Nove Stolpersteine sul «coraggio di ribellarsi»: così Staranzano ricorda le sue vittime del nazifascismo

Nove Stolpersteine sul «coraggio di ribellarsi»: così Staranzano ricorda le sue vittime del nazifascismo

GIORNATA DELLA MEMORIA

Nove Stolpersteine sul «coraggio di ribellarsi»: così Staranzano ricorda le sue vittime del nazifascismo

Di Federico De Giovannini • Pubblicato il 27 Gen 2026
Copertina per Nove Stolpersteine sul «coraggio di ribellarsi»: così Staranzano ricorda le sue vittime del nazifascismo

La posa delle pietre d'inciampo davanti alle ultime abitazioni dei deportati nei lager. Tre i militari catturati dopo l'Armistizio, sei i prigionieri politici tra partigiani e semplici civili.

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«Quando si diffonde un pensiero unico sbagliato e malato, bisogna ribellarsi». Queste le emblematiche parole del vicesindaco Flavio Pizzolato a Staranzano, oggi, durante le varie tappe della cerimonia di posa delle pietre d’inciampo organizzata in occasione della Giornata della Memoria. Nove Stolpersteine come i nove deportati nei campi di concentramento che il comune bisiaco ricorda: otto uomini e una donna. Nessun ebreo tra loro, ma sei cittadini direttamente o indirettamente coinvolti nella Resistenza partigiana e tre militari italiani catturati dopo l’8 settembre 1943, per ricordare come l’Olocausto e le persecuzioni non colpirono solo su base razziale.

La commemorazione è cominciata alle 8.30 nella frazione Dobbia, davanti a via Vittorio Veneto 30, in passato ultima dimora di Giuseppe Tomaduz. Costretto a scegliere, sotto l’occupazione tedesca, la via dei lavori forzati nei cantieri edili per non imbracciare le armi a fianco delle truppe naziste o fasciste, fu arrestato a Pola per motivi che la ricerca storica non è riuscita a chiarire. Venne deportato nel lager di Buchenwald e poi a Mittelbau-Dora, dove morì sul finire del 1944.

Le ricostruzioni delle vite dei nove caduti prima e dopo l’internamento (in mostra in questi giorni alla sala Delbianco) sono frutto dell’elaborato lavoro della storicaprofessoressa Chiara Fragiacomo, che ha scandito con cenni storici ciascuna tappa. Assieme a sindaco, assessori e consiglieri comunali e Anpi, alla cerimonia hanno preso parte i familiari delle persone commemorate, gli studenti dell’Isis Bem e della scuola secondaria “Dante Alighieri” con riflessioni e letture e le classi quinte della primaria “De Amicis”.

Successivamente, di fronte al civico 1 di via Antonio De Curtis, è stato ricordato Attilio Casarsa, che – non ancora diciottenne – combatté al fianco della formazione partigiana del Battaglione Triestino. Catturato dalle SS in un rastrellamento, anche lui fu trasferito da un campo all’altro: Dachau, Buchenwald e Bergen Belsen, dove le atroci condizioni di vita e le massacranti 14 ore di lavoro al giorno per la costruzione di una ferrovia lo portarono alla malattia e alla morte.

Di Giuseppe Zorzin, ricordato in via San Giorgio a Bistrigna, si persero invece le tracce: arruolatosi volontario con la Brigata Garibaldi, partì l’8 marzo del 1945 per un’azione nella zona del Brennero da cui non fece più ritorno. Via Armando Diaz 2 a Villaraspa fu invece casa di Ferdinando Pagani, fra i militari internati che rifiutarono di prestare fedeltà alla Germania nazista dopo l’Armistizio: a soli 22 anni, nel febbraio ’45, fu la pleurite a condurlo alla morte nel lager sassone di Fullen. Alla Brigata Garibaldi si unì anche Eradio Zimolo, a cui è stata dedicata la pietra di via Martiri della Libertà, mentre Narcisio Pacor – ricordato in via Filzi - fu arrestato dalle truppe tedesche sull’isola di Creta, dove era di stanza con l’esercito italiano dal 1941 come Secondo Capo Portuale.

