Le cerimonie
Redipuglia e Monfalcone accolgono la Staffetta Cremisi in viaggio da Trento a Roma
Nel primo pomeriggio l'arrivo al Sacrario Militare di Redipuglia e, poi, il passaggio al Parco della Rimembranza nella Città dei Cantieri.
àˆ arrivata ieri nel primo pomeriggio anche al Sacrario di Redipuglia la Staffetta Cremisi della Pace nel Centenario del Milite Ignoto. Una cerimonia sentita e a tratti commovente che ha visto il dispiegamento di numerosi labari delle sezioni del Triveneto, e non solo, dell'Associazione Nazionale Bersaglieri attorno al sacello del Duca d'Aosta assieme al Medagliere Nazionale e alle altre associazioni presenti. Tra i convenuti anche una rappresentanza degli Amici della Croce Nera Austriaca con il presidente, Franco Stacul, e il presidente della sezione carinziana della Croce Nera Austriaca Dieter Allesch.
Un percorso lungo e sulle orme della storia e della memoria quello compiuto dal testimone, con una riproduzione suonante della Maria Dolens, la campana dei caduti che suona quotidianamente a Rovereto, che, partito dal Tirolo, ha raggiunto oggi Aquileia attraversando i maggiori sacrari e cimiteri di guerra: nel territorio del Goriziano sicuramente da ricordare il transito a Medea, a Oslavia, sul Monte San Michele, a Redipuglia e Monfalcone.
“àˆ un'iniziativa lodevole – ha rimarcato il sindaco, Cristiana Pisano – perché è riuscita a unire il fronte di guerra ripercorrendolo. La staffetta della pace ha una sua funzione che assume una valenza ancora più profonda nel centenario del Milite Ignoto”. Tra i presenti anche il vicepresidente dell'Associazione Nazionale Alpini e il generale Giuseppe Iacca, presidente della sezione regionale dell'Associazione Nazionale Bersaglieri.
La staffetta ha, poi, proseguito per Monfalcone dove il sindaco, Anna Maria Cisint, ha ricordato l'importanza della città “perché si è trovata sul fronte dei combattimenti per l'intera prima guerra mondiale”.
"Sicuramente – ha sottolineato l'assessore regionale Sebastiano Callari - se un secolo fa qui si vivevano momenti drammatici e oggi possiamo essere protagonisti di una vita migliore, lo dobbiamo a quanti si sono sacrificati, combattendo, per permetterci di conoscere e riconoscere la nostra identità , di capire cosa rappresenti il significato del termine nazione e di quanto sia fondamentale nella vita di ogni giorno".
“Il Milite Ignoto - ha concluso Callari - rappresenta questi valori attraverso un'immagine ideale, senza volto né un corpo identificabili: è l'anima e l'immagine di un popolo e costituisce la sintesi del concetto di come sono fatti gli italiani; egli reca un messaggio fondante, da tramandare nel tempo, sinonimo di un popolo che è fiero di vantare la sua storia antica, ricca di cultura”.
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