Un omaggio a Go! 2025: così le Suore Clarisse di Gorizia hanno immaginato la loro natività

Un omaggio a Go! 2025: così le Suore Clarisse di Gorizia hanno immaginato la loro natività 

L’OPERA

Un omaggio a Go! 2025: così le Suore Clarisse di Gorizia hanno immaginato la loro natività 

Di Ivan Bianchi • Pubblicato il 19 Dic 2025
Copertina per Un omaggio a Go! 2025: così le Suore Clarisse di Gorizia hanno immaginato la loro natività 

Il presepe, diviso tra passato e presente, sarà  visibile nel monastero di Piazza Sant'Antonio fino al 2 febbraio. Nel giardino anche l'opera di Paolo Piani.

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Lo realizzano con maestria e dovizia di particolari. Anzi, dovremmo scrivere “lo realizza”, in quanto le mani che lo compongono sono fisicamente due sole e lavorano, assieme alla mente, per tutto l'anno al fine di realizzare uno dei presepi più particolari dell'intera città  di Gorizia: è quello realizzato dalle Suore Clarisse Innocenziane del monastero “Totus Tuus” che si affaccia sulla centrale Piazza Sant'Antonio.

L'autrice è Suor Bernardetta che inizia non appena conclusa una Sacra Famiglia a idearne un'altra. «L'unico scopo del presepe – precisa la badessa, suor Amata – è quello di mettere in risalto la Natività  di Gesù. Ogni anno proponiamo un tema diverso e quest'anno abbiamo voluto proporre qualcosa su Go! 2025».

Di fatto, entrando nella zona pubblica del Monastero si può notare un presepe diviso in due parti: la prima racconta la Gorizia che fu, di inizio Novecento, con una Piazza Sant'Antonio nella quale i lumi a petrolio illuminano la notte e nella quale i vecchi lavori di un tempo la fanno da padrone, con una carrozza che si muove e, nel dettaglio, anche la piccola chiesa omonima. A donare la fotografia è stato l'orologiaio Antonio Fabris mentre a sostenere con consigli artistici e pratici è Paolo Piani, che da quindici anni segue anche la realizzazione esterna della Natività , quella ospitata nella piccola casetta adiacente il monastero. La firma di Piani si ritrova anche nel presepe di Castelmonte e si può ben dire che si tratti di un artista a tutto tondo, che realizza non solo i movimenti delle statue in autonomia ma le costruisce spesso ex novo.

La seconda parte è costituita dalla Gorizia di oggi che vive sotto l'egida della «cultura», proprio per citare l'importante evento di Go! 2025, dal Castello fino al lavoro di tutti i giorni. Notte e giorno si alternano con l'accensione e lo spegnimento delle luci che fanno apparire e scomparire dettagli unici, realizzati a mano e singolarmente dalla stessa suora. Non mancano particolari come il pizzo della tovaglia dell'altare della chiesa di Santo Spirito o il computer sul quale lavora la segretaria di una ditta di impianti e manutenzioni elettriche.

La ricerca dei dettagli, affinché il messaggio possa arrivare nel migliore dei modi, è fondamentale. Basti pensare che le piastrelle che compongono l'acciottolato di Piazza Sant'Antonio sono state realizzate singolarmente e con un lavoro di minuzia durante tutto l'arco dell'anno. E ciò vale per ogni piccolo dettaglio tra cui, ad esempio, le campane che in entrambe le chiesette, di giorno, suonano.

Nel corso degli anni i temi si sono evoluti e sono cambiati: dalla Porziuncola a San Damiano fino a Czestochowa per arrivare, come quest'anno a Gorizia passando, negli anni scorsi, anche per la Palestina. In tante edizioni la Natività  è stata ospitata in vari luoghi e cornici diverse proprio per creare un messaggio da condividere con le tante persone che visitano il Monastero. Una di esse, la signora Margareth, ha deciso di sostenere finanziando gli acquisti necessari dei materiali che compongono il presepe.

E così il Monastero diventa ancora una volta «una visita che anche per chi non crede è un momento per un pensiero o una riflessione», come ricorda suor Amata mentre racconta dall'altra parte della grata del monastero l'intera opera. Una visita, insomma, quest'opera la merita. Magari in uno di quei pomeriggi dicembrini tra una passeggiata e l'altra: l'ingresso è proprio a lato dell'Hotel Entourage e da lì, seguendo i cartelli, si arriva alla sala apposita. Un tanto anche per fermarsi un momento e ammirare un lavoro meritorio che sarà  aperto fino al 2 febbraio.

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