Il Museo Formentini racconta e una chiesa se ne va, grido di allarme ad Aiello

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Il Museo Formentini racconta e una chiesa se ne va, grido di allarme ad Aiello

Di Ferruccio Tassin • Pubblicato il 23 Gen 2022
Copertina per Il Museo Formentini racconta e una chiesa se ne va, grido di allarme ad Aiello

L'antico edificio rischia di crollare, dopo aver visto passare numerosi personaggi illustri.

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Il destino sembra giocarci: le vie d’ingresso al Museo della civiltà contadina del Friuli imperiale, in Aiello, con l’Impero non hanno nulla a che fare. Oh cielo: Via Petrarca ci starebbe; è uno degli dei d’una lingua meravigliosa che a Vienna si parlava e si cantava; perfino viale Vittorio Emanuele II rapporti ne avrebbe... acchiappati per le orecchie. Il sintetico depliant che bene lo presenta è redatto in italiano, friulano, tedesco e sloveno.

Ventimila i reperti conservati in edifici che sembrano nati apposta per lui: capienti, spettacolari, in grado di esaltare estetica e contenuti. Lo ha fondato l’avvocato Michele Formentini e, per ambienti, attrezzi, storia, sviluppo tecnico, abbraccia cinque secoli di storia nella Contea di Gorizia e Gradisca, che venne a cessare dopo l’annessione al Regno d’Italia, nel 1921. Se uno ci va, riempie occhi e mente di una storia che è la base per la vita: l’agricoltura ci fa vivere; il resto completa. Agricoltura… qui, non solo, ma artigianato, commercio, scuola, e i lavori femminili, che si possono capire al di fuori della retorica.

Se uno non c’è stato, ci vada: per capire un mondo e per immergersi in una storia non locale, ma come tutto, in queste terre di confine, legata in pieno al divenire d’Europa. Numerose le pubblicazioni dell'associazione culturale "Musei formentini della vita rurale": trattano di ciò che è esposto, lo fanno vivere là e in ambienti più ampi. Due quelle presentate nella sala civica di Aiello, per iniziativa dei Musei e di un attivissimo circolo culturale “Navarca”. Riguardano i Formentini: “I Formentini e gli Asburgo” e “I Formentini ad Aiello” (II edizione), dell’architettp Mauro Nocchieri, conservatore del museo.

Michele Formentini racconta di avi illustri, legami familiari e matrimoniali, persone che hanno fatto la storia. Prendiamone alcuni: Francesco Formentini, capitano della Contea di Gradisca, che comprendeva Aiello. Visse fra ’500 e inizi ’600, fu capitano di Gradisca. Ecco un lampo della sua vita. È il 1608, il nunzio a Graz Giovanni Battista Salvago visita il Goriziano:
“Gionsi poi in Gradisca alli XIX, giorno di Domenica ricevuto dal Capitano che è cavaliero Teutonico chiamato il sig. Francesco Formentini, con molto honore, per quello che poteva fare, essendo afatto stroppiato dalla Podagra, mandò le sue carozze quattro miglia lontano, che tanto potevano gionger avanti, ed il sig. Vice Capitano con altri, e mi honorò molto, e certo, che delli Ministri, che ha Sua Altezza, mi pare il più prudente, e di maggior valore. Mi convenne per l'horridità del tempo fermarmi per tutto mercordì in casa sua, e molto carezzato. Visitai la chiesa Parochiale, assai ben governata, e da un Prete di ottimi costumi, di buona ed essemplar vita, et vi hebbi poco che fare”. Questo nel civile.

Per l’ecclesiastico, c’è Joseph Formentini (1545-1602) arcidiacono di Gorizia (non riuscì a essere vescovo di Trieste: morì subito dopo la nomina), nelle sue visite mostra la mano ferma del riformatore; tanto per fare un esempio, nel caso della bastonatura di un diacono ad Aiello, fa intendere una inquietudine serpeggiante tra la gente; e scrive “…a porre freno a questi rustici inobedienti non vedo altri mezzi che castigarli nella borsa...“. L’arcidiaconato di Gorizia fu eretto nel 1574, dalla visita apostolica di Bartolomeo da Porcia (1570) era venuto a raddrizzare la barca di Pietro dopo il Concilio di Trento (1545-1563).

Ma il Formentini più “locale” per Aiello (le virgolette perché il personaggio si muoveva in due stati: la Serenissima e l’Austria) è stato Bartolomeo Formentini, nato e morto a Cividale (1632-1698). Col suo testamento, ad Aiello sorse il convento dei Domenicani insieme con la chiesa, ora chiamata di San Domenico, ma da lui voluta col titolo del Santo Rosario. Esistono ancora: il convento è diventato case popolari e sala civica. La chiesa c’è ancora, imponente; i proprietari, che finora l’hanno salvata, la regalerebbero, ma nessuno la vuole (un dramma culturale e religioso insieme). Bartolomeo non vide né convento né chiesa, ultimati nel primo ’700 (ne ha scritto ampiamente Stefano Perini).

Citiamo, come fa il Formentini, una dama importante: Aurora Formentini, dama di corte dell’imperatrice Cecilia, a Vienna sposa il conte Adam Batthiany nel 1623 e lo segue in Ungheria, porta in dote in Ungheria anche 300 viti di Tokai. Venendo al quasi presente, scrive l’avvocato Michele “Con il mio matrimonio (1956) i rapporti con gli asburgo divennero famigliari, tra parenti stretti. Mia moglie Alice Taxis era figlia del bar. Lamoral Taxis e della principessa Teresa Sassonia Coburgo Gotha ed annoverava tra gli avi la nonna materna Carolina Asburgo Lorena”.

E siamo alla visita illustre. Quella di Otto d’Asburgo (1985) a San Floriano. Otto d’Asburgo era figlio di Carlo l’ultimo imperatore d’Austria e re di Ungheria (1912-2011). Si oppose al nazismo, esiliò in vari paesi; fu eletto parlamentare europeo nella bavarese Csu. Inutile dire, quanto importante sia stata la sua opera politica data la sua cultura e le sue esperienze. La chiesa è arrivata a un punto tale che può rappresentare l’inizio della fine. Se cadrà, sarà uno scorno per tutti, soprattutto qui nella Bassa Friulana, dove sta cadendo gran parte del poco che abbiamo. E non saranno “crodeghin e refosco” (buoni anche quelli!) a salvarci dall’insignificanza.

Nelle foto, da sinistra a destra: l'imponente chiesa di San Domenico, un fico selvatico inizia a devastare il tetto, un aspetto del recupