di riorganizzazione delle funzioni di governo e di ottimizzazione delle espressività economiche e sociali della Regione, dando vita al Forum di Aquileia. In continuità con quest’esperienza, il Forum di Aquileia torna a costituirsi per riprendere il suo cammino nella convinzione che chi allora volle impegnarsi al servizio della Comunità regionale, mutate le situazioni ma non le urgenze delle questioni in campo, oggi farebbe lo stesso.
A darne notizia attraverso una nota stampa è il vicepresidente del nuovo Forum, Renato Stroili Gurisatti. L’associazione, rinnovatasi nelle forme di legge, ha avviato il tesseramento con un direttivo provvisorio per riuscire a dare vita, entro tempi brevi, all’assemblea dei soci per eleggere gli organi di amministrazione. «Osserviamo – scrive Gurisatti - un territorio i cui fondamentali sociali, economici e culturali segnalano una fatica che l’ampio impiego di risorse pubbliche non sta risolvendo sostanzialmente per mancanza di visione sul futuro». Situazione che emerge, prosegue, da tre temi attualmente al centro del dibattito pubblico e politico: la reintroduzione delle Province, l’inverno demografico e il 50esimo anniversario del terremoto.
Il Forum si interroga sull’impatto della riforma delle Province chiedendosi «anche come questi passaggi così rilevanti per il futuro di una Comunità si possano definire senza un confronto onesto con la cittadinanza, una riflessione sulle alternative che pur sono state elaborate e proposte, in un’autoreferenzialità assoluta che ignora e sostituisce tutti i potenziali contributi di pensiero oltre che delle categorie economiche e sociali del territorio». «Davvero si pensa che sia la strada giusta per coltivare l’interesse pubblico e migliorare il funzionamento delle nostre istituzioni in una regione il cui degrado demografico si sente principalmente negli ambiti rurali e montani, con la metà dei Comuni che ha meno di 2.000 abitanti? – scrive il vicepresidente - l’aggiunta di un livello decisionale è davvero quanto di meglio si possa produrre disponendo delle grandi opportunità messe a disposizione dall’Autonomia regionale?».
Lo spazio economico e sociale viene invece «trasformato pesantemente» dal cambiamento demografico e dalle migrazioni. Se nel secondo dopoguerra, al centro del dibattito pubblico, vi era il tema dell’emigrazione – e «nonostante la grande emorragia di uomini, idee e sogni, il Friuli ha conosciuto dagli anni Sessanta in poi un rilancio sociale ed economico dipeso anche dalla capacità del territorio di correggere le sorti di una Storia poco generosa», continua il portavoce del Forum – oggi si è invece «poco inclini a parlare con chi in questi decenni si è insediato qui e di fronte alla fuga delle nuove generazioni, attratte da territori culturalmente ed economicamente più moderni, siamo incapaci di proporre una politica coerente con quanto di meglio accade intorno a noi».
La visione del neocostituito Forum è infine critica nei confronti del cinquantesimo anniversario del terremoto, per il quale «è stato offerto un apparato celebrativo e (ahinoi spettacolare) imponente, costosissimo e totalmente incoerente con il carattere e la risaputa sobrietà delle nostre genti». «Tutto si è concentrato nell’esaltazione degli “eroi dell’emergenza” o nella catena di ricordi personali insistentemente e ovunque proposta – si legge nella nota - peraltro, per esaltare i protagonisti dell’emergenza si sono scandalosamente rimossi quelli della Ricostruzione che attraverso leggi, procedure, l’accorto uso dei denari e la pratica di una specchiata onestà, hanno offerto all’intera nazione un esempio unico e universalmente riconosciuto come “modello Friuli”».
«Rifugiandosi nel ricordo delle scosse, dei morti, dei soccorsi ci si è sottratti alla Memoria che si fa Storia senza trovare il coraggio di guardare con la giusta obiettività al perché alla ricostruzione materiale non sia corrisposta anche la ricostruzione civile e culturale del Friuli. Basti pensare alla dispersione edilizia che ha sfigurato il volto di molti dei comuni ricostruiti creando comunità più sole e fragili. Se il Friuli, quindi, esce con l’orgoglio di una Ricostruzione fisica perfettamente riuscita non può essere oscurato il paradosso di una debolezza sociale che ancora sta allargando tanto le criticità economiche quanto la fragilità ambientale».
«Come allora, chi ha dato oggi nuova vita al Forum di Aquileia coltiva l’ambizione di creare nuovamente uno spazio aperto a tutti dove si ritrovi il valore del confronto e della discussione e dove le migliori risorse umane, culturali e professionali della regione trovino un luogo ed un’opportunità per elaborare proposte da offrire a chi ha il dovere della rappresentanza politica - conclude Gurisatti - sappiamo di non essere i soli a sentire questa necessità ed anzi conosciamo come questa ricerca abbia già molti sostenitori e fedeli esploratori coi quali ci ripromettiamo un’intensa collaborazione perché più vivo e plurale sarà il confronto e più credibili, valide e condivise saranno le idee e le proposte che emergeranno».
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