Ricordare il dolore nel lager di Visco, un sit-in virtuale nel giorno della Liberazione

l'appello

Ricordare il dolore nel lager di Visco, un sit-in virtuale nel giorno della Liberazione

Di Ferruccio Tassin • Pubblicato il 23 Apr 2021
Copertina per Ricordare il dolore nel lager di Visco, un sit-in virtuale nel giorno della Liberazione

In occasione della Festa della Liberazione, l'invito a ricordare l'orrore dei campi di concentramento fascisti. Il racconto di Ferruccio Tassin.

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Ancora malamente conosciuti in Italia, i campi di concentramento fascisti per gli jugoslavi - allestiti dopo la occupazione italiana della Jugoslavia iniziata il 6 aprile 1941 - attirano l’attenzione di un sempre maggior numero di studiosi. È una pagina che la pubblicistica ha indagato in ritardo e, spesso, in maniera reticente: dell’esistenza dei campi non parla alcun manuale di storia per le scuole. A Visco si conserva, nei suoi tratti essenziali, uno di questi luoghi di vergogna e dolore: l’ex caserma “Luigi Sbaiz” di Borgo Piave. Più di 4mila persone, compresi bambini, vecchi e donne vi furono rinchiusi in tende, baracche e padiglioni in muratura, dal febbraio al settembre 1943.

Furono 25 i morti. Circondato da filo spinato, questo terribile emblema della detenzione dominava tutti i reparti del campo. Per iniziativa dell'associazione “Terre sul Confine” di Visco, si rivolge un invito a chi appoggia l’idea di valorizzarlo, per ritrovarsi insieme nella data significativa del 25 aprile, sul sito del campo. La presenza in questa data, basilare per la storia d’Italia, sarà il segno di solidarietà per la salvezza e la valorizzazione del campo. Il significato del luogo non è sostanziato solo dall’avere quasi intatta l’ossatura del campo, ma anche dal custodire la memoria di essere stato, nella Grande guerra, l’ospedale attendato più grande d’Italia, con oltre 1.000 posti letto in tenda.

Vi morirono più di 500 soldati italiani e austroungarici, nonché una quarantina di civili della Contea di Gorizia e Gradisca. Dal 1917 al 1923, fu campo profughi per gli sfollati dai paesi lungo la linea del Piave. Tra il ’43 e il ’44 fu deposito della Wehrmacht (oggetto di una spettacolare azione partigiana della GAP). Nel 1947, vi furono stanziati i carabinieri e i finanzieri che andarono a riprendere possesso di Gorizia. Poi, fino al 1996, fu caserma che vide prestare il servizio militare oltre 30mila giovani di tutta l’Italia. La caserma sorge nell’ex terra di nessuno sul confine per secoli e secoli tra Venezia e il mondo slavo tedesco e ungherese, poi, dal 1866 al 1915, tra il regno d’Italia e l’impero austroungarico.

Ora, vincolato dalla Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio nel suo cuore logistico, per il suo alto e significativo valore storico, è lasciato cadere e, dal Comune, non sono stati usati i 20mila euro stanziati dalla Regione Friuli Venezia Giulia - sia da quella di centrosinistra, sia dalla attuale - per un concorso di idee volto alla sua valorizzazione. Troviamoci sul sito del campo: testimonianza per non dire… io non sapevo!

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