LE CRITICITÀ
Polizia di Frontiera del Trieste Airport, il Silp Cgil lancia l’allarme: «Organico insufficiente»
Uffici Polaria e Polmare in difficoltà tra pensionamenti, carenze di personale e difficoltà operative. A rischio la piena efficienza dei servizi e la tutela degli agenti dello scalo.
La Segreteria provinciale di Gorizia del Sindacato Italiano Lavoratori di Polizia CGIL ritiene opportuno formulare alcune considerazioni in merito alle recenti valutazioni diffuse riguardo alla situazione degli uffici di Polizia di frontiera operanti all’aeroporto di Ronchi dei Legionari. Nel contesto delle difficoltà che, anche a livello nazionale, interessano l’organizzazione e il funzionamento della Polizia di Stato e che incidono sulla possibilità di assicurare piena efficienza ed efficacia ai servizi istituzionali, la Segreteria provinciale osserva come continuino a circolare rappresentazioni della realtà che descrivono la situazione degli Uffici Polaria e Polmare di Ronchi dei Legionari come pienamente adeguata sotto il profilo degli organici e dell’operatività.
Secondo il Sindacato Italiano Lavoratori di Polizia CGIL, tali valutazioni appaiono tuttavia eccessivamente ottimistiche e non sempre coerenti con le criticità che il personale si trova quotidianamente ad affrontare nello svolgimento delle proprie funzioni. Per questa ragione, la Segreteria provinciale ritiene necessario richiamare l’attenzione sull’opportunità di un’analisi più aderente alle effettive condizioni operative, affinché possano essere individuate soluzioni utili a garantire standard adeguati di funzionalità dei servizi e di tutela del personale impiegato. La Silp CGIL parla di «figuracce in ambito nazionale e internazionale» dei ministri italiani e di «pantomime di certi sindacati piacioni del Governo».
«L'onestà intellettuale che è insita nel dna del Silp CGIL e dei suoi quadri sindacali, ci induce a denunciare alla cittadinanza e ai rappresentanti delle istituzioni locali che non è affatto così». «Chi lavora all'Ufficio della Polizia di Frontiera dello scalo sa benissimo qual è la realtà – evidenzia il sindacato - tra lo scorso anno e quello in corso sono andati in pensione e raggiungeranno i limiti di età ordinamentali fissati a 60 anni almeno quindici operatori e le sei unità in arrivo, quattro agenti e due ispettori, non compensano assolutamente le fuoriuscite dai ruoli dell'amministrazione».
Va inoltre considerato che «l'attuale gruppo di lavoro che dovrebbe svolgere da quasi quattro anni l'incarico ministeriale di definire l'assetto organizzativo e numerico degli Uffici Centrali e Periferici della Polizia di Stato non si è ancora espresso e quindi è ancora vigente la circolare del 28 giugno 2022, che fissava a 49 unità il numero degli operatori dell'ufficio suddivisi tra i vari ruoli, ad oggi non più sufficienti a causa dell'elevato numero dei voli extra Schengen soggetti a controlli di frontiera strutturali e degli altri servizi di polizia connessi».
Considerato che l’organico attuale è composto da 45 unità, di cui un dirigente e un impiegato civile, gli operatori effettivamente impiegati sul campo sono 43. Tuttavia, almeno il 20% di essi maturerà il pensionamento nel corso dell’anno e, dovendo inoltre smaltire un consistente numero di giorni di ferie accumulati anche nei due anni precedenti, garantirà una disponibilità ridotta per le esigenze dell’Ufficio di Frontiera. «L'unica via d'uscita per raggiungere i tanto decantati standard ottimali di operatività è quella di ricorrere all'istituto delle aggregazioni in attesa di soluzioni strutturali da parte del Ministero dell'interno, anche perché si avvicina il periodo estivo in cui devono essere garantite costituzionalmente le ferie» conclude la segreteria provinciale.
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