Processo Enukidze, ascoltato un secondo compagno di stanza. La conferma: «Non funzionava il citofono»

Processo Enukidze, ascoltato un secondo compagno di stanza. La conferma: «Non funzionava il citofono»

L'UDIENZA

Processo Enukidze, ascoltato un secondo compagno di stanza. La conferma: «Non funzionava il citofono»

Di Eliana Mogorovich • Pubblicato il 13 Feb 2026
Copertina per Processo Enukidze, ascoltato un secondo compagno di stanza. La conferma: «Non funzionava il citofono»

Il dibattimento è continuato ma le dichiarazioni sono risultate incerte a causa delle difficoltà linguistiche del testimone. Sabato 28 febbraio in Aula i testimoni della difesa.

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Nuovo episodio nella lunga vicenda giudiziaria per fare luce su quanto avvenuto a Vakhtang Enukidze, il cittadino georgiano deceduto il 18 gennaio 2020 nel reparto di terapia intensiva dell'Ospedale di Gorizia dove era giunto privo di sensi dopo il trattenimento al Cpr di Gradisca.

Questa mattina alle 8 l’udienza tenutasi nel Tribunale di Gorizia davanti al giudice Francesco Scifo ha avuto per protagonista Adamou Bandaogo, compagno di stanza di Enukidze al tempo dei fatti e quindi testimone utile per ricostruirne gli ultimi momenti in vita.

L’udienza si è tenuta a breve distanza da quella del 6 febbraio durante la quale era stato ascoltato come teste Ukeke Best, originario della Nigeria, attualmente residente a Cambiate in provincia di Como e presente nella stessa stanza del Cpr con Enukidze e altre quattro persone fra cui appunto Bandaogo.

A differenza del precedente, in cui era stato necessario il ricorso a un’interprete, il dibattimento odierno si è svolto completamente in italiano ma non sono mancate le difficoltà da parte del teste, originario del Burkina Faso e attualmente residente a Vicenza, nel comprendere con esattezza le domande che gli sono state poste tanto dalla Pm Giulia Villani e dal rappresentante del Garante dei diritti delle persone private della libertà personale, l'avvocato Riccardo Cattarini, quanto dagli avvocati Giorgio Gargiulo e Mattia Basso, difensori rispettivamente degli imputati Simone Borile, all'epoca direttore della cooperativa che gestiva il Cpr, e Roberto Maria La Rosa, operatore in servizio al centralino nella notte del decesso.

Alle difficoltà linguistiche si sono inoltre sovrapposte lacune di memoria rispetto a fatti che, ricordiamolo, sono comunque accaduti oltre sei anni fa. In numerose occasioni, infatti, Bandaogo ha fornito dichiarazioni diverse da quelle rilasciate alla squadra mobile a ridosso degli eventi, confermando in ultima istanza quanto detto nel 2020. Discrepanze sono state rilevate anche nella corretta scansione oraria dei fatti della notte che ha visto il malessere di Enukidze, la chiamata e l’arrivo dell’ambulanza e il suo decesso all’ospedale.

Se la Pm Villani si è concentrata sulla ricostruzione del mancato funzionamento del citofono, unico mezzo utile per chiamare aiuto appena i compagni di stanza si sono accorti delle difficoltà respiratorie del georgiano, la difesa ha cercato di comprendere meglio la struttura della stanza per capire se ci fosse la possibilità di richiamare l’attenzione degli operatori del centro sbattendo la porta metallica che affaccia sul corridoio e viene chiusa dall’esterno. E in effetti è stato confermato da Bandaogo che i soccorsi siano giunti solo nel momento in cui i compagni di Enukidze sono stati in grado di richiamare l’attenzione di una persona che passava nel corridoio e li ha visti affacciarsi attraverso le sbarre.

La difesa ha inoltre cercato di capire se il cittadino georgiano avesse precedentemente avuto dei problemi di salute nei pochi giorni (due? quattro? Altro dato su cui il teste ha avuto delle incertezze) trascorsi in quella che è stata la sua ultima stanza e se avesse creato dei problemi ma la risposta è stata negativa in entrambi i casi. L’avvocato Gargiulo ha poi cercato di capire, ottenendo come risposta un «non ricordo», se Enukidze avesse assunto farmaci durante il giro medicinali avvenuto attorno alla mezzanotte del 17 gennaio.

Vista la dichiarazione rilasciata subito dopo gli eventi, nella quale Bandaogo aveva affermato di aver visto il compagno di stanza barcollare, l’avvocato Basso ha inoltre chiesto se lo avesse visto assumere sostanze stupefacenti ottenendo risposta negativa. Stanti le notevoli discrepanze fra le risposte fornite questa mattina e le informazioni rilasciate nel 2020, a poche ore dagli eventi, a chiusura del dibattimento l’avvocato Cattarini ha chiesto di riconvocare tutti i verbalizzanti del tempo per comprendere come siano state registrate le dichiarazioni dei testimoni ma l’istanza è stata rigettata.

Il processo, che rischia la prescrizione (fissata nel luglio 2027), proseguirà sabato 28 febbraio alle 9.30 con l’udienza straordinaria durante la quale saranno sentiti i testimoni della difesa, il medico legale della procura di Venezia Silvano Zancaner, Antonio Finesso come consulente tecnico per la logistica e i canali della comunicazione e alcuni dipendenti del Cpr.

Foto d'archivio

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