Punto di ascolto antimobbing di Gorizia: nel 2025 assistite 122 persone, +7% rispetto al 2024

Punto di ascolto antimobbing di Gorizia: nel 2025 assistite 122 persone, +7% rispetto al 2024

I DATI

Punto di ascolto antimobbing di Gorizia: nel 2025 assistite 122 persone, +7% rispetto al 2024

Di S.F. • Pubblicato il 14 Feb 2026
Copertina per Punto di ascolto antimobbing di Gorizia: nel 2025 assistite 122 persone, +7% rispetto al 2024

Crescono le richieste dal settore privato e l’utenza maschile. Emergono nuove vulnerabilità legate all’età e alla precarietà contrattuale.

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In totale, nel 2025 le persone che hanno beneficiato del Punto di ascolto antimobbing di Gorizia sono state 122, di cui 73 donne e 49 uomini, tra nuovi utenti e utenti già seguiti. Si è registrato un aumento del 7% rispetto al 2024 e del 13% rispetto al 2023, a conferma della rilevanza crescente del servizio sul territorio. Si tratta di un’ulteriore attestazione di come l’attività del centro sia diventata un presidio territoriale fondamentale per la tutela dei lavoratori, grazie alla possibilità di fornire un supporto a 360 gradi che tiene conto di tutti gli aspetti della situazione.

Come evidenziato dalla coordinatrice, l’avvocata giuslavorista Teresa Dennetta: «L’aumento costante dell’utenza, la crescente complessità delle situazioni che richiedono interventi prolungati, l’incremento significativo di richieste dal settore privato e l’emersione di vulnerabilità specifiche legate all’età e alla tipologia contrattuale evidenziano la necessità di mantenere e potenziare questo servizio, che è gratuito, multidisciplinare e flessibile. Voglio dire a chiunque stia vivendo una situazione di disagio: non siete soli, non è colpa vostra, c’è un modo per uscirne. Il primo passo è chiedere aiuto, e noi siamo qui per questo». Insieme a Teresa Dennetta operano nel Punto di ascolto Paolo Ballaben, psicologo psicoterapeuta, e Andrea Campanile, medico del lavoro.

Marilena Bernobich, consigliera comunale delegata alle Pari opportunità, esprime la sua gratitudine e il suo apprezzamento: «Ringrazio di cuore per l’ottimo lavoro svolto i professionisti che seguono il Punto di ascolto, uno strumento che, proprio grazie all’impegno e alla serietà da loro dimostrati, sta diventando sempre più conosciuto e utilizzato. L’obiettivo è accompagnare i cittadini nel complesso percorso di riconoscimento e tutela dei propri diritti sul lavoro. In questo contesto fondamentale è anche lo sviluppo di una rete con tutti i soggetti a vario titolo coinvolti, come sindacati e medici di base».

Dalla lettura dei dati emerge un incremento dell’utenza maschile, salita dal 30% del 2024 al 40% del 2025. Spiega la coordinatrice: «Sta gradualmente cadendo lo stigma che impedisce agli uomini di riconoscersi come vittime di vessazioni lavorative, soprattutto in specifiche fasce d’età. Nella fascia 20-30 anni gli uomini vessati balzano dallo zero al 36%; nella fascia 41-50 anni passano dal 21% al 43%; tra gli over 51 dal 33% al 42%. Emergono quindi vulnerabilità diverse: da un lato i giovani uomini con contratti precari, che subiscono pressioni senza potersi difendere, dall’altro gli uomini senior che affrontano ristrutturazioni aziendali o prepensionamenti forzati». Per quanto riguarda le donne, si registra un aumento significativo, dal 64% al 72%, nella fascia d’età 31-40 anni, spesso in relazione a maternità, richieste di part-time o congedi parentali utilizzati come pretesto per comportamenti discriminatori o penalizzanti. Le istanze delle donne dai 51 anni in su, rispetto al 2024, sono cresciute dal 51% al 57%, mentre nella fascia 20-30 anni sono passate dal 2% al 9%.

Nel 2025 gli utenti provenienti dal settore privato sono aumentati dal 68% al 75%, un incremento significativo che riflette probabilmente le maggiori difficoltà di tutela sindacale e legale, anche a fronte del timore di ritorsioni, della perdita del posto di lavoro o dell’essere etichettati come soggetti problematici. Sempre nel 2025 sono cresciute le richieste da parte di utenti con contratto a tempo determinato, passate dall’11% al 12% rispetto al 2024. Spiega la coordinatrice: «Sebbene l’incremento possa sembrare contenuto, esso evidenzia una maggiore esposizione al rischio di vessazioni per chi ha contratti precari, una condizione che rende più difficile denunciare situazioni di disagio per il timore di non vedere rinnovato il proprio contratto. È il classico ricatto silenzioso: “Se vuoi che ti rinnovino, taci e subisci”».

Le cause presunte di disagio lavorativo rilevate nel 2025 sono molteplici e interconnesse, prosegue l’avvocata: «I fattori socio-anagrafici rappresentano il 34% dei casi e includono discriminazioni legate all’età, al genere, all’orientamento sessuale, all’origine etnica o ad altre caratteristiche personali. Con il 20% dei casi ciascuna, seguono le criticità legate ad assenze, congedi e permessi, spesso utilizzati come pretesto per esercitare pressioni sui lavoratori, e le richieste, come trasferimenti, cambi di mansione o riconoscimento di diritti, che innescano reazioni ostili da parte di superiori o colleghi. I mutamenti aziendali incidono per il 13% e comprendono ristrutturazioni, cambi di proprietà o riorganizzazioni che creano instabilità e tensione. Seguono infortunio o malattia al 9%, spesso all’origine di comportamenti discriminatori, e il rifiuto al 4%, che può riguardare il rifiuto di compiti non previsti contrattualmente o di condizioni di lavoro lesive».

Per quanto riguarda le vessazioni e le molestie riscontrate, «nel 2025 si è trattato soprattutto di umiliazioni e critiche, spesso pubbliche, volte a minare l’autostima e la credibilità professionale della persona; di eccesso di controllo sul lavoro, con un micromanagement ossessivo che impone una rendicontazione costante anche per attività minime; e di attribuzione di compiti esorbitanti o eccessivi, con carichi di lavoro insostenibili o mansioni non pertinenti alla qualifica». A queste si aggiungono aggressività verbale, isolamento deliberato, esclusione da comunicazioni e riunioni importanti e sabotaggio del lavoro altrui, comportamenti che logorano psicologicamente e creano un ambiente tossico in cui è impossibile lavorare serenamente.

Nel 2025 si confermano le statistiche del 2024 anche per quanto riguarda l’identikit di chi compie le vessazioni: nel 58% dei casi si tratta di uomini. Dal punto di vista della posizione gerarchica, i mobber sono soprattutto superiori e/o titolari, pari all’82% dei casi rispetto all’80% del 2024. Un dato che conferma come il mobbing sia prevalentemente un fenomeno di abuso di potere verticale, in cui chi occupa posizioni apicali utilizza la propria autorità per vessare i sottoposti, rendendo particolarmente difficile per le vittime difendersi o denunciare.

Diverse le criticità che emergono dai dati, conclude la coordinatrice: «Le violazioni di diritto passano dal 64% al 70% e includono il mancato rispetto di contratti, orari, sicurezza sul lavoro, ferie e permessi. È l’area di criticità più diffusa e questo è preoccupante, perché riguarda diritti fondamentali. Le discriminazioni aumentano dal 7% al 9%, segnalando una crescente attenzione verso forme di trattamento iniquo basate su caratteristiche personali o di gruppo. Le criticità relazionali passano dal 3% al 5%, evidenziando un peggioramento del clima lavorativo e delle dinamiche interpersonali. Diminuiscono invece i casi riportati di discriminazione di genere, che scendono dal 6% al 2%. Potrebbe essere un segnale di una maggiore sensibilità su questo tema specifico, frutto anche di campagne di sensibilizzazione e normative più stringenti. Tuttavia, resta necessario mantenere alta l’attenzione su tutte le forme di discriminazione, perché sappiamo che alcuni fenomeni possono cambiare forma anziché scomparire».

Con sede in via Barzellini 5, il servizio è attivo il martedì e il venerdì dalle 10 alle 17 e il giovedì dalle 9 alle 17. Il nuovo numero di telefono è 389 4554824. L’indirizzo mail è antimobbing.gorizia@gmail.com, il sito www.antimobbinggo.it. Il Punto di ascolto di Gorizia è un servizio gratuito nato da un progetto in partenariato tra l’associazione S.O.S. Abusi Psicologici ODV e il Comune di Gorizia. È uno strumento che la Regione ha messo a disposizione dei cittadini in difficoltà nei contesti e nell’ambito lavorativo. Per garantire un accesso semplice e sicuro, l’accoglienza avviene previo appuntamento telefonico, a cui può seguire il colloquio, con garanzia di anonimato, sia in presenza sia da remoto, a seconda delle necessità del singolo utente. I professionisti forniscono assistenza in presenza, telefonicamente e tramite Google Meet, Telegram e WhatsApp, anche in conferenza con il sindacato. L’intervento viene modulato sulle esigenze della persona: chi teme di essere visto può parlare da casa, mentre chi preferisce il contatto diretto può recarsi in sede.

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