Nova Gorica, l'ICM ragiona sull'eredità del Trattato di Osimo 50 anni dopo

Nova Gorica, l'ICM ragiona sull'eredità del Trattato di Osimo 50 anni dopo

ALL’EPICENTER

Nova Gorica, l'ICM ragiona sull'eredità del Trattato di Osimo 50 anni dopo

Di Redazione • Pubblicato il 29 Nov 2025
Copertina per Nova Gorica, l'ICM ragiona sull'eredità del Trattato di Osimo 50 anni dopo

L’evento transfrontaliero ha permesso di approfondire la differenza di percezione del confine tra Gorizia e Trieste. Vecchiet,incarico di vecchiet «sconosciuto lo sloveno a Trieste».

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Si è svolto stamane, venerdì 28 novembre, l’appuntamento che ha segnato uno dei primi eventi del programma ICM a svolgersi in Slovenia, ospitato negli spazi dell’Epicenter di Nova Gorica, luogo fortemente rappresentativo dello spirito transfrontaliero dell’anno europeo della cultura. Proprio a partire dalla mattinata, un confronto dedicato ai confini e allo spirito di collaborazione transfrontaliera, elementi cardine dell’edizione 2025 e del progetto congiunto tra le due Gorizie. In particolare, è stato approfondito il Trattato di Osimo, di cui ricorre il cinquantesimo anniversario, declinandolo come un passaggio storico complesso, ancora oggi fondamentale per comprendere le relazioni, le identità e le dinamiche di cooperazione tra Italia e Slovenia.

Il primo incontro, intitolato “La politica estera italiana e la pace in Adriatico: origini e obiettivi del Trattato di Osimo”, ha visto la partecipazione del professor Massimo Bucarelli dell’Università “La Sapienza” di Roma, in occasione della presentazione del volume dei Documenti Diplomatici del Ministero degli Esteri dedicato proprio agli accordi stipulati nella cittadina marchigiana. Un Evento nato quindi per poter contestualizzare il Trattato di Osimo, firmato nel 1975 tra Italia e Jugoslavia, che sancì in via definitiva il confine tra i due Paesi dopo decenni di tensioni e vari negoziati. Un passaggio che rappresentò un momento cruciale per la stabilizzazione dell’area adriatica, ma che continua ancora oggi ad alimentare riflessioni e interpretazioni sul piano storico, politico e identitario.

Il secondo appuntamento della giornata ha invece affrontato il tema della cooperazione quotidiana tra le due città, Gorizia e Nova Gorica, analizzata attraverso il punto di vista del sociologo, diplomatico ed ex presidente dell’assemblea comunale di Nova Gorica Jože Šušmelj. Ad affiancarlo, l’intervento di Marko Klavora del Goriški muzej e dell’Università di Nova Gorica, che ha arricchito la discussione con uno sguardo storico-culturale sulla costruzione di un tessuto urbano e sociale condiviso, oggi più che mai centrale nel percorso di GO! 2025.

A chiusura della rassegna ha preso vita il panel “Una terra di confine nell’Europa dei nuovi conflitti”, che ha riunito Patrizia Artico, assessore alla Capitale Europea della Cultura del Comune di Gorizia, Arrigo Bonifazi, ricercatore dell’Università degli Studi di Trieste, Marko Marinčič, giornalista ed editorialista del Primorski Ddnevnik, Georg Meyr, docente dell’Università degli Studi di Trieste e Jadran Vecchiet, giornalista del Primorski dnevnik; a moderare l’incontro è stato invece Diego D’Amelio, giornalista de Il Piccolo. Nel corso del dialogo, i relatori hanno ricostruito il clima politico, sociale e culturale che precedette e seguì il Trattato di Osimo, mettendo in luce come il confine sia stato vissuto — e continui tuttora ad essere percepito — in modo molto diverso tra la città di Gorizia e il territorio di Trieste.

Proprio durante questo incontro è emerso, soprattutto grazie alla testimonianza di Jadran Vecchiet, come a Trieste persista un atteggiamento meno favorevole nei confronti della dimensione transfrontaliera: «Lo sloveno è poco parlato nella vita quotidiana cittadina - ha spiegato - mentre a Gorizia l’interazione linguistica e culturale con Nova Gorica è ormai una pratica diffusa e naturale, creando un forte legame tra le due città». Vecchiet ha inoltre sottolineato che, nel contesto triestino, il Trattato di Osimo venga ancora oggi percepito da una parte della popolazione come un passaggio storico negativo, spesso poco apprezzato dai triestini.  

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