Nove mesi dopo l’alluvione, volontari sul Judrio per rimuovere il legname fluitato

Nove mesi dopo l’alluvione, volontari sul Judrio per rimuovere il legname fluitato

COLLIO

Nove mesi dopo l’alluvione, volontari sul Judrio per rimuovere il legname fluitato

Di Ivan Bianchi • Pubblicato il 22 Ago 2026
Copertina per Nove mesi dopo l’alluvione, volontari sul Judrio per rimuovere il legname fluitato

Il 29 agosto l’iniziativa ‘rigenerAZIONE’ a Dolegna del Collio, una giornata dedicata alla pulizia del corso d’acqua, alla comunità e a un bilancio degli interventi ancora da completare.

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A nove mesi dall’alluvione che ha colpito duramente il Goriziano, sul Judrio restano ancora visibili le tracce della piena: tronchi, rami, sassi e altro materiale trasportato dalla forza dell’acqua sono rimasti depositati in diversi punti del territorio. Per questo sabato 29 agosto è stata organizzata una giornata di volontariato per contribuire alla rimozione del legname fluitato e, allo stesso tempo, tornare a prendersi cura di un territorio che dall’alluvione del novembre 2025 non ha ancora completamente ritrovato la propria normalità.

L’iniziativa si chiama “rigenerAZIONE” e nasce con l’obiettivo dichiarato di essere «una piccola grande risposta per e con la comunità».

L’appuntamento è pensato come una giornata aperta a grandi e piccoli, nella quale alla raccolta del materiale legnoso si affiancheranno momenti di condivisione e altre attività.

L’alluvione del 16 e 17 novembre 2025 aveva interessato con particolare violenza il bacino dello Judrio. Secondo l’analisi di Arpa Fvg, proprio quell’area fu interessata da precipitazioni eccezionali: a Cormons furono registrati 295 millimetri di pioggia in due giorni, un valore senza precedenti almeno dal 1919, mentre l’intensità raggiunse i 188 millimetri in appena sei ore. Le piogge provocarono l’esondazione dello Judrio nella zona di Versa e allagamenti diffusi tra Collio e zona di Versa.

Dolegna del Collio fu tra i territori maggiormente interessati dall’emergenza. Un’ordinanza comunale del 21 novembre 2025 descriveva precipitazioni nell’area comprese tra 250 e 260 millimetri in meno di 12 ore, con numerosi fenomeni franosi e problemi alla stabilità idrogeologica e alla viabilità.
L’acqua del Judrio provocò danni importanti anche lungo il suo corso. A Vencò venne allagato, tra le altre strutture, il ristorante L’Argine di Antonia Klugmann, mentre in più punti gli argini furono danneggiati. Nei giorni successivi all’evento la Regione aveva già avviato interventi urgenti per ripristinare le difese del corso d’acqua.

Nei mesi successivi sono proseguiti gli interventi pubblici. Ad aprile 2026 l’assessore regionale alla Difesa dell’ambiente Fabio Scoccimarro ha riferito in Consiglio regionale di risorse complessive superiori a 8,7 milioni di euro destinate alla messa in sicurezza del Judrio e dei territori limitrofi. La prima fase, dedicata alle emergenze, ha comportato tre cantieri di somma urgenza per circa 950mila euro; gli interventi a Dolegna del Collio e le manutenzioni sul Judrio e sul Versa risultavano ancora in fase di ultimazione.

«Se in tanti si sono mobilitati per rimuovere il fango lo scorso novembre – spiegano i promotori – in molti punti rimangono accumuli di legname e sassi trasportati dalla forza del fiume, a rappresentare delle cicatrici che permangono nonostante il tempo». Tra di essi anche Giulia Casarin che racconta come l’idea sia nata «dopo le forti piogge di inizio giugno, in quel momento a molti di noi che avevano vissuto l’alluvione di novembre è tornata l’ansia che si potesse ripetere la situazione di novembre 2025. Abbiamo capito – prosegue Giulia – che c’era l’esigenza di fare qualcosa di utile e significativo per il territorio». La scelta è ricaduta sull’ultimo fine settimana di agosto per consentire ai più di rientrare dalle ferie. «Con il consenso del privato che gestisce il terreno e con le opportune richieste a livello regionale – prosegue Giulia – si può procedere all’estrazione di materiale legnoso ed è quello che faremo. Una pratica antica di cura del territorio che nel tempo abbiamo perso e che andrebbe riscoperta». Tra le attività anche alcune per bambini, «per favorire la partecipazione dei nuclei familiari». Sarà anche l’occasione per fare il punto a livello di cittadinanza sulla situazione post alluvione a oltre nove mesi dai tristi eventi.

Il materiale legnoso raccolto durante la giornata potrà essere portato a casa oppure donato. L’iniziativa, spiegano gli organizzatori, si svolge inoltre nell’ambito della normativa regionale che consente il prelievo del materiale fluitato e con l’autorizzazione dell’ufficio regionale competente e del sindaco di Dolegna del Collio. La disciplina regionale contempla espressamente, all’articolo 33 della legge regionale 11/2015, il “taglio di vegetazione e raccolta di legname fluitato”.

La giornata sarà anche l’occasione per guardare oltre l’emergenza e interrogarsi sulle condizioni del territorio. Per i promotori, infatti, prendersi cura del Judrio significa anche «stare assieme prendendoci cura di noi stessi, della nostra comunità, del nostro territorio». Chi non potrà partecipare durante il pomeriggio, anche a causa delle temperature, potrà unirsi alla serata, pensata come momento di condivisione e confronto per «fare il punto su cosa è stato fatto e cosa no» nei nove mesi trascorsi dall’alluvione.

La giornata inizierà in località Ponte di Trussio a Ruttars di Dolegna del Collio alle 15.30 con il ritrovo e l’inizio dei lavori di rimozione del legname, alle 16 l’apertura del Museo di ricordo e di cura all’aperto e, contestualmente, i laboratori per bambini con le attività creative e bombe di semi. Alle 17 la gara di torte e merenda tutti assieme e alle 18.30 la fine dei lavori. La giornata si concluderà in Casa Riz in via Giassico 18 a Cormons con la cena ‘porta e condividi’ e assemblea pubblica alle 19 e il momento conviviale alle 21.30. Per partecipare è necessario compilare il modulo predisposto dagli organizzatori (link qui: https://forms.gle/qZ8bpCR4fGakxAJMA) oppure contattare il numero +393516592776. L’obiettivo è raccogliere quante più adesioni possibili per trasformare una delle tante ferite lasciate dalla piena in un’occasione concreta di cura del territorio. 

In foto: gli ‘Angeli del fango’ al Mulino Tuzzi qualche giorno dopo il 17 novembre dello scorso anno.

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