Porti di Monfalcone e Trieste, l'appello di Cisint per una piattaforma logistica e industriale più forte in UE

Porti di Monfalcone e Trieste, l'appello di Cisint per una piattaforma logistica e industriale più forte in UE

L’INCONTRO

Porti di Monfalcone e Trieste, l'appello di Cisint per una piattaforma logistica e industriale più forte in UE

Di Redazione • Pubblicato il 18 Feb 2026
Copertina per Porti di Monfalcone e Trieste, l'appello di Cisint per una piattaforma logistica e industriale più forte in UE

L'europarlamentare, «meno ideologia e più pragmatismo». Al Propeller Club Monfalcone sono stati analizzati i temi della competitività marittima e dello sviluppo degli scali per il 2026.

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Monfalcone e Trieste al centro della strategia portuale europea. È questo il messaggio emerso nel confronto promosso dal Propeller Club di Monfalcone con l’eurodeputata Anna Maria Cisint, dedicato alle sfide della competitività europea nel settore marittimo. Si è svolta lo scorso 16 febbraio, alle 18, nella Sala Conferenze di Marina Lepanto a Monfalcone, la conferenza dal titolo “Porti e competitività europea: le sfide del 2026”, organizzata dal Propeller Club locale. Ospite dell’incontro l’onorevole Anna Maria Cisint, europarlamentare e componente della Commissione Trasporti e Turismo del Parlamento europeo, intervistata dal giornalista Riccardo Coretti.

Al centro del dibattito, il ruolo del sistema Monfalcone–Trieste nella nuova strategia europea sui porti. Per Cisint, il sistema portuale dell’Alto Adriatico «non è una realtà periferica, ma una piattaforma strategica europea». Trieste viene indicata come snodo internazionale con una forte vocazione ferroviaria verso l’Europa centrale e orientale, mentre Monfalcone si distingue per la specializzazione nei traffici industriali, nel project cargo, nell’automotive e nei materiali strategici. In uno scenario segnato dalla guerra in Ucraina, dalle tensioni nel Mar Rosso e dalla ridefinizione delle rotte energetiche, l’Alto Adriatico rappresenta «la via più corta tra Mediterraneo ed Europa centro-orientale». Secondo l’eurodeputata, la politica europea «non può più concentrarsi esclusivamente sul Northern Range», ma deve riconoscere al Mediterraneo e all’Adriatico «un ruolo strutturale negli equilibri commerciali dell’Unione».

Ampio spazio è stato dedicato alla cosiddetta “strategia portuale integrata”, proprio a riguardo Cisint ha spiegato che occorre superare la visione del porto come semplice infrastruttura logistica e considerarlo invece un nodo in cui si intrecciano commercio, energia, industria, sicurezza e lavoro. «Intermodalità reale, ruolo energetico, digitalizzazione e protezione delle infrastrutture critiche, governance solida» sono i quattro pilastri indicati. In particolare, ha sottolineato la necessità di rafforzare i collegamenti ferroviari e stradali nell’ambito delle reti TEN-T, di investire nell’elettrificazione delle banchine e nello sviluppo di nuove filiere energetiche, e di coniugare apertura agli investimenti con controllo strategico pubblico.

Particolare attenzione è stata riservata all’estensione del sistema ETS al trasporto marittimo. Pur riconoscendone l’obiettivo ambientale, l’eurodeputata ha evidenziato «il rischio di effetti distorsivi» qualora i costi di scalo nei porti europei risultassero significativamente più elevati rispetto agli scali extra-UE. Un eventuale spostamento delle rotte, ha osservato, avrebbe ricadute dirette sulle filiere produttive del Friuli Venezia Giulia, del Veneto, dell’Austria meridionale e dell’area danubiana. Da qui la richiesta di «monitorare con attenzione gli effetti e intervenire con eventuali correttivi prima che le conseguenze diventino strutturali». Nel passaggio conclusivo, Cisint ha ribadito la necessità di rafforzare la funzione di porta verso l’Europa centro-orientale, integrare porto e sistema industriale, sviluppare una piattaforma energetica competitiva e garantire la sicurezza fisica e digitale delle infrastrutture. «Meno ideologia e più pragmatismo», ha affermato, indicando come priorità investimenti mirati e ascolto dei territori in una fase decisiva per la competitività della Blue Economy europea. 

Foto di Salvatore Ferrara 

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