La storia
Reportage da Chemnitz - La città saluta l’anno da capitale europea della cultura, oltre 2milioni di visitatori
Musei da record, spettacoli esauriti e nuovi progetti urbani. Così Chemnitz chiude il 2025 con un bilancio straordinario. Dal «Kulturhauptstadt-Effekt» all’aumento del turismo, un anno che ha trasformato l’immagine a livello nazionale ed europeo.
Chemnitz ha chiude oggi, 29 novembre, il suo anno da Capitale europea della cultura (l'«altra» Capitale, per chi guarda da Nova Gorica e Gorizia) con una partecipazione stimata in più di 2milioni di persone tra visitatori, ospiti e residenti coinvolti. Un risultato che la città definisce «una svolta definitiva», con cui il motto iniziale, "C the unseen", appare ormai superato: Chemnitz, sostengono gli organizzatori, è oggi «un punto visibile sulla mappa della Germania, dell’Europa e del mondo».
Il programma, costruito dal basso insieme alla cittadinanza e alle trentotto municipalità della regione culturale, ha portato in un solo anno quasi 2mila eventi: inaugurazioni, mostre di richiamo internazionale, concerti, festival e attività partecipative. La città si è mostrata «un’ospite accogliente e professionale», capace di sorprendere il pubblico e sé stessa. Tra i momenti più seguiti figurano l’inaugurazione di metà gennaio, che ha radunato 80mila persone, il festival KOSMOS con 119mila presenze, la rassegna Light Our Vision con 86mila visitatori e le mostre che hanno superato ogni previsione. L’Industriemuseum, con “Tales of Transformation”, ha toccato quota 100mila ingressi già a settembre, mentre l’esposizione “Edvard Munch. Angst” ha attirato 84mila visitatori.
Il coinvolgimento della popolazione è stato uno dei tratti distintivi del progetto: 1400 volontari hanno dedicato 45mila ore di servizio, mentre iniziative come #3000Garagen, che ha trasformato i cortili dei garage in spazi creativi, e la piantumazione di 1450 meli in tre anni hanno rafforzato il legame tra quartieri e programma culturale. L’amministrazione parla di «democrazia vissuta», resa possibile da centinaia di microprogetti nati direttamente dai residenti.
Fra gli interventi più duraturi spiccano il percorso d’arte contemporanea Purple Path, con opere di più di sessanta artisti internazionali, e i nove Makerhubs, spazi creativi pensati per proseguire anche dopo il titolo. In tutta la città sono state riqualificate trenta aree urbane, con un investimento complessivo di quasi cinquantotto milioni di euro.
Musei, teatri e sale da concerto hanno vissuto l’anno più frequentato della loro storia. Le Kunstsammlungen hanno registrato più di 229mila visite fino a ottobre, quadruplicando i numeri del ventiquattro, mentre l’Industriemuseum ha superato 123mila ingressi. Anche la stagione teatrale ha segnato un forte aumento di pubblico, con più di 200mila spettatori e l’opera “Rummelplatz” andata esaurita in tutte le repliche.
Il turismo ha raggiunto livelli mai registrati prima: le richieste alla Tourist-Information sono state in media 400 al giorno e il numero delle visite guidate è più che raddoppiato rispetto all’anno precedente. Ad agosto le presenze in città hanno superato del 50% i dati del ventiquattro. Le analisi delle transazioni Mastercard indicano un aumento del ventuno per cento nella spesa complessiva dei visitatori.
Anche la mobilità ha risentito dell’effetto capitale della cultura: il sistema del trasporto pubblico regionale ha contato circa un milione e duecentomila passeggeri in più, con centinaia di collegamenti straordinari, inclusi treni aggiuntivi con Berlino e servizi internazionali verso Praga e Stoccolma.
Il 2025 ha inoltre riportato a Chemnitz delegazioni internazionali come non accadeva da decenni, fra cui quella del presidente estone Alar Karis, il primo capo di Stato straniero in visita ufficiale dalla riunificazione. Diciassette personalità hanno firmato l’Albo d’oro, tra loro il presidente federale Frank-Walter Steinmeier e l’ex cancelliera Angela Merkel.
L’intero progetto è stato sostenuto da un budget complessivo di circa 117 milioni di euro tra fondi municipali, statali e contributi europei. Circa il settanta per cento delle risorse proviene da enti esterni alla città. Gli organizzatori parlano di un’eredità destinata a durare: luoghi rinnovati, nuove reti internazionali, una reputazione profondamente cambiata. E una città che, dopo dodici mesi intensi, non vuole più tornare a essere invisibile.
Foto di Aurora Cauter e Ivan Bianchi.
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