La poesia di Chiaruttini diede anima al Friuli votato alla Madonna di Barbana

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La poesia di Chiaruttini diede anima al Friuli votato alla Madonna di Barbana

Di Ferruccio Tassin • Pubblicato il 21 Mag 2021
Copertina per La poesia di Chiaruttini diede anima al Friuli votato alla Madonna di Barbana

Personaggio di spicco della cultura friulana tra Ottocento e Novecento, Antonio Chiaruttini mise in musica la devozione popolare.

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Antonio Chiaruttini nasce a San Vito al Torre il 28 maggio 1872. Si diploma a Capodistra. Nel suo paese natale aveva istruito il coro e suonava l’organo. Svolse la sua ultima attività di docente a Trie­ste, alle Regie Scuole Scuole Industriali; nella stessa città muore l’11 aprile 1936. A metà Ottocento c’erano state le apparizioni di Lourdes, in un mo­mento di duri attacchi alla Chiesa provenienti da più parti ideologicamente contrapposte. In questo secolo, si sviluppa la tradizione del mese mariano, dedicato alla Madonna. La devozione era nata nel primo Settecento e proposta dal gesuita Annibale Dionisi, che nel 1726 a Parma pubblicò un’opera dal titolo si­gnificativo “Il mese di Maria o sia il mese di maggio, consegrato a Maria coll’esercizio di vari fiori di virtù”.

Nell’Ottocento friulano, questa era sviluppatissima. Gran parte dei paesi si era votata alla Madonna di Barbana, o per la terribile epidemia di colera del 1855 o per le malattie che facevano strage di bovini. Un balzo in avanti nella devozione alla Madonna si ebbe dal 1910, quando comparve il primo numero del bollettino mensile “La Madonna di Barbana”, sotto gli auspici della Società per la buona stampa, presieduta da don Clemente Corsig. Su quel libello, nel numero dieci dell’anno quarto - ottobre 1913 - Antonio Chiaruttini scrisse la sua pri­ma poesia: “Alla Vergine”. È in italiano, molto sentita, anche se molto modesta, con echi (non presenze) manzoniani. La poesia mariana inondava (il termine è qui usato in senso positivo) questa pubblicazione, e le poesie del sacerdote G.B. Galerio (1812-1881), parroco di Vendoglio, erano largamente prevalenti.

Nel bollettino si trovano degli scritti di due donne di Tapogliano: la contessa Maria Pace e la baronessa Tea Lapenna (da ricordare una traduzione dal tedesco in friulano di una poesia del poeta Joseph Eichendorf). Per capire il legame tra devozione mariana e tensione verso la giustizia presente in “La Madonna di Barbana", è utile leggere un brano della cronaca compilata quasi certamente (lo si capisce dalla sigla) da don Giuseppe Maria Camuffo nel n. 12 della prima annata. In esso, si dà l’addio a 500 contadini friulani delle “Basse”, che migrano nelle lontane Americhe “a guadagnare col sudore un pane onorato”.  “Anche Maria - osserva Camuffo - provò come voi il dolore di abbandonare la pa­tria". Non per nulla, una delle poesie alla Vergine di Antonio Chiaruttini si chiamerà proprio “Peregrinantium comes”, compagna di chi va.

Collaborò agli “Strolics” del ‘24-‘25-‘28-‘32-‘33 e ad alcuni numeri di “Ce fastu?”, ma il suo lavoro completo è rappresentato dalla raccolta di canti “Vive Marie”(versi in friulano e musica) di cui fa parte “Suspîr da l’anime”, più tardi musicata e resa celebre da Oreste Rosso. Si possono classificare nel genere “canzoncine devote”, nate in epoca rinascimen­tale, fiorite nel Seicento, sviluppatesi anche nell’ambito della devozione mariana e del mese di maggio. Oreste Gregorio, che ha compilato la voce per la Enciclopedia cattolica, avverte che non si può accostarsi a queste composizioni con l’animo e gli strumentai della critica letteraria. Ci vuole altra sensibilità, pena il ri­durre tutto a sentimentalismo. Lo stesso vale per le poesie che Antonio Chiarut­tini scrisse e poi musicò. Sono 32, pubblicate nel libretto “Ghirlande ‘e Madone”, un titolo che richiama il rosario.

Si entra subito nel tema di queste espressioni poetiche, se si è vissuto qualche mese di maggio di almeno 40/50 anni fa: l’altare della Madonna esplodeva di fiori, profumi e luci; chiese piene di popolo; schiere di ragazzi irrequieti, presi a volte dal canto o dall’interesse per gli esempi che il sacerdote leggeva, più attenti al sagrestano costretto a stare di guardia ai loro comportamenti durante il rosario. Canti e ritmi di litanie sempre diversi da sera a sera, con i cori femminili come protagonisti, in virtuosismi a volte funambolici. Le composizioni di Tunin Ciarutin si immergono in pieno in questa atmosfera, con fede profonda e animo commosso; solo così si possono comprendere. Ecco, questi testi sono fatti per la musica; oggi mancano.

Anni fa, don Narciso Miniussi, fine musicista e compositore, si lamentava proprio di questo. Qui invece la corrispondenza parole-musica c’era, semplice e sorgiva. Antonio Chiaruttini va collocato, quindi, nella schiera di maestri formatisi alla scuola austriaca, ca­paci anche dal punto di vista musicale. Nella storia del mese di maggio, oggi più citato che vissuto, per il mutare dei tempi e della cultura, il maestro sanvitese occupa un posto importante, forse non valutato appieno. Ma nell’anima della povera gente, che cercava parole adatte a pregare la Madonna, il suo linguaggio ha parlato di speranza e devozione.

Nella foto: ritratto e poesia del Chiaruttini.

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