Referendum, i due fronti sulla giustizia discutono a Monfalcone

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Referendum, i due fronti sulla giustizia discutono a Monfalcone

Di Salvatore Ferrara • Pubblicato il 31 Mag 2022
Copertina per Referendum, i due fronti sulla giustizia discutono a Monfalcone

A San Nicolò, le ragioni del sì e del no sui cinque punti promossi dalla Lega.

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Le consultazioni elettorali – siano esse locali o generali - sono il sale della democrazia e, pertanto, vanno salutate sempre con rispetto e responsabilità . L'appuntamento nazionale, che si aggiunge alle elezioni amministrative comunali dell'ormai vicino 12 giugno, è quello del referendum sulla giustizia promosso dalla Lega. Sull'argomento le Acli provinciali di Gorizia hanno organizzato ieri un incontro pubblico nel quale sono state illustrate le ragioni del sì e del no ai cinque quesiti che verranno sottoposti al corpo elettorale.

L'evento è stato ospitato nel teatro della parrocchia di San Nicolò di Monfalcone dove a proporre le ragioni a favore c'erano Barbara Zilli, assessore alla Finanze della Regione, e l'avvocato Paolo Comolli. A spiegare le ragioni contro sono stati invece Roberto Pascolat, segretario provinciale del Pd di Udine e Mauro Capozzella, consigliere regionale del Movimento 5 stelle. àˆ stata Silvia Paoletti, responsabile provinciale dello sviluppo associativo delle Acli provinciali, a moderare la serata.

Danilo Boscarato, presidente del locale circolo Acli Papa Giovanni XXIII, si è occupato invece dei saluti introduttivi. “Speriamo che i lavori di questa sera riescano a chiarire le idee sulle ragioni del sì e del no” ha commentato Silvio Spoladore, in qualità  di presidente provinciale. Come anticipato i quesiti presentati all'uditorio, con tanto di simulazione delle schede colorate consegnate ad ognuno, sono stati spiegati tutti e cinque. Il referendum è di natura abrogativa e prevede il raggiungimento del quorum, quindi il l'attestarsi di almeno 26 milioni di voti siano essi a favore, o meno.

Il primo quesito riguarda l'incandidabilità  dei politici condannati. A difendere il sì su questo punto sono stati Comolli e Zilli, i quali si sono detti a favore dell'abrogazione della legge Severino perché porta ad una retroattività  delle norme, viola palesemente la presunzione di innocenza mentre è necessario difendere le persone per bene e fare altro per contrastare veramente la cosiddetta casta. Per Capozzella, invece, la rivisitazione della legge Severino porterebbe alla digressione politica in quanto il quesito porterebbe quest'ultima a selezionare la sua stessa classe dirigente. Sul no, è stato pure Pascolat che ha affermato: “La legge Severino è il minimo sindacale che si possa garantire contro i reati più gravi”.

La seconda scheda che avremo tra le mani riguarda la limitazione delle misure cautelari nel processo penale. A favore del sì Zilli e Comolli si sono espressi per la difesa della non colpevolezza nelle indagini preliminari, dove il magistrato può fortemente limitare la libertà  di un individuo. Per i due legali, bisogna dunque raccogliere più dettagli prima di essere condannati e di subire una ingiusta detenzione. “Il giudice può ridurre il pericolo di reiterazione del reato. Questa è un'arma ponderata dalle mani di un magistrato inquirente” così Capozzella spiegando il no per il quale si è espresso pure Pascolat, secondo il quale bisogna ricalibrare la valutazione sui reati gravi e lavorare sulle misure contenitive per gravi indizi di colpevolezza.

Il terzo quesito interroga l'elettore sulla separazione delle funzioni di magistrati giudicanti e requirenti (la cosiddetta separazione delle carriere). Il giudice terzo, imparziale e garanzia di neutralità  è la soluzione dell'avvocato Zilli che difendendo il sì ha chiesto così di non cedere alle correnti di parte che anche per Comolli finiscono pure per favorire i passaggi dalla funzione requirente a quella giudicante o viceversa. Giustificando il no, Capozzella ritiene necessario di ridimensionare il potere dei magistrati per misurare il potere inquisitorio di un giudice che spesso – pure per il legale Pascolat – risulta eccessivo mentre è “necessario difendere la cultura della giurisdizione secondo la quale il magistrato per primo è sottoposto alla legge”.

L'elezione del Consiglio superiore della magistratura è oggetto di consultazione nel quarto quesito. Difendendo il no, l'avvocato Pascolat si è detto favorevole a preferire la riforma Cartabia mentre Capozzella parla di attesa della pronuncia del parlamento su questo tema. Sul sì per questo punto, Zilli e Comolli ritengono giusto abrogare le norme sulle elezioni di membri togati del Csm, un rischio di autoreferenzialità .

L'ultimo quesito, il quinto, verterà  sulla valutazione dei magistrati del Csm. L'avvocato Zilli, difendendo il sì anche per questa scheda, ha fatto riferimento alla necessità  di poter valutare i magistrati e il loro operato. La legale si è detta pure favorevole a rafforzare la partecipazione ed il peso dei membri laici del Csm sul quale è risultato d'accordo il suo collega Comolli ritenendo necessaria la cancellazione della norma attraverso il sì. Per il no – per motivi di durata dell'incontro - si è infine espresso solo il consigliere 5S Capozzella, schieratori contro "le lobby di potere" nella magistratura.

A seguire il complesso e ostico dibattito, c'erano una cinquantina di persone. Tra di esse anche il sindaco uscente Annamaria Cisint, i consiglieri regionali della Lega Diego Bernardis e Antonio Calligaris ed il consigliere comunale uscente del Pd, Fabio Del Bello.

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