«Progetti fino al 2100 per salvare le coste», a Grado intesa contro l'innalzamento del mare
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«Progetti fino al 2100 per salvare le coste», a Grado intesa contro l'innalzamento del mare

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«Progetti fino al 2100 per salvare le coste», a Grado intesa contro l'innalzamento del mare

Di Salvatore Ferrara • Pubblicato il 10 Feb 2023
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Negli ultimi due decenni il livello delle acque si è alzato di cinque centimetri. Necessarie azioni decise, «investiremo molte risorse».

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È stato il Palazzo Regionale dei Congressi di Grado ad accogliere, ieri sera, l'incontro di presentazione dell'accordo di collaborazione tra Protezione Civile Regionale e il Dipartimento di matematica e geoscienze dell' Università di Trieste. Al centro della conferenza, il tema della vulnerabilità delle zone costiere e, nello specifico, la pianificazione di uno studio finalizzato alla revisione e alla prevenzione delle criticità di questo tipo di territori. L'accordo siglato, durerà tre anni. A fare gli onori di casa, è stato il sindaco Claudio Kovatsch il quale ha sottolineato la disponibilità e l'apertura dell'amministrazione regionale a ragionare sulle criticità delle coste a seguito dei cambiamenti climatici ed in particolare a mettere in sicurezza Grado in caso di acqua alta.

Il professor Giorgio Fontolan ha illustrato in sintesi le varie tipologie di problematiche che influiscono sulla gestione urbana e sull'economia turistica e commerciale di una città di mare. Prima tra tutti, l'innalzamento del livello del mare che negli ultimi 20 anni è stato di cinque centimetri. A questo vanno aggiunti il mutare delle maree e gli accadimenti atmosferici marcati. Fontolan ha fatto quindi notare che la difesa costiera attuale non è più sufficiente. Sono sei i punti che costituiscono l'accordo stipulato. Il primo, è l'analisi storica delle mareggiate che si sono susseguite nel tempo; poi la creazione delle mappe di vulnerabilità costiera. Al terzo punto, c'è la differenziazione delle soglie di innalzamento. A seguire, sono previsti la revisione dei 79 kilometri di argini protettivi e le ipotesi di intervento come il sistema di contenimento a chiusure mobili con il censimento dei punti di vulnerabilità. Infine, verrà istituita la squadra operativa di verifica dei fenomeni per la definizione degli interventi necessari.

A rappresentare l'università c'era il pro rettore vicario, professor Walter Sergo il quale ha sottolineato l'importanza del generare conoscenza. "Fare ricerca è la nostra prima missione - sono le parole del chimico dei materiali Sergo - permettendo delle interazioni dirette che si riversano sul territorio". E ancora il pro rettore: "Il nostro dipartimento collaborerà con la comunità regionale dal punto di vista pratico". Il vicepresidente della Regione con delega alla protezione civile, ha parlato di prevenzione delle emergenze. "C'è sempre una complessità nell'atteggiamento della materia da trattare dove la pericolosità è un fattore oggettivo" ha detto Riccardi. Il tema quindi - affidandosi alla competenza terza e neutrale dell' università triestina - è stato quello di domandarsi quale futuro si desideri per Grado. E ancora Riccardi: "Quanto emergerà da questo lavoro consentirà di avere elementi progettuali utili per programmare la vita futura".

Le conclusioni dell'incontro sono state affidate al presidente della Regione Massimiliano Fedriga. "Stiamo ragionando su previsioni che vanno da qui al 2100 - sono le parole di Fedriga - e lo facciamo per salvare tanti pezzi importanti di territorio tutelandolo facendo degli interventi di buon senso". Per il presidente si tratterà di un intervento programmatico e in prospettiva sul quale la Regione investirà molte risorse. "Da questo studio, emergerà un'attività di programmazione a favore del territorio per stabilire dove e come intervenire" così in conclusione Fedriga. Nella platea numerosa e qualificata, erano presenti diverse autorità civili e militari, il presidente della Git Roberto Marin e quello della Fondazione Carigo, Alberto Bergamin. Tra i sindaci del Litorale, in sala si sono notati il sindaco di Monfalcone e quello di Staranzano.  

Foto Serena Queirolo e Salvatore Ferrara.

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