LE REAZIONI
Niqāb a scuola, i dem Moretti e Mastrobuoni: «Il problema era noto da tempo. Ora basta propaganda»
Il PD monfalconese ricorda le richieste avanzate già nel 2024: «Servivano risposte concrete, non una nuova battaglia identitaria. Ora si garantisca il diritto allo studio e l'emancipazione delle ragazze».
La nuova presa di posizione dell'europarlamentare Anna Maria Cisint sull'emendamento del ministro Giuseppe Valditara che punta a vietare il velo integrale nelle scuole riporta al centro del dibattito il caso dell'Istituto Superiore “Sandro Pertini” di Monfalcone. Nell'articolo pubblicato da Il Goriziano, Cisint definisce l'iniziativa «una svolta epocale» e rivendica che la richiesta sarebbe partita proprio da Monfalcone, sostenendo inoltre che il prossimo passo dovrebbe essere il divieto del velo integrale in tutti i luoghi pubblici. Per il consigliere comunale e regionale Diego Moretti e il segretario di circolo Giovanni Mastrobuoni del Pd, la questione è però «tutt'altro che nuova».
«Il tema del divieto del niqab a scuola non è una novità e, soprattutto, non nasce oggi. Già alla fine del 2024 avevamo segnalato la necessità di un intervento del Ministero e dell'Ufficio Scolastico Regionale sul caso del “Pertini” di Monfalcone. Lo avevamo fatto perché quella situazione rischiava di compromettere la piena parità educativa tra le ragazze, di limitarne alcune attività — dall'alternanza scuola-lavoro in particolare — e di non favorire in alcun modo un percorso di emancipazione e autonomia».
Secondo i due esponenti dem, il punto politico è proprio il tempo trascorso senza una risposta istituzionale. «Per mesi il problema è rimasto sul tavolo. Gli organi dirigenziali scolastici regionali e locali e lo stesso Ministro hanno scelto di non intervenire, lasciando che una situazione già conosciuta si sedimentasse e si riproponesse nel tempo. E oggi ci viene raccontata come una grande novità una questione che, a Monfalcone, era stata posta con chiarezza già molto tempo fa». Moretti e Mastrobuoni contestano quindi anche la ricostruzione secondo cui l'emendamento rappresenterebbe la soluzione finalmente individuata per il caso monfalconese.
«Se l'obiettivo è davvero quello di garantire regole chiare e uniformi, allora bisogna dirlo con chiarezza: non serviva aspettare il 2026 per accorgersi del problema. E non è necessario trasformare ogni questione complessa in una nuova battaglia identitaria. Prima di annunciare nuove leggi sarebbe stato necessario utilizzare fino in fondo gli strumenti già disponibili e dare indicazioni chiare alle scuole». La posizione del PD non mette in discussione la necessità di affrontare il tema del volto integralmente coperto negli istituti scolastici, ma contesta il modo in cui la destra sta scegliendo di affrontarlo.
«Siamo stati tra i primi a chiedere che il problema venisse affrontato. Ma una cosa è cercare una soluzione concreta, un'altra è utilizzare una vicenda delicata per costruire una campagna politica. Se esistono già norme che disciplinano l'accesso ai luoghi pubblici con il volto coperto, occorre innanzitutto verificare come possano essere applicate e dare alle scuole indicazioni amministrative chiare e uniformi. In altre realtà del territorio, del resto, queste disposizioni vengono già applicate».
Per Moretti e Mastrobuoni, il rischio è che una questione che riguarda prima di tutto il diritto allo studio venga trasformata in uno strumento di contrapposizione politica. «Scommettiamo che questo tema diventerà per la destra uno dei terreni della prossima campagna elettorale? È il rischio concreto quando una questione che richiederebbe dialogo, confronto e responsabilità istituzionale viene trasformata in uno scontro tra schieramenti. La scuola, invece, dovrebbe essere il luogo in cui si affrontano i problemi e si cercano soluzioni, non il palcoscenico sul quale alimentare divisioni e paure».
Il riferimento alla possibile revoca del permesso di soggiorno per i genitori che decidessero di non mandare le proprie figlie a scuola, evocata nell'articolo, rende ancora più delicato il tema. «È proprio su questo che chiediamo alla destra di chiarire quale sia il vero obiettivo. Se una ragazza rischia di non frequentare più la scuola, il primo dovere delle istituzioni è fare tutto il possibile perché quella ragazza continui a studiare. Non possiamo limitarci a discutere di divieti e sanzioni senza interrogarci sulle conseguenze concrete delle nostre decisioni. Il diritto all'istruzione viene prima della propaganda».
I due esponenti dem tornano quindi alla responsabilità del Ministro, che nel 2025, di fronte al caso del “Pertini”, aveva già dovuto confrontarsi con la richiesta di indicazioni uniformi per le scuole. «Prendiamo atto che il Ministro, dopo essere rimasto a lungo in silenzio su una questione che conosceva bene, si è finalmente svegliato. Ma adesso vedremo se alle dichiarazioni seguirà una vera capacità di governo del problema. Perché vietare il niqab è solo una parte della questione: bisogna chiedersi cosa accadrà alle ragazze coinvolte, come garantire la loro permanenza a scuola, come accompagnarle in un percorso di integrazione e quali strumenti mettere a disposizione di dirigenti e insegnanti».
«Il tema, insomma, non può essere ridotto al velo. Nella scuola italiana ci sono oggi molte questioni che riguardano integrazione, inclusione, dispersione scolastica, autonomia delle ragazze e parità educativa. Se il Governo vuole davvero occuparsi di scuola, ci aspettiamo che affronti anche queste. Se invece l'obiettivo è alimentare divisioni e conflitti per raccogliere consenso elettorale, allora siamo di fronte all'ennesima occasione persa».
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