Province, il fronte del ‘Friuli e Trieste’ rilancia il progetto dei due enti. «Più peso politico e il giusto riconoscimento storico»

Province, il fronte del ‘Friuli e Trieste’ rilancia il progetto dei due enti. «Più peso politico e il giusto riconoscimento storico»

RIFORMA DEGLI ENTI LOCALI

Province, il fronte del ‘Friuli e Trieste’ rilancia il progetto dei due enti. «Più peso politico e il giusto riconoscimento storico»

Di Ivan Bianchi • Pubblicato il 17 Lug 2026
Copertina per Province, il fronte del ‘Friuli e Trieste’ rilancia il progetto dei due enti. «Più peso politico e il giusto riconoscimento storico»

Al via la raccolta firme per una legge di iniziativa popolare che propone due soli enti di area vasta. Dalla soppressione delle Province alla riforma regionale, ecco la posizione.

Condividi
Tempo di lettura

La riforma delle Province in Friuli Venezia Giulia sembrava aver trovato il proprio approdo con il voto del Consiglio regionale che ha riportato in vita i quattro enti storici di Gorizia, Trieste, Udine e Pordenone. Ma il dibattito è tutt'altro che concluso. Partita il 7 luglio da Aquileia e arrivata oggi a Gorizia, ha preso il via una raccolta firme per una legge regionale di iniziativa popolare che punta a ribaltare completamente l'impianto approvato dall'assemblea legislativa, proponendo l'istituzione di due soli enti territoriali di area vasta: uno per il Friuli e uno per Trieste.

La proposta, illustrata questa mattina dai promotori, riporta inevitabilmente al centro del confronto il ruolo di Gorizia. Il territorio isontino, infatti, non avrebbe più una propria Provincia autonoma ma verrebbe ricompreso nell'ente del Friuli insieme agli attuali territori di Udine e Pordenone.

A guidare questa mobilitazione civica, destinata inevitabilmente a sollevare riflessioni sul futuro del nostro territorio goriziano, è un comitato trasversale composto da dieci promotori: tra i firmatari del documento spiccano anche esponenti della città di Gorizia, a conferma di quanto la tematica sia seguita a livello locale: si tratta dell'onorevole avvocato Guido Germano Pettarin e del consigliere comunale Franco Zotti. A completare la rosa dei sottoscrittori figurano l'avvocato Luca Campanotto e Barbara Moratti (entrambi di Rivignano Teor), l'architetto Stefano Colussi (Cervignano del Friuli), Giorgio Marchesich (Trieste), Lucio Vincenzo Tonelli (Sequals), Fausto Brunello (Pasian di Prato), il dottor Andrea Zilli (Mereto di Tomba) e Claudio Antonio Boaro (Gonars).

Per comprendere il significato dell'iniziativa occorre tornare indietro di alcuni anni. Il Friuli Venezia Giulia fu la prima Regione italiana ad abolire le Province come enti elettivi, sostituendole inizialmente con le Unioni territoriali intercomunali e successivamente con gli Enti di decentramento regionale (EDR), ai quali sono state affidate numerose competenze amministrative. Negli anni, tuttavia, amministratori locali e forze politiche hanno evidenziato la necessità di ripristinare un livello intermedio di governo dotato di rappresentanza democratica, aprendo il percorso che ha portato al ritorno delle Province.

La legge approvata dalla Regione ripristina infatti le quattro circoscrizioni storiche. L'iniziativa popolare presentata oggi a Gorizia percorre invece una strada diversa. Secondo i promotori, il Friuli Venezia Giulia sarebbe una realtà «geograficamente, storicamente, linguisticamente e culturalmente quantomeno duale» e anche il sistema degli enti locali dovrebbe riflettere questa impostazione, limitandosi a due soli enti intermedi tra Comuni e Regione.

Il progetto individua il confine tra i due enti alla foce del Timavo, riprendendo il limite della storica Zona A del Territorio Libero di Trieste. Il nuovo ente del Friuli comprenderebbe quindi anche il Goriziano, mentre Trieste costituirebbe un ente autonomo coincidente con l'attuale territorio provinciale.

