Reportage da Chemnitz - La carica dei #3000 garage aperti al pubblico. Una storia tra Ddr e vissuti da raccontare

Reportage da Chemnitz - La carica dei #3000 garage aperti al pubblico. Una storia tra Ddr e vissuti da raccontare

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Reportage da Chemnitz - La carica dei #3000 garage aperti al pubblico. Una storia tra Ddr e vissuti da raccontare

Di Aurora Cauter • Pubblicato il 01 Dic 2025
Copertina per Reportage da Chemnitz - La carica dei #3000 garage aperti al pubblico. Una storia tra Ddr e vissuti da raccontare

«àˆ stato aprire qualcosa di personale agli altri ma anche far ritrovare le persone». La curatrice Agnieszka Kubicka-Dzieduszyck racconta l'impresa. Particolare l'incontro tra proprietari e artisti.

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Quando uno spazio privato diventa pubblico si scopre un mondo nuovo. Succede così che le persone, alla ricerca della socialità , aprono le porte della propria quotidianità  sia come metafora, sia nella pratica. Nel progetto #3000Garagen di una Capitale Europea della Cultura come quella di Chemnitz che mette al centro la comunità , le porte che si aprono sono quelle dei garage. A primo impatto non si capisce molto il senso: un garage è un posto isolato, serve per tenere al coperto la macchina e alcune volte per collezionare strumenti di lavoro, cianfrusaglie e polvere.

Ma se si prova a ragionare con occhi diversi, ecco che un garage può diventare una “realtà  parallela”. Il centro industriale di Chemnitz, chiamato Karl-Marx-Stadt durante gli anni della Repubblica Democratica Tedesca, era gestito da un regime comunista che controllava in modo capillare la vita dei cittadini: anche le attività  di svago e le forme di riunione e associazione dovevano essere legate al partito e all'ideologia che calava dallo Stato. In un contesto in cui la personalità  veniva messa da parte, gli spazi privati erano pochi e uno di questi erano i garage.

All'interno di quelle quattro mura si poteva esprimere liberamente la propria creatività  e, inizialmente tra vicini di casa, poi con una rete di contatti sempre più ampia, si sono costituite comunità  singolari. Chi si è dedicato all'artigianato del legno, chi ha riparato mobili, chi ha fondato band e club di lettura: il tutto ha costituito una comunità  nella comunità .

Con la riunificazione delle due Germanie questa usanza è andata un po' a scemare, e anzi, si è registrata un'inversione di rotta: le persone hanno chiuso le porte dei garage e delle proprie vite. Arriva poi la Capitale della Cultura Europea che per organizzare i progetti chiede alle persone cosa vogliono fare, comunicare, rivivere, su cosa è indispensabile riflettere. Ecco che una parte dei cittadini ha sentito la necessità  di far conoscere questi “quadri di vita”; la concettualità  del progetto è nata da un vero e proprio bisogno di rispolverare spazi e oggetti del passato.

Agnieszka Kubicka-Dzieduszycka è stata la Direttrice Artistica del progetto #3000Garagen. Ha raccontato come il progetto abbia dato più valore alla città  e alle sue persone piuttosto che alla Capitale in sé. «Abbiamo personalmente contattato le persone in possesso di un garage – spiega Agnieszka – e siamo riusciti a mappare 3000 garage in tutto il tessuto cittadino». Il racconto della storia locale attraverso gli spazi privati dei garage ha fatto capire come il mondo sia composto da molte emozioni connesse.

Gli anni 60 e 70 in particolare hanno plasmato la vita delle persone, imponendo un “Eastern state of mind” (un modo di pensare dell'Est) che si trova ancora fortemente presente nei paesi post-socialisti. #3000Garagen si presenta anche in vesti di progetto sociale, perché ha aiutato le persone ad uscire dalla “paura del pubblico” ed eliminare il pericolo di essere dimenticati. «Le persone che si trovavano nei garage sapevano che non potevano avere niente al di fuori di ciò che non avessero già  â€“ racconta la Direttrice Artistica – per cui questi luoghi sono laboratori artigianali inseriti in modo fondamentale nel tessuto sociale ed economico: pensiamo ad esempio all'arte di riparare o inventare usi alternativi di un oggetto».

«Il progetto parte da tre riflessioni generali su “che cos'è un garage” – continua Agnieszka – e sono stati individuati tre punti: il garage è un luogo privato in cui si costituisce e si incontra una community, il garage è un archivio vivente, il garage è uno spazio ingegnoso in divenire. Da questi presupposti si è costituito l'obiettivo principale di #3000Garagen: imparare a conoscere le persone e la storia della città  partendo dalle persone stesse».

Una volta aperti i garage e vista la loro piccola finestra di vita quotidiana, è stato necessario pensare ad eventi, workshop, iniziative che potessero attirare le persone. In realtà , il motore principale è stata la curiosità  genuina dei cittadini: «In molti hanno (ri)scoperto i propri vicini di casa andando personalmente a vedere cosa facevano in quel piccolo spazio accanto a loro. Chi ha trovato un amico cinefilo di fronte a un catalogo di film, chi ha scoperto che il proprio vicino gestiva una libreria, chi si è rivelato un vero e proprio artista, e chi, anche venendo da fuori, ha trovato sé stesso tra gli oggetti e le storie. Quasi spontaneamente sono nati gli eventi, i festival, i concerti, le mostre, gli esercizi di pittura. Il progetto è piaciuto tutto così tanto che continuerà  anche dopo la Capitale; gli ultimi concerti sono nati spontaneamente e i fondi vengono trovati attraverso collette».

La particolarità  di questo progetto si trova nella sua irregolarità : i garage sono visitabili quando le persone decidono di aprire le porte, quando la comunità  decide di incontrarsi. Si è risvegliata così una comunità  dormiente che, di fronte a una città  abbandonata dai giovani, sta incominciando a rispondere a domande che tutti dovremmo porci: Siamo responsabile per noi stessi, e poi? In che società  vogliamo vivere? Come possiamo vivere e conoscere al meglio il posto che chiamiamo “casa”?

Foto di Natalie Bleyl, Johannes Richter e Peter Rossner (concesse in utilizzo da Chemnitz2025, riproduzione vietata).

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