La novità
Oltre 140 anni di storia raccontati dalle carte del Cai, l'archivio riordinato a disposizione del pubblico
L'archivista Giada Piani, dopo il riconoscimento del valore storico da parte della soprintendenza per i documenti del sodalizio, ha effettuato il lavoro. Prima firma del libro di vetta del Jalovec arriva da Chemnitz.
Da oltre 140 anni, dal 1883 esattamente, il Club Alpino Italiano di Gorizia è punto di riferimento per gli alpinisti sia della città che del territorio circostante. Una storia lunga, raccolta spesso in verbali, diari, locandine e fotografie. Documenti che si trovano all’interno dell’archivio associativo, mantenuto quasi ininterrotto dal primo dopoguerra. Dalla scuola di alpinismo fino ad alcuni libri di vetta ai progetti internazionali più particolari e unici come le ‘Montagne senza confini’.
A sistemarlo, in un lavoro durato cinque anni, è stata l’archivista Giada Piani, che ha dato così agli oltre 900 soci – 930 dalle ultime stime – la possibilità di studiare la storia del sodalizio e ricercarne attività e documenti vari. Dalla scuola di alpinismo fino alle escursioni del mercoledì per i seniores e domenicali, fino al gruppo speleologico Bertarelli e a quello giovanile, tante sono le iniziative che il sodalizio continua ancor oggi, sotto la guida del presidente Giorgio Peratoner, a organizzare costantemente.
Tra le numerose carte ritrovate anche alcune particolarità: basti pensare che la prima firma del libro di vetta del Monte Jalovec è di un alpinista proveniente da Chemnitz, in Sassonia, che era in visita a Gorizia e dintorni nei primi del Novecento. La città ai più potrà non dire nulla se non che si tratta di quella scelta assieme a Nova Gorica e Gorizia come ‘altra’ Capitale Europea della Cultura per il 2025.
La memoria dell’associazione, dunque, ha trovato una nuova casa. Un archivio storico, quello della sezione goriziana del Cai, che è stato dichiarato di interesse culturale dalla Soprintendenza archivistica del Friuli Venezia Giulia nel 2020. Un’operazione di grande valore culturale e identitario, che ha restituito piena leggibilità e fruibilità a un patrimonio documentario unico, capace di raccontare oltre un secolo di storia alpinistica, sociale e culturale del territorio. La sezione del Cai di Gorizia, infatti, è tra le più antiche d’Italia: le sue origini risalgono al 1883, quando nacque come articolazione autonoma della Società degli alpinisti triestini, per poi entrare ufficialmente nel Club alpino italiano nel 1919, dopo la fine della Prima guerra mondiale.
L’archivio, tuttavia, conserva documentazione in modo continuativo a partire proprio dal 1919, con rare eccezioni precedenti, come due quaderni datati 1897 e 1899. La dispersione o distruzione delle carte più antiche è verosimilmente legata agli eventi bellici del primo conflitto mondiale, che segnarono profondamente anche la vita dell’associazione, privata di rifugi e strutture rimasti oltre confine.
Il lavoro di riordino ha preso avvio dalla necessità di recuperare e razionalizzare una documentazione che, nel tempo, era stata conservata in modo disomogeneo: faldoni ad anelli, scatoloni, armadi diversi, materiali spesso mescolati tra archivio corrente, di deposito e storico. Una situazione che rendeva difficile non solo la consultazione, ma anche la corretta conservazione delle carte.
L’intervento ha previsto una ricognizione completa del materiale, il riordino fisico dei documenti, la ricostruzione delle sequenze cronologiche e degli affari, nonché il ricondizionamento in fascicoli e faldoni idonei. Un lavoro minuzioso, che ha comportato anche la riorganizzazione delle serie archivistiche, mantenendo dove possibile l’impianto originario ma correggendo sovrapposizioni e incongruenze sedimentate nel tempo.
Al termine delle operazioni sono state individuate sedici serie archivistiche, che spaziano dagli statuti ai libri soci, dal carteggio alle opere alpine, dall’attività culturale alla biblioteca, fino alla storia sezionale e agli archivi aggregati, tra cui il fondo del Coro Monte Sabotino e le raccolte dedicate agli alpinisti curate negli anni dall’ex presidente Paolo Geotti. In totale, l’archivio conta oggi 767 unità archivistiche, raccolte in 122 unità di conservazione.
Parallelamente al riordino, il progetto ha avuto anche una forte valenza di valorizzazione storica. In particolare, una ricerca specifica sul periodo delle leggi razziali e sul ruolo del Cai durante il regime fascista, condotta all’interno e all’esterno del fondo archivistico, ha permesso alla sezione di ottenere il massimo contributo previsto da un bando nazionale del Club alpino italiano. Le risorse sono state utilizzate per migliorare le condizioni di conservazione, con l’acquisto di armadi metallici idonei.
«Il lavoro di riordino è stato piuttosto complesso perché tutto il carteggio era stato forato e inserito in raccoglitori ad anelli, suddivisi o per argomento o per anno», racconta Piani. «È stato quindi necessario estrarre tutte le carte, riordinarle cronologicamente, anche perché gruppi di centinaia di carte erano inseriti in ordine sparso, e ricondizionarle in fascicoli e cartelle adeguate, poi chiuse in faldoni con lacci».
Un altro aspetto complesso, come ribadisce l’archivista, «è stato dare una omogeneità a tutto il fondo archivistico, poiché a seconda dei periodi storici e dei metodi di catalogazione utilizzati dalla segreteria le carte erano raggruppate con criteri differenti. In un riordino archivistico è fondamentale studiare la storia dell'ente e tenere conto dei precedenti ordinamenti, per capire come operava e quali erano le sue funzioni principali, oltre alle attività nelle quali si esprimeva. Ciò non sempre è possibile perché bisogna tenere conto dei criteri archivistici e applicarli secondo un sistema funzionale, in modo che il riordino del fondo sia sostenuto da un sistema logico e di facile e intuitiva lettura delle carte», conclude Piani.
Oggi l’Archivio storico del Cai di Gorizia è finalmente ordinato, protetto e pronto a essere consultato da studiosi, ricercatori e appassionati. Un risultato che può essere definito a pieno titolo un vero investimento sulla memoria collettiva e un valore culturale dell’associazionismo alpino, che a Gorizia continua, dopo oltre centoquarant’anni, a essere parte viva della storia della città.
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