La particolaritÃ
Reportage da Gerusalemme - Il Café Triest, un angolo di Mitteleuropa in Medio Oriente
Nel cuore della città vive ancora un pezzo di Impero con il locale che porta il nome di Trieste. Un collegamento con il vecchio Litorale e quel mondo che vedeva, tra le città vicine che vi gravitavano, anche Gorizia. Il racconto di Giuseppe Colasanto.
Giuseppe Colasanto, da funzionario della Polizia di Stato ha a lungo ‘'camminato sui confini'', impiegato in missioni in aree di frontiera, quali Lampedusa, Ventimiglia, Bosnia-Herzegovina, Kosovo, Albania, Libia, ha terminato la sua carriera a Trieste, come dirigente della Polizia di frontiera, poi, divenuto funzionario di una agenzia dell'Unione europea è stato dislocato in Giordania e Libano. Ha preso parte a diverse missioni di polizia sotto l'egida della Unione europea in Bosnia-Herzegovina, Kosovo, Albania e Libia poi, da funzionario di una agenzia dell'Unione europea e' stato inviato in Medio Oriente, quale Esperto nella gestione delle frontiere. Per lui una attrazione magnetica per le zone di confine, appassionato camminatore e scrittore, ha pubblicato il libro ‘'Oltrefrontiera'', Gaspari editore e alcuni reportage dai luoghi ove si trovava. Colasanto parla inglese, francese e arabo.
Di recente, dovevo recarmi per una riunione a Gerusalemme e un mio collega austriaco mi suggerisce l'Ospizio austriaco. All'inizio resto basito, ma poi provo a seguire il mio istinto, mi appunto l'indirizzo e ci vado. Gerusalemme, la citta' Santa, profumo d'Oriente, anice e incenso, a pochi metri gli uni dagli altri campanili e minareti, sinagoghe e cupole dorate, torri e mura merlate, religioni, popoli e lingue, che si sovrappongono, si contaminano, si capiscono e si odiano, in un quadrangolo ampio poco piu' di un chilometro quadro, ove tutto ha inizio e fine. Ma a Gerusalemme adesso, soprattutto, si respira la guerra. Cammino tra i vicoli contorti del quartiere musulmano della citta' vecchia, anche se non ci sono turisti, vi e' il solito vociare del mercato, profumi di spezie lontane e pane appena sfornato, il fascino dell'Oriente, ma anche tensione, militari e pattuglie armate ovunque. All'angolo tra la strada che conduce dalla seconda alla terza stazione della Via Dolorosa, trovo quasi d'improvviso un grande palazzo con una scritta su pietra, à–sterreichische Hospiz zur Heiligen Familie, l'Ospizio austriaco della Sacra Famiglia. Alzo lo sguardo oltre gli alberi e le piante del giardino e, in alto, sul tetto dell'edificio, sventolano due bandiere, quella austriaca e quella vaticana. L'intera struttura ha impronta architettonicamente viennese, una sorta di avamposto Asburgico in Terra Santa, siamo a quattro minuti a piedi dalla grande moschea Al Aqsa, la spianata delle moschee e il tempio di Salomone, ci si stenta a credere. Ma la sorpresa maggiore e' all'interno. Suonato il piccolo campanello e chiuso alle mie spalle l'imponente portone, entri nell'atrio, le spesse mura impediscono alle voci e al chiasso levantino di penetrare e, lasciato alle spalle il Medio Oriente, entri in una Vienna di meta' Ottocento, l'atmosfera diviene mielosamente retro', come in un lento valzer.
Nella seconda meta' del XIX secolo, quando l'Impero Ottomano inizio' la sua fase di sfaldamento, l'Imperatore d'Austria chiese una base in Terra Santa per l'accoglienza dei propri pellegrini. Fu fondato cosi' nel 1854 l'Ospizio Austriaco della Sacra Famiglia dall'allora Arcivescovo di Vienna, che ne è ancora oggi il proprietario. Dal 9 al 13 novembre del 1869 lo stesso Imperatore Francesco Giuseppe nel corso del suo viaggio per celebrare l'apertura del Canale di Suez, fu per alcuni giorni ospite all'Ospizio Austriaco. Fu il primo monarca europeo a visitare la Terra Santa dalla fine delle Crociate. Dopo aver visitato i luoghi simbolo di Gerusalemme, nei giorni seguenti si spinse sino a Jericho, dove fu allestito un summit tendato, organizzato dal Sultano in suo onore. Rimase il viaggio piu' lungo di Francesco Giuseppe di tutto il suo regno.
Poco prima del suo rientro a Vienna, Francesco Giuseppe diede indicazioni all'allora Rettore Franz Horvath, che l'Ospizio austriaco avrebbe dovuto alloggiare gratuitamente per le prime tre notti i pellegrini che si recavano in visita in Terra Santa e, a pagamento, solo a partire dalla quarta notte. Questa tradizione fu mantenuta per diversi anni, anche in funzione primaria di accoglienza e punto di riferimento per pellegrini cattolici non benestanti. Oggi, ovviamente, tale tradizione non e' piu' in vigore e (putroppo) si paga sin dal primo giorno di arrivo. Fino al 1918 l'Ospizio del Pellegrino servì anche come residenza per il console d'Austria in Gerusalemme, ed ebbe funzione di protettore per i cattolici e per gli ebrei ashkenaziti. Nel 1939 l'Ospizio fu confiscato dagli inglesi in quanto «proprietà tedesca». Dopo il cessate il fuoco del 1948 tra il neonato Stato di Israele e i Paesi arabi di Egitto, Giordania, Libano, Siria e Iraq, l'Ospizio austriaco fu convertito dalle autorità giordane in ospedale civile. Solo nel 1985, l'ospedale giordano fu chiuso definitivamente e l'edificio restituito all'Austria e alle sue funzioni originarie.
