Referendum Giustizia, Monfalcone Civica e Solidale: «Passo cruciale per la Repubblica»

Referendum Giustizia, Monfalcone Civica e Solidale: «Passo cruciale per la Repubblica»

L’ANALISI

Referendum Giustizia, Monfalcone Civica e Solidale: «Passo cruciale per la Repubblica»

Di F.D.G. • Pubblicato il 11 Feb 2026
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Per la civica il meccanismo di sorteggio delineato dalla riforma è un «rischio per la democrazia». Rischiosi gli «ampi margini di rimando a future leggi ordinarie». Critiche su separazione di Consigli e carriere.

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Il dibattito sul referendum di riforma della giustizia a cui gli elettori sono chiamati ad esprimersi domenica 22 e lunedì 23 marzo tocca anche la politica locale. È la lista Monfalcone Civica e Solidale, infatti, a proporre un’analisi sulla «modifica sostanziale della Costituzione che siamo chiamati a votare».

L’obiettivo del testo diffuso dalla compagine politica monfalconese è quello di creare consapevolezza attorno ai quesiti del referendum, inerenti a un tema «centrale per la vita democratica del Paese, ma troppo spesso condizionato da slogan e semplificazioni» all’interno del dibattito pubblico.

«Il Paese aspetta da anni una riforma capace di garantire processi più rapidi, pene più efficaci ed esecuzione più efficiente – scrive Mcs - tuttavia, per ammissione dello stesso Ministro della Giustizia, il provvedimento non interviene su questi aspetti». La riforma va però a modificare sette articoli della Costituzione riguardanti organi fondamentali dello Stato; modifiche che, rilevano gli esponenti civici, «toccano equilibri istituzionali delicati».

Operando una sintesi dei punti principali, Monfalcone Civica e Solidale passa in rassegna i nodi centrali della riforma. Si parte dalla proposta di separazione totale delle carriere tra giudici e pubblici ministeri: gli esponenti civici osservano «che la mobilità tra funzioni era già stata drasticamente ridotta dalla riforma Cartabia del 2022; per molti giuristi, quindi, questo ulteriore irrigidimento non sarebbe necessario». Timori, poi, che la prospettata divisione dell’attuale Consiglio Superiore della Magistratura in due distinti e specifici organi per giudici e pubblici ministeri possa spingere il Consiglio di questi ultimi a «produrre più arresti e più condanne» per «ricercare consenso», a detrimento dei principi di equilibrio, e imparzialità e della qualità dell’azione giudiziaria stessa.

Ma l’innovazione più discussa sta nell’estrazione a sorteggio di un terzo dei componenti di questi eventuali nuovi Csm da un elenco compilato dal Parlamento in seduta comune, formato da professori ordinari di materie giuridiche e avvocati con almeno 15 anni di esercizio. La riforma prevede l’estrazione a sorteggio anche dei restanti due terzi “togati”, da scegliersi dall’elenco di tutti i magistrati giudicanti e requirenti attualmente in servizio. «Questa procedura solleva interrogativi importanti: il sorteggio può essere adeguato per scegliere figure che devono governare un potere dello Stato? – chiede Mcs - non sarebbe più coerente un sistema basato sulla elezione di candidati con comprovata esperienza, valutati da chi conosce dall’interno le necessità dell’ordinamento giudiziario?».

Gli esponenti della civica monfalconese sottolineano poi come un simile sorteggio possa «apparire neutrale» senza esserlo del tutto: «La lista dei possibili candidati è predisposta dal Parlamento e dunque, con l’attuale legge elettorale e il premio di maggioranza, di fatto dalla maggioranza politica del momento». Meccanismo in cui, in linea con numerose posizioni espresse nelle ultime settimane nel dibattito pubblico nazionale, la civica di sinistra vede un «rischio democratico».

Ultimo fattore che l’analisi di Mcs definisce come particolarmente critico è il rimando della riforma a future leggi ordinarie «per la definizione di aspetti fondamentali del funzionamento della giustizia». «Questo significa che, una volta modificata la Costituzione, una semplice maggioranza parlamentare potrebbe intervenire ulteriormente sui poteri della magistratura, ridefinire il ruolo dei nuovi CSM, modificare l’equilibrio tra potere giudiziario e potere politico». Il rischio «evidenziato dagli esperti», insomma, sarebbe quello di una «forte concentrazione del potere nelle mani di Governo e maggioranza» con una conseguente riduzione della “voce in capitolo” delle opposizioni.

In conclusione, Monfalcone Civica e Solidale ritiene che il referendum del 22 e del 23 marzo rappresenti «un momento cruciale per la vita della nostra Repubblica» le cui conseguenze non vanno sottovalutate. Come maggiori garanzie di sicurezza democratica, secondo la civica, la riforma non avrebbe dovuto lasciare ampi margini a interventi successivi con leggi ordinarie, delimitare con più precisione l’ambito delle modifiche costituzionali e preservare un equilibrio tra maggioranza e opposizione negli organi di garanzia. L’invito rivolto infine a ciascun elettore è dunque quello di «fare una scelta ben ponderata».  

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