Pieris, Legambiente: demolire ciò che rimane per il nuovo ponte ferroviario

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Il progetto

Pieris, Legambiente: demolire ciò che rimane per il nuovo ponte ferroviario

Di I.B. • Pubblicato il 27 Feb 2023
Copertina per Pieris, Legambiente: demolire ciò che rimane per il nuovo ponte ferroviario

Il sodalizio ribadisce alcune criticità e propone la realizzazione di una linea ciclabile 'delle ferrovie'.

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Nei giorni scorsi Legambiente ha presentato al Ministero delle Infrastrutture (MITE) ulteriori osservazioni in merito alla valutazione di impatto ambientale relativa al progetto sul “Potenziamento della linea Venezia-Trieste”, in particolare per quanto riguarda gli aspetti derivanti dalla realizzazione del nuovo ponte ferroviario sull’Isonzo.

"Queste osservazioni fanno seguito a quelle presentate lo scorso anno con le quali avevamo richiesto che a seguito della costruzione del nuovo ponte, si procedesse alla demolizione di tutti i manufatti presenti nell’area golenale ed al successivo ripristino ambientale. Tale richiesta non è stata presa in considerazione da Italferr S.p.A., con la motivazione che tale decisione avrebbe dovuto essere assunta in una fase successiva, concordemente con l’Autorità idrica competente, la Soprintendenza e i comuni di Turriaco e Fiumicello-Villa Vicentina, interessati alla conversione della destinazione dei ponti esistenti a pista ciclabile", sottolinea il presidente, Michele Tonzar.

"Il nostro Circolo ritiene invece che sia necessario prevedere sin da ora la demolizione della maggior parte dei manufatti presenti nell’area golenale ed il successivo ripristino ambientale. Affrontare questa decisione in una fase successiva, come sostiene Italferr, risulta poco comprensibile, perché proprio il rischio idraulico rappresentato dai ponti esistenti è una delle motivazioni principali per la realizzazione del nuovo ponte; infatti, una simulazione predisposta dalla stessa Società, che ha analizzato lo scenario post demolizione delle due opere ferroviarie, simulando una piena del fiume con tempo di ritorno di 200 anni, ha evidenziato una riduzione dei livelli idrici in alveo di almeno 50 cm in corrispondenza del nuovo viadotto ferroviario, e quindi, di fatto, un effetto positivo sulla risoluzione delle problematiche idriche", così ancora Tonzar.

Legambiente ha anche preso in considerazione la richiesta di realizzare una pista ciclabile da parte dei comuni di Turriaco e Fiumicello-Villa Vicentina, esprimendo una valutazione in merito all’interesse storico-culturale degli attuali ponti ferroviari: in particolare il ponte ubicato più a valle ha sicuramente notevoli caratteristiche storico-culturali, in quanto l’opera, di rilevante interesse per le attività commerciali dei porti di Trieste e Monfalcone verso i territori del Regno d’Italia, presenta alcune caratteristiche costruttive originali; le pile sembrano corrispondere a quelle originali di fine ‘800 (mentre il resto della struttura, ad esempio le travate metalliche, è più recente).

Per quanto concerne la pista ciclabile richiesta dai due comuni, pur guardando favorevolmente a questa ipotesi, Legambiente esprime alcune riserve, in particolare sulla sproporzione dell’imponente struttura rispetto al semplice traffico ciclopedonale e sugli elevati costi di manutenzione, non ascrivibili a RFI, in quanto estranei all’infrastruttura ferroviaria. Ma la perplessità in merito a tale ipotesi viene principalmente dal più volte ricordato il grave rischio idrico che il mantenimento delle travate metalliche rappresenta per il territorio circostante.

Legambiente intende comunque sostenere una proposta per la realizzazione di una nuova pista ciclabile/percorso ciclabile che porti a Grado, con una variante rispetto alla FVG5 da denominare “Variante delle ferrovie”. Viene proposto quindi, di realizzare la pista ciclabile sostituendo le attuali travate metalliche del ponte a valle con un nuovo impalcato, che appoggi sulle pile originarie, ad un’altezza tale da scongiurare il rischio idrico più volte richiamato. Un impalcato di dimensioni e struttura adatta per un utilizzo ciclopedonale, più leggero e sollevato rispetto all’attuale, prevedendo anche la realizzazione in corrispondenza di qualche pila, di zone di sosta con funzione panoramica. La demolizione di tutti i restanti manufatti presenti nell’area golenale avrebbe effetti positivi sul deflusso delle piene, già certificato da Italferr S.p.A.

Il nuovo ponte dovrebbe valorizzare l’aspetto paesaggistico e consentire una migliore percezione del luogo; costituirebbe una sorta di compensazione nei confronti delle comunità interessate dai lavori, destinati a durare diversi anni. Superato il ponte, la pista ciclabile potrebbe proseguire nel comune di Fiumicello-Villa Vicentina lungo un nuovo itinerario ciclabile, collegandola con la FVG2, magari nei pressi della località Monastero, per poi procedere con la stessa verso Aquileia e Grado, seguendo antichi e dismessi tracciati ferroviari. Come esposto in premessa riteniamo che anche queste ipotesi progettuali debbano essere recepite sin da ora nella documentazione di progetto.

Altre osservazioni presentate al MiTE riguardano gli aspetti ambientali (protezione rigorosa della lontra, monitoraggio in alveo della ittiofauna, protezione della fauna in fase di cantiere con specificazione degli interventi) e di metodo sulla valutazione delle alternative al nuovo ponte, non sufficientemente documentate.

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