La festa della Primorska a Opatje selo, tornata alla madrepatria

La festa della Primorska a Opatje selo, tornata alla madrepatria

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La festa della Primorska a Opatje selo, tornata alla madrepatria

Di Teresa Vinzi • Pubblicato il 16 Set 2023
Copertina per La festa della Primorska a Opatje selo, tornata alla madrepatria

Oggi la festa che ricorda gli effetti del Trattato di Parigi sulla Jugoslavia, 14mila sloveni restaro però fuori. Golob: «Oggi Primorska simbolo di convivenza».

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“Essere dalla parte giusta della storia in questo momento vuol dire credere nella pace” così ha affermato l’ex presidente della Repubblica slovena Milan Kučan a Opatje selo, sul Carso sopra Merna, dove oggi si è tenuta la cerimonia del ritorno della Primorska alla patria. L'evento è stato reso possibile dal sostegno di diversi comuni della zona ed è stato organizzato dall’associazione Borcev za vrednote Nob Nova Gorica. La cerimonia ha avuto come principale ospite l’ex capo di Stato, che ha toccato diversi temi di attualità e non solo.

La festa ricorda il 15 settembre 1947, quando fu firmato il trattato di Parigi con l’Italia, che ha visto cedere gran parte del Litorale all'allora Jugoslavia. La celebrazione ricorre ogni anno dal 2005 quando è stata istituita dal presidente sloveno Janez Drnovšek. Quell'accordo internazionale ha permesso a tanti abitanti della zona, che hanno sofferto 20 anni sotto il regime fascista, senza la possibilità di parlare, scrivere o cantare in lingua slovena, di riunirsi alla patria. Circa 14mila sloveni rimasero però fuori dal confine.

Secondo Kučan, con quel trattato la nazione slovena “è stata ripagata di una delle gravi ingiustizie che le sono state inflitte nella sua spesso ostile storia”. L'ex presidente ha inoltre ricordato le tappe fondamentali del percorso che il popolo ha dovuto compiere per conquistare i propri diritti, affermando “su questa strada ci sono le vittime dei patrioti fucilati a Basovizza, c’è il Tigr, ci sono le unità partigiane, le brigate d’oltremare, il IX Corpo d’Armata, le decisioni dell’Assemblea di Kočevje degli inviati della nazione slovena sull’annessione del Primorje sloveno, le centinaia di case bruciate e di villaggi distrutti, le tombe, le migliaia si ostaggi, figli, mariti e mogli assassinati".

La festa ha visto la partecipazione di molte persone di diverse età, ed è stata allietata anche da diversi interventi. "Qui le falci saranno affilate e d'acciaio e correrai sanguinante per me, il nostro sangue ti berrà, il nemico ti farà germogliare!" sono le parole che il poeta Simon Gregorčič scrisse profeticamente all'inizio del secolo. Versi che sono stati riprese dal primo ministro sloveno, Robert Golob, nel suo saluto per l’occasione: “Solo due decenni dopo, la bellissima valle del fiume Isonzo si trasformò in un sanguinoso campo di battaglia del famoso fronte dell'Isonzo".

"Seguirono decenni di violenza, che cancellarono la cultura, l’economia e l’identità della nazione sotto gli auspici dell’apparato fascista e poi nazista, che soggiogò quest’area durante la Seconda guerra mondiale. Non per niente i nostri antenati chiamavano questo luogo la ‘Valle delle lacrime’ e non per niente gli occhi degli abitanti del Primorje e del Primorje si lacrimano oggi quando sentono la canzone Vstala Primorska”. Il capo di governo ha quindi rilevato come “oggi la Primorska è un esempio di convivenza e solidarietà tra le persone".

"L’aiuto disinteressato e la cooperazione si basano sul dialogo, su progetti comuni e sull’impegno a rispettare i valori democratici su cui poggia la nostra società. Sono orgoglioso del successo culturale ed economico degli sloveni in Italia e felice che il loro legame con la madrepatria resti forte. Numerosi scambi transfrontalieri, tra cui la Capitale europea della cultura Nova Gorica-Gorizia nel 2025, rafforzano il nostro impegno affinché il futuro di questa zona non possa che essere condiviso. Si basa sulla conoscenza della propria storia e identità, sull'accettazione delle differenze e sulla convivenza e comprensione delle esperienze passate come richiamo alla pace e al rispetto” ha concluso.

Foto Levica Goriška

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