Sono adesso davanti all'ingresso dell'Ospizio. Il ragazzo che mi apre e' di Salisburgo e, come gli altri addetti e adette, e' un volontario, che da lunga tradizione austriaca permette tale esperienza ai giovani, che una volta potevano svolgere qui il periodo di leva militare obbligatoria. Mi dice che deve uscire dal portone d'ingresso per rendersi conto di trovarsi a Gerusalemme. Alla reception, mi consigliano lo sguardo su Gerusalemme dalla terrazza dell'Ospizio. Salgo lo scalone e mi affaccio dall'ampio terrazzo, favorita dalla sua posizione nel cuore della citta' vecchia, si spalanca davanti ai miei occhi tutta Gerusalemme, mentre il sole della sera dipinge di rosso moschee e minareti, chiese e campanili, cupole e antiche case. Ti senti al Centro del mondo. Poi scendo nell'area destinata a foresteria e si capisce subito che non ci troviamo semplicemente in una grande guest house, ma anche in un centro culturale e punto di incontro. Si trova una ricca biblioteca adornata in legno, inoltre, una ampia sala concerti, che mi dicono molto frequentata anche da ebrei, quando vi si tengono serata musicali, o conferenze. Quindi, mi invitano nella caffetteria a pian terreno, pare di entrare in una Wiener Kaffeehaus, il nome e' iconico: ‘'Cafe' Triest'', all'epoca il principale porto marittimo ed emporio commerciale dell'Impero asburgico. La polizza di carico mercantile via Trieste suonava in quel periodo famigliare in tutti gli approdi del Mediterraneo. Il cartello posto all'ingresso cita: ‘'Cafe' Triest, dal 1864''. Le luci ambrate, i tavolini con il ripiano in marmo e le sedie in legno, alle pareti le immagini di Francesco Giuseppe e di una giovane Principessa Sissy, accanto alla macchina per il caffè un crocifisso seicentesco, completano questo microcosmo danubiano. La musica classica fa da sottofondo al seducente fascino della grandezza perduta. Il Caffe' Trieste rappresenta una sorta di cerniera cosmopolita storico-geografica e culturale tra Mondi all'apparenza lontanissimi. Nel salone della caffetteria, clienti sprofondati in sofa' imbottiti di trapunte rosso scuro, leggono giornali e sfogliano riviste in tedesco, chi scribacchia, chi gioca a scacchi, insomma un punto di riferimento per austriaci o, piu' in generale, per german speakers. Il menù è riportato in tedesco e inglese, i prezzi in euro, siamo in Europa, lo shekel israeliano non e' qui contemplato. Accanto al mio tavolino siede una signora con un elegante cappellino in paglia, ordina wiener schnitzel e kartoffel (cotoletta viennese e patate), con boccale di birra e per concludere una fetta di sacher torta. Ingenuamente al bancone chiedo se hanno dello strudel alle mele. La ragazza bionda e gote rosse, mi risponde con accento tedesco di sì, quasi meravigliata che io abbia potuto mettere in dubbio una tale certezza! Il Cafe' Triest, sembra immerso in una di quelle atmosfere da crepuscolo di un impero, magistralmente pennellate da Joseph Roth nel suo capolavoro ‘La marcia di Radetzky'. Esso appare un non-luogo sospeso nel tempo, che allaccia una Vecchia Europa al Levante, sa' di profumo di krapfen, di cioccolato e cannella, e ci si trova a proprio agio immersi in questa atmosfera nostalgica e rarefatta di Imperi tramontati. In una zona limitrofa della citta' vecchia, sorge la Missione ecclesiastica russa, con all'interno gli alloggi dello zar Alessandro II e ove, tutt'oggi, si parla esclusivamente russo. Lontano da questo surreale angolo di Mitteleuropa trapiantato in Medio Oriente, l'insidioso risuono della vita reale che si svolge fuori. Apro il pesante portone, si ode il richiamo del muezzin che invita i fedeli alla preghiera, davanti a me un minareto cui sotto transitano donne arabe velate e uomini con la kippah, carretti carichi di meloni e datteri, mentre soldati israeliani si dirigono a passo svelto verso la vicina Porta di Damasco per l'inizio della ronda serale. Anche questo è il Medio Oriente.
Bibliografia:
Jerusalem Korrespondenz, n. 29/2024, magazine dell'Austrian Pelegrims Hospice.
Per chi voglia approfondire tale viaggio dell'Imperatore Francesco Giuseppe:
-Reise nach Jerusalem: Franz Joseph – Politiker, Pilger, Privatier Kommentierte Edition von Beda Dudàks Kaiser-Reise nach dem Oriente Hardcover – 4 dicembre 2023.
-‘Journey to Jerusalem'' Be&Be Catholic publishing company of the Heiligenkreuz College, 2024.
In gallery anche una foto rarissima del viaggio dell'Imperatore Francesco Giuseppe in Medio Oriente, qui il summit tendato tenutosi a Jericho tra la delegazione Imperiale austriaca, con visibile al centro l'Imperatore e gli alti dignitari ottomani. Immagine tratta dal Jerusalem Korrespondenz, n. 29/2024]Â
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