Gli interventi del vicesindaco Pizzolato, del consigliere Vladimiro Dijust e degli assessori Giuseppina Gambin, Simone Campobasso e Roberta Russi hanno sottolineato il messaggio di questa «‘Via Crucis’ moderna»: «ricordare gli errori del passato affinché non si ripetano». Storie di persone «trovatesi al posto sbagliato nel momento sbagliato» o di «giovani che scelsero con coraggio di non essere indifferenti»: esempi a partire da cui il presidente provinciale Anpi Giorgio Nogherotto ha ricordato che «è ai giovani di oggi che dobbiamo passare il testimone, con il compito di costruire una società più giusta di quella attuale, fondata sui valori della pace e del rispetto di chi ha idee che magari non ci convincono».

Le ultime tre Stolpersteine sono state posate all’ingresso del municipio di Staranzano. Qui, le targhette vogliono far “inciampare” lo sguardo sui nomi di Alfonso Olivo, Giovanni Benes e Rosa Simoni. Anche Olivo fu tra i militari italiani che a Creta scelsero di non prestare fedeltà all’ex alleato nazista, mentre Benes fu tra i cittadini che fornirono supporto logistico alle formazioni partigiane italiane collaborando con l’Intendenza Montes; era ancora vivo all’arrivo dei soldati americani nell’aprile 1945, ma successivamente se ne persero le tracce.

Lascia ancor meno indifferenti, invece, il lungo viaggio a piedi che Rosa Simoni intraprese da Auschwitz a casa dopo la liberazione. Sorella del partigiano Antonio, a cui è dedicata la sezione Anpi di Staranzano, lavorò nella mensa dei Cantieri Navali di Monfalcone e, da semplice cittadina, sostenne la Resistenza con azioni di volantinaggio e rifornimenti di viveri. Quello che la portò al campo della morte polacco fu l’ultimo convoglio partito dal Litorale Adriatico.

Ad Auschwitz sopravvisse al tifo ma, dalle testimonianze di chi la conobbe, emerge tutta la profondità delle ferite psicologiche che la deportazione lasciò in lei, fino al decesso a Staranzano nel 1991. «Ricordare Rosina significa riconoscere il destino dei sopravvissuti: non fu facile per lei affrontare la quotidianità, rivivendo la sofferenza del trauma, ma quando si fermava a parlare e ricordare cosa passò lo faceva sempre senza timore o odio»: così l’ha omaggiata con emozione Giuseppina Gambin, ricordando che «grazie a lei la violenza della deportazione non è stata semplice cronaca per noi del territorio, ma dovere di conoscenza e comprensione».

Nove cittadini le cui sofferenze si sono unite a quelle di milioni di altre persone e che «abbiamo voluto ricordare singolarmente per rendere consapevoli e far riflettere»: così, rivolto soprattutto agli studenti, ha concluso il sindaco Marco Fragiacomo. «Ciclicamente gli uomini pensano di risolvere le questioni con guerre, discriminazioni e regimi più rigidi che sono presupposto per un ripetersi del passato – ha dichiarato il primo cittadino – noi dobbiamo assumerci, dinanzi a ciò che oggi accade, la responsabilità per fare di tutto affinché le persone come coloro che oggi ricordiamo non facciano mai più la stessa fine». E sulle armonie finali di pace e speranza dei cori "Edi Forza" e dell’Isis Bem si è concluso, dopo le ore 13, l’evento commemorativo.

Alla cerimonia di Staranzano e alle altre sul territorio ha preso parte anche il consigliere regionale Diego Moretti. «Il dovere morale che abbiamo è di tenere vivo il ricordo delle sofferenze e delle atrocità che hanno subito, con le deportazioni e pagando con la propria vita, coloro che si sono opposti al nazifascismo e chi ha patito l'odio razziale e politico - ha dichiarato - oggi va fatto con ancora più forza, a partire dalle istituzioni, per contrastare il vento di follia e di odio che sta soffiando sull'Europa e in altri continenti: la partecipazione di tante scolaresche a queste cerimonie aiuta a dare speranza affinché ciò che è avvenuto non si ripeta».

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