Qualità dell'aria a Gorizia, Legambiente: «Valori oltre limiti dell'Oms»
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Qualità dell'aria a Gorizia, Legambiente: «Valori oltre limiti dell'Oms»

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Qualità dell'aria a Gorizia, Legambiente: «Valori oltre limiti dell'Oms»

Di Rossana D'Ambrosio • Pubblicato il 12 Feb 2024
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L'indagine di Legambiente mostra la situazione sulla città, l'assessore Del Sordi guarda oltreconfine: «Preoccupa la fabbrica di bitumi e asfalti».

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Siamo quello che respiriamo. Questo, il nesso che traspare dal report presentato da Legambiente “Mal’Aria di città 2024”. Il Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente – di cui fanno parte Ispra, Arpa e Appa – rileva come concentrazioni elevate di particolato aerodisperso siano direttamente correlate a patologie respiratorie e a quelle causate dal bioaccumulo. Studi epidemiologici dimostrano «associazioni fra le concentrazioni del Pm 10 e un incremento di mortalità e ricoveri ospedalieri nella popolazione generale».

Preoccupa la situazione di Gorizia, principalmente «per problematiche transfrontaliere» causate dall’area industriale di Merna, «che stiamo monitorando con attività politico-tecniche», sottolinea l’assessore all'ambiente Francesco Del Sordi. «Dal documento di Legambiente si evince che la città di Gorizia venga citata poco, ma come realtà migliore rispetto alle altre, mettendo a confronto dati con una normativa che attualmente non c’è, perché l’Oms si limita a raccomandazioni di valori soglia».

Valori inferiori rispetto a Trieste Udine e Pordenone, e tuttavia al di sopra della soglia raccomandata dall’Oms. «Se il dato è un po’ migliore rispetto ad altre realtà, siamo oltre le linee dell’Oms - evidenzia Luca Cadez, analista territoriale dell’Università di Udine e vicepresidente di Legambiente Gorizia – Gli attuali valori sono fissati da una direttiva europea, ma si tratta di una convenzione». Chiarito che non esiste normativa specifica, secondo Cadez è comunque evidente come l’inquinamento sia causato dalle attività umane.

«Nello specifico - rimarca - il dibattito sulle zone con limite di velocità a 30 chilometri orari non è ideologico. Il traffico ha un impatto rilevante sull’inquinamento. Oltretutto gli idrocarburi policiclici aromatici – altamente cancerogeni – non vengono monitorati dall’Arpa». Secondo l’assessore, all’aumento del particolato causato dall’attività antropica va a sommarsi il ristagno atmosferico e l’alta pressione. Una cappa che si estende partendo dalle regioni maggiormente industrializzate – Veneto e Lombardia – per poi diffondersi verso il Nordest.

«Nei periodi critici - così l'esponente della giunta - l’inquinamento parte da Marghera per poi congiungersi con quello proveniente da alcune zone della Slovenia. Se quella della Livarna è un’attività estemporanea, al momento preoccupa la fabbrica di bitumi e asfalti». Secondo Cadez le misure preventive proposte da Legambiente sarebbero comunque utili ad arginare il problema correlato alle condizioni meteo. «È vero che la Pianura Padana è una delle aree più inquinate e quindi scontiamo questo scarso rimescolamento dell’aria che si verifica con la persistente stagnazione del particolato nell’atmosfera, ma non può essere una giustificazione».

«Studi scientifici dimostrano come la limitazione a 30 comportino una riduzione delle emissioni, ma noi abbiamo molte altre proposte. Da oltre dieci anni cerchiamo di spingere le amministrazioni a un nuovo piano urbano del traffico, che nelle città con più di 30mila abitanti andrebbe aggiornato ogni due anni. Il nostro è fermo al 2005. Il piano urbano del traffico deve prevedere, ai sensi del codice della strada, anche una riduzione dell’inquinamento. In questo senso Gorizia è fuori legge».

Più volte Legambiente ha richiesto un Pums (Piano urbano per la mobilità sostenibile) e un biciplan, ma finora nulla ancora è entrato in azione. Un piano che andrebbe affrontato di concerto con la vicina Slovenia, dove si utilizzano ancora stufe a legna e altre forme rudimentali di approvvigionamento, con impatto di gran lunga maggiore in termini di emissioni rispetto al metano. «Questi piani urbani andrebbero preparati in una visione transfrontaliera», rimarca Cadez.

Valori che secondo la Slovenia sono nella norma, comprese le emissioni causate dalla Livarna, che diffonde nell’aria «emissioni episodiche, ora minime, ma un tempo quotidiane. Anni fa avevo dichiarato che la Livarna inquina. Poi, l’ingresso della Slovenia nell’Unione europea ha spinto il Paese verso un processo di adeguamento. Oggi la Slovenia ha una propria agenzia di controllo ambientale con cui cerchiamo di relazionarci», spiega Del Sordi. L’organo che monitora e si relaziona con l’ente sloveno è l’Arpa, che attualmente dispone di un’unica centralina collocata in via Duca d’Aosta.

I dati “ufficiali” vengono rilevati da quest’unico dispositivo, mentre le sei di Legambiente – fra cui quella all’esterno dell’Isis D’Annunzio, perfettamente funzionante – rientrano nel progetto del “Citizen Science”, consentendo un aggiornamento dei dati ogni due minuti. «Sul tema dell’inquinamento transfrontaliero abbiamo una lunga esperienza con la Livarna – ribadisce Cadez – Sebbene i problemi si siano ridotti, periodicamente si verificano emissioni inquinanti. Mentre con il comitato di Vrtojba ci siamo riuniti per andare avanti nella nostra battaglia. In questo caso i problemi riguardano soprattutto il quartiere di Sant’Andrea, dove il camino della caldaia di bitumi è a livello delle case. L’analisi del suolo intorno all’impianto ha rivelato la presenza di idrocarburi policiclici aromatici».

Il bioaccumulo nell’organismo non si verifica soltanto attraverso l’aria che respiriamo, ma anche con frutta e ortaggi contaminati introdotti con la dieta. Non è sufficiente rendere sporadiche le emissioni, in quanto i composti non volatili si depositano nell’ambiente, causando un aumento delle malattie respiratorie e dei casi di tumori anche nei giovani. «Bisogna essere in grado di valutare il nesso causale – ancora Cadez - Il comitato chiede lo spostamento dell’impianto, che non può stare nel centro abitato».

Inquinamento outdoor correlato anche all’aumento delle auto immatricolate, che in regione si stima siano 650 per ogni 1000 abitanti. Non va meglio sul versante dei trasporti pubblici, dove in quattordici anni tutti i quattro capoluoghi sono fermi, e il numero dei cittadini che ne fa uso è sostanzialmente identico. «Se osserviamo il grafico di questi valori, è una linea retta, piatta». La speranza è realizzare quantomeno un biciplan insieme a Nova Gorica, il cui centro conta 11mila abitanti. «Questa è la sollecitazione. Fare le cose insieme, risolvere le problematiche insieme». E diventare cittadini responsabili, riducendo il proprio impatto sull’ambiente con stili di vita sani, di cui possa beneficiare la nostra stessa salute.

Foto Fondo Assirelli/Fondazione Carigo

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