L'ombra di nuove restrizioni sul teatro, riparte la stagione del Verdi di Gorizia

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L'ombra di nuove restrizioni sul teatro, riparte la stagione del Verdi di Gorizia

Di Timothy Dissegna • Pubblicato il 24 Nov 2021
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Ieri la prima, Ziberna rilancia il super green pass. Il fascino del Bolero.

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Si è tornato ad alzare il sipario del Teatro Verdi di Gorizia, dopo la “falsa partenza” di Arsenico e vecchi merletti, atteso il 13 novembre ma annullato per l’infortunio di un’attrice. La prima della stagione 2021/22, quindi, è stata affidata al Bolero/Gershwin Suite, spettacolo di danza che ha visto protagonisti i ballerini della MM Contemporary Dance Company. Una ripartenza a passo di danza su cui pesa però l’ormai imminente zona gialla, a cui il Friuli Venezia Giulia difficilmente riuscirà a sottrarsi dal prossimo lunedì.

“Caldeggio un super green pass” ha spiegato dal palco il sindaco Rodolfo Ziberna, prima dell’inizio della serata. “Ho fatto un appello al governo - ha rimarcato il primo cittadino -, con le restrizioni rischiamo di perdere 270 posti in questo teatro. La zona gialla creerebbe problemi economici e non solo, sogno di tornare a vedere una platea e le gallerie piene”. Con la prima fascia di rischio, infatti, i posti saranno ridotti a metà, con un’inevitabile riorganizzazione di abbonamenti e biglietti solo per quanto riguarda gli spettacoli.

Preoccupazione a parte, la pièce ha visto protagonisti un gruppo di danzatori che hanno saputo dare anima e colore alle grandi musiche di Maurice Ravel, George Gershwin e Stefano Corrias. Un’opera in due parti, con la coreografia firmata da Michele Merola, con la prima dedicata al Bolero, balletto nato dal genio di Ravel nel 1928. Un intreccio di corpi e movimenti accompagnati da una cadenza lineare e asimmetrica, che si è alternata al buio e alla luce grazie al lavoro fatto sulla scenografia minimalista da Cristina Spelti e Alice De Lorenzi.

I nove danzatori hanno rappresentato la leggerezza in tutte le sue forme, da quella più disordinata alla più armoniosa. Dal buio alla luce anche grazie ai costumi realizzati da Carlotta Montanari, che hanno lasciato spazio agli abiti di un musical swing nella seconda parte, dedicata più alle opere Gershwin unite ai riferimenti artistici di Edward Hopper. Come su un palco di Broadway, così ampio da abbracciare anche il dietro le quinte, sono stati rappresentate non solo le note più euforici del compositore, ma anche quelli più sensuali e profondi.

In un turbinio di luci, fino a cadere nell’ombreggiature di una stanza in riva al mare, Merola ha saputo reinterpretare note di accessi acuti. Lo stesso coreografo, nel spiegare il suo lavoro, aveva rilevato di essere “stato attratto dalla capacità del pittore di costruire atmosfere e sfumature che tratteggiano risvolti e segreti della condizione umana. Le scene creano personaggi e situazioni non determinate una volta per tutte, ma aperte a diversi finali e soluzioni”. Come un cerchio che si chiude, la festa sul palco diventa quella di una platea che applaude entusiasta.

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