CONTRO LA MARGINALITÀ
Quei murales che ricordano Franco Basaglia e la sua rivoluzione: l'inaugurazione a Gorizia
La missione delle opere, realizzate in via Baiamonti e nel Piazzale Casarossa, è creare connessioni fra le persone con fragilità e il territorio. L'assessore Romano valuta uno spazio per un nuovo murale alla Casa di Riposo.
Poche gocce di pioggia, tanto attesa quanto giunta nel momento meno indicato, hanno costretto ad accelerare i tempi di inaugurazione del murales di via Baiamonti realizzato nell'ambito del progetto "Dare voce a chi voce non ha", promosso dalla Cooperativa Sociale La Cisile, all'interno della rete del Consorzio Il Mosaico.
L’opera, raffigurante una donna che vola verso la libertà dopo aver spezzato le catene che la imprigionavano e che è affiancata dalla figura della fenice, eloquente metafora di una rinascita possibile, è in realtà parte di un dittico che si completa con quanto realizzato nel piazzale della Casa Rossa dove, fra le scritte “il confine trasparente – Tra sogni e libertà”, si collocano tre diverse espressioni di Franco Basaglia.
Sono infatti dedicate allo psichiatra e neurologo veneziano i due murales realizzati dagli artisti Michele Nardon e Mattia Campo Dall'Orto in collaborazione con Miriam Pizzamiglio e Rossella Lestuzzi. Proprio in concomitanza con il lancio della candidatura del pensiero basagliano a patrimonio immateriale dell’umanità (annunciata la scorsa settimana in una conferenza stampa dal sindaco Ziberna e dall’assessore regionale Riccardi alla presenza del promotore Franco Perazza e del vicepresidente Unesco Adriano Macchitella) le due opere intendono sostenere e celebrare l’invito alla libertà individuale insito nell’operato del celebre psichiatra.
La valenza sociale dei murales, che sono andati a illuminare con i loro colori due cabine elettriche di proprietà di AcegasApsAmga, è stata spiegata dall’ideatrice e coordinatrice del progetto Donatella Lah, rappresentante de La Cisile, durante la breve inaugurazione svoltasi nel pomeriggio di ieri, martedì 23 giugno, nel parcheggio di via Baiamonti. «Il progetto "Dare voce a chi voce non ha" comprende pittura, musica e cucina allo scopo di dare la possibilità anche alle persone con fragilità di varia natura di rendersi parte attiva della comunità».
Spesso marginalizzate, le persone che vivono situazioni di difficoltà hanno avuto così l’opportunità di dimostrare alla città di poter essere una risorsa e, soprattutto, di poter contribuire al benessere collettivo e urbano. Molte sono state le persone che, nei quattro giorni di lavorazione, dopo un primo atteggiamento di diffidenza verso chi magari stava “occupando” un parcheggio utile, si sono non soltanto ricredute ma hanno espresso un deciso apprezzamento. Alcuni residenti nella zona, dopo aver osservato dalle finestre si sono spinte in strada con caffè e pasticcini mentre gli anziani che frequentano il centro sociale di via Baiamonti hanno potuto riempire i loro occhi della vivacità cromatica del murales riportandone a casa un sorriso.
«L’attenzione al benessere delle persone e alle dinamiche intergenerazionali sono sempre delle priorità nel nostro lavoro» ha commentato Mauro Perissini, presidente della Cooperativa Sociale La Cisile che ha ringraziato pubblicamente Paolo Manià, responsabile Conduzione e Manutenzione Energia Elettrica di AcegasApsAmga, per la disponibilità subito dimostrata in questa e in precedenti occasioni. Manià, dal canto suo, ha a sua volta rivolto un ringraziamento a quanti hanno lavorato al progetto che, dando visibilità alle cabine, permette non solo di abbellirle ma anche di valorizzarle e, di conseguenza, di valorizzare tutto il lavoro che esse “racchiudono”.
E se Acegas ha auspicato la prosecuzione di questo tipo di collaborazioni, il presidente de La Cisile ha anche proposto all’assessore al Welfare Silvana Romano di trovare un muro su cui poter sviluppare un ulteriore e più ampio progetto, trovando immediatamente risposta con la proposta di un eventuale opera negli spazi della casa di riposo, sempre nell’ottica di unire generazioni diverse nel nome della bellezza e della valorizzazione della collettività.
La scelta di dedicare i murales a Franco Basaglia non è stata casuale ma rientra nell’idea ben espressa proprio dal titolo del progetto. "Dare voce a chi voce non ha" intende infatti contrastare lo stigma legato alla salute mentale e alla marginalità creando occasioni concrete di partecipazione sociale, favorendo il ruolo attivo delle persone attraverso la costruzione di relazioni tra diversi ragazzi, operatori, artisti, associazioni e cittadinanza.
Come detto, i murales rappresentano solamente il punto di arrivo di una delle azioni del progetto, attivo dal maggio 2024 e realizzato grazie al coinvolgimento del Centro di Salute Mentale di Gorizia, di Arcigong, dove si è svolta la parte progettuale delle due opere, di realtà artistiche e associative del territorio e grazie al sostegno del Fondo Beneficenza Intesa Sanpaolo. Fra gli step del progetto rientra anche la creazione e il lancio del gruppo rock “Cielo Senza Mura”, nato dalla collaborazione tra operatori e persone in carico al Centro di Salute Mentale, che ha pubblicato due cd e si è esibito nei mesi scorsi fornendo il sonoro ai film muti di Charlie Chaplin in un concerto pubblico.
Alla serata di ieri sono purtroppo mancati per motivi di salute i due artisti coinvolti, Michele Nardon e Mattia Campo Dall'Orto, che hanno seguito metodologie diverse per arrivare all’opera finale. Nardon ha infatti coinvolto direttamente il gruppo nella decorazione del muro, mentre Campo Dall’Orto ha tratto spunto dal laboratorio per realizzare in prima persona l'opera finale.
Assenti anche, perché impegnate con gli esami di maturità, Miriam Pizzamiglio e Rossella Lestuzzi, che hanno preso parte concretamente alla realizzazione del murale. Denso di significato il messaggio che ha inviato Miriam e che è stato letto a chiusura dell’incontro. «Vorrei solo dire che abbiamo potuto notare, dipingendo questo murale, che molte persone l’hanno apprezzato e hanno apprezzato questo tentativo di portare un po’ di colore in un luogo quotidiano e spero che sia solo il primo di tanti murales a Gorizia che possano far riscoprire l’arte come strumento per combattere l’impersonalità a cui spesso questa società ci sottopone».
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