SANITÀ E SICUREZZA
Pugno al collo di un operatore sanitario al Pronto soccorso di Monfalcone
Un paziente già noto per comportamenti aggressivi avrebbe colpito un lavoratore durante una visita. La Uil Fp chiede interventi urgenti dopo l’ennesimo episodio di violenza.
Un nuovo episodio di violenza riaccende l’allarme sulla sicurezza degli operatori sanitari all’ospedale di Monfalcone. A denunciarlo è la Uil Fp Friuli Venezia Giulia, che parla di «livelli di violenza nei confronti di chi lavora nella sanità non più accettabili» e torna a chiedere interventi concreti per proteggere il personale impegnato ogni giorno nei reparti e nei servizi di emergenza.
L’aggressione si sarebbe verificata nella serata di lunedì, intorno alle 19, all’interno dell’ambulatorio del Pronto soccorso del presidio monfalconese. Secondo quanto riferito dal sindacato, un paziente già conosciuto per precedenti comportamenti aggressivi avrebbe colpito con un pugno al collo un operatore sanitario mentre quest’ultimo stava svolgendo l’attività assistenziale durante la visita. La situazione ha richiesto l’intervento immediato dei Carabinieri. Il lavoratore coinvolto ha riportato lesioni giudicate guaribili in otto giorni.
Per la Uil Fp non si tratta di un episodio isolato, ma dell’ennesimo segnale di una problematica sempre più presente nei luoghi della cura. «Da tempo denunciamo che le aggressioni non possono più essere considerate episodi isolati o inevitabili», sottolinea il sindacato. «Chi lavora nella sanità ha il diritto di svolgere il proprio lavoro in sicurezza e lo Stato ha il dovere di garantirglielo».
Il segretario generale della Uil Fp Friuli Venezia Giulia, Stefano Bressan, ha espresso solidarietà al lavoratore coinvolto e a tutto il personale del Pronto soccorso. «A nome della Uil Fp Friuli Venezia Giulia esprimo la più completa solidarietà al collega aggredito e a tutto il personale del Pronto Soccorso, che ogni giorno opera con professionalità, senso del dovere e grande spirito di servizio, spesso in condizioni di forte pressione».
Il sindacato chiede ora misure più incisive per prevenire nuovi episodi. Tra le richieste avanzate figurano una maggiore presenza delle Forze dell’Ordine nei presidi sanitari considerati più esposti, sistemi di sicurezza più efficaci, percorsi specifici per la gestione dei pazienti a rischio e una rigorosa applicazione delle norme nei confronti di chi si rende responsabile di atti di violenza.
Secondo Bressan, però, la risposta non può limitarsi agli strumenti di controllo. «La sicurezza non si costruisce soltanto con telecamere o vigilanza – afferma –. È necessario investire anche sulla cultura del rispetto verso chi opera al servizio della collettività».
Da qui il richiamo alla necessità di promuovere una maggiore consapevolezza sociale nei confronti degli operatori sanitari. «Dobbiamo educare le nuove generazioni al rispetto delle persone e di chi ogni giorno si prende cura della salute dei cittadini, promuovendo una cultura della responsabilità e della convivenza civile».
La Uil Fp richiama infine l’attenzione anche sul sostegno alle vittime di aggressioni, chiedendo che gli operatori coinvolti possano contare su un supporto adeguato dal punto di vista psicologico e legale. «Non devono essere lasciati soli ad affrontare le conseguenze di episodi che segnano profondamente chi li subisce», conclude il sindacato, ribadendo la necessità di intervenire prima che possano verificarsi fatti ancora più gravi.
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