Una delle novità più significative riguarda la scelta del capoluogo. La proposta indica infatti Aquileia quale sede dell'ente del Friuli, riconoscendone il valore storico, culturale e internazionale quale sito UNESCO. Allo stesso tempo il testo prevede che lo statuto disciplini una turnazione delle sedute degli organi e degli uffici tra gli ex capoluoghi provinciali di Gorizia, Pordenone e Udine, così da garantire una presenza diffusa delle istituzioni sul territorio.

Dal punto di vista delle competenze, i promotori chiedono che i nuovi enti esercitino tutte le funzioni normalmente attribuite alle Province nel resto d'Italia, oltre a quelle eventualmente delegate dalla Regione secondo il principio di sussidiarietà. La proposta prevede inoltre organi eletti direttamente dai cittadini, un presidente con mandato quinquennale rinnovabile una sola volta e un'autonomia finanziaria garantita da trasferimenti regionali pari ad almeno un decimo delle compartecipazioni erariali prodotte nei rispettivi territori.

Particolare attenzione viene dedicata anche ai gruppi linguistici riconosciuti e agli enti territoriali montani e intercomunali, che resterebbero disciplinati dalle rispettive normative di settore. Gli statuti dei due nuovi enti dovrebbero inoltre prevedere forme di tutela e promozione delle minoranze linguistiche presenti sul territorio regionale.

Prima di poter eventualmente tradursi in legge, la proposta dovrà però superare diversi passaggi. L'iniziativa popolare richiede anzitutto la raccolta delle firme necessarie affinché il Consiglio regionale sia chiamato ad esaminarla. Gli stessi promotori riconoscono inoltre che una modifica dei confini provinciali comporterebbe il ricorso a un referendum consultivo regionale, che avrebbe valore non vincolante ma costituirebbe un importante elemento di valutazione per il legislatore.

È proprio su questo terreno che si gioca la partita politica del Goriziano. Da una parte vi è chi ritiene che una Provincia autonoma rappresenti uno strumento indispensabile per tutelare la specificità di un territorio di confine, segnato dalla cooperazione con la Slovenia e dall'eredità di GO! 2025. Dall'altra c'è chi sostiene che un unico ente friulano, più esteso e popoloso, potrebbe garantire maggiore forza amministrativa, minori costi e una governance più efficiente.

Per Guido Germano Pettarin è fondamentale «che, come stabilito dalla Regione, le province siano elettive. Si tratta di enti indispensabili di dialogo tra Comuni e Regione». Il modello cui guardano i dieci promotori è quello, a grandi linee e con le proprie caratteristiche, del Trentino-Alto Adige con due grandi province in grado di rappresentare le due anime del territorio. L’obiettivo è raggiungere le 5mila firme per poter arrivare a un referendum. «La nostra proposta – così ancora Pettarin – parla a 800mila abitanti per il Friuli e a 350mila per Trieste. In questo modo i due enti avrebbero maggior peso politico anche a livello nazionale, oltre che una serie di vantaggi strutturali ed economici».

Mentre gli altri enti a livello nazionale – prefetture, questure, Inps, Inail ecc. – rimarrebbero invariati, cambierebbe l’assetto anche amministrativo per l’ente provinciale che sarebbe chiamato a un eventuale recupero di un’ex caserma nei dintorni di Aquileia ove costruire un palazzo amministrativo. «Centralizzando i servizi per tutto il Friuli otterremmo il risparmio di scala con maggior peso contrattuale oltre che efficienza burocratica – così il professor Andrea Zilli, tra i promotori – oltre che un investimento sul futuro, facendo finire i risparmi dalle poltrone in laboratori didattici, borse di studio e messa in sicurezza delle scuole», conclude.

Rimani sempre aggiornato sulle ultime notizie dal Territorio, iscriviti al nostro canale Telegram, seguici su Facebook o su Instagram! Per segnalazioni (anche Whatsapp e Telegram) la redazione de Il Goriziano è contattabile al +39 328 663 0311.  


Articoli correlati
...
Occhiello

Notizia 1 sezione

...
Occhiello

Notizia 2 sezione

...
Occhiello

Notizia 3 sezione

×
Meeting città delle Gorizie