LA PROTESTA
Presidio anti Cpr a Gradisca, gli attivisti: «Struttura da abbattere»
Ieri sera una quarantina di manifestanti si è radunata davanti all'ex Caserma Polonio per la manifestazione promossa dall'Assemblea permanente ‘No Cpr, No Frontiere’. Emerse accuse di violenze e condanne alla somministrazione forzata di psicofarmaci.
Per l'ennesima volta negli ultimi anni, i cancelli del Cpr di Gradisca d'Isonzo sono stati teatro di una mobilitazione. Ieri sera, tra le 18 e le 21, circa cinquanta persone si sono radunate davanti alla struttura ricavata nell'ex caserma Ugo Polonio, in via Udine, dove hanno sede il Centro di permanenza per il rimpatrio e il Cara per richiedenti asilo. Al presidio, organizzato dalla rete "No Cpr-No Frontiere FVG", hanno preso parte gruppi arrivati anche da fuori provincia, mentre poco più in là, oltre la carreggiata, restava schierato un cordone delle forze dell'ordine. La serata è trascorsa senza tensioni, tra brani musicali e una serie di interventi al microfono. Il Comune aveva disposto per l'occasione il divieto di sosta e alcune limitazioni alla circolazione lungo via Udine e in Borgo Santa Maria Maddalena.
Sulle reti accanto al presidio sono stati appesi due striscioni, con le scritte "Cpr lager di stato, né qui né altrove" e "Hanno aperto un lager, giù le mura dal Cpr. Libere e liberi tutti". A far da colonna sonora alla protesta, rivolta idealmente alle persone trattenute all'interno, brani come "Libere" di Baby Gang, "Basta" di Ghali, "La libertà" di Junior Hassen e "Aicha" di Khaled.
Dal microfono si sono susseguiti diversi interventi, rivolti direttamente a chi si trova dietro le sbarre della struttura. «Siamo venuti un'altra volta per portare il nostro saluto e la nostra solidarietà» ha detto uno dei partecipanti. «Sappiamo quali sono le condizioni all'interno, delle angherie e dei soprusi quotidiani che vivete. Vi sosteniamo nella vostra resistenza individuale e collettiva. Sappiamo che ci sono rivolte e proteste, sappiamo che il direttore, o chi per lui, prova a convincervi a fare il rimpatrio volontario. Vogliamo lottare assieme contro questo sistema». Un altro manifestante ha rincarato la dose, riferendosi a presunti episodi di somministrazione forzata di farmaci: «Sappiamo che vi somministrano gli psicofarmaci a forza, sappiamo che ci sono violenze e prepotenze quotidiane per spingervi al rimpatrio volontario. Questo è tortura», ha dichiarato, richiamando anche quanto accaduto a Ceuta nelle scorse settimane.
Al centro della protesta, secondo quanto sostenuto dai manifestanti, le condizioni di permanenza nella struttura e più in generale il sistema della detenzione amministrativa, definito dagli organizzatori una forma di privazione della libertà per persone che non hanno commesso reati ma sono destinatarie di provvedimenti di espulsione o rimpatrio. Accuse, quelle mosse dal collettivo, che riguardano presunte violenze, minacce e la somministrazione coatta di farmaci psicotropi all'interno della struttura.
Va ricordato che proprio in relazione a uno dei decessi avvenuti nel centro, quello di Vakhtang Enukidze, cittadino georgiano morto nel gennaio 2020 mentre era trattenuto nella struttura, si è di recente concluso il processo di primo grado con l'assoluzione di tutti gli imputati. Una sentenza che i manifestanti, nelle scorse settimane, hanno contestato, sostenendo che la vicenda debba essere letta nel più ampio contesto del sistema di detenzione amministrativa.
La storia del Cpr di Gradisca, attivo dopo la riconversione dell'ex caserma Polonio e con una capacità indicata di 150 posti, è stata segnata negli anni da cinque decessi. Oltre al caso Enukidze, la struttura ha registrato anche la morte di Orgest Turia, anch'essa ricondotta dalla giustizia all'assunzione di farmaci e sostanze stupefacenti, i suicidi di Anani Ezzeddine e Arshad Jahangir, e la morte di Majid El Kodra, avvenuta nel 2013 durante un tentativo di fuga in una fase di forti rivolte che portarono anche alla temporanea chiusura del centro. Nella struttura sono mediamente detenute una ottantina di persone in attesa di espulsione o rimpatrio.
Quello di ieri non è stato un episodio isolato: negli ultimi due anni il centro è stato più volte al centro di mobilitazioni. Dopo le rivolte interne di gennaio 2025, un presidio era stato organizzato l'8 febbraio, seguito da altri appuntamenti il 13 aprile, il 23 maggio, in concomitanza con le iniziative legate proprio al processo per la morte di Enukidze, e a luglio dello stesso anno. A maggio 2025 si era inoltre svolto un corteo più ampio, promosso da diverse forze politiche e realtà associative, con la richiesta di chiudere il Cpr e le strutture analoghe sul territorio nazionale, a cui avevano preso parte tra le 150 e le 200 persone. Nel settembre 2025 circa 300 persone avevano invece partecipato alla manifestazione legata alla partenza da Gradisca del viaggio di Marco Cavallo, incentrata sulla critica all'uso degli psicofarmaci nei centri di detenzione. Lo scorso 21 febbraio, infine, circa 70 manifestanti provenienti da Gorizia e Trieste avevano preso parte a un ulteriore presidio, rimasto statico dietro le transenne.
La manifestazione di ieri si inserisce inoltre in un più ampio dibattito nazionale, dove è tornato di attualità il progetto di rafforzamento della rete dei Cpr, con l'ipotesi di realizzare almeno una struttura in ogni regione italiana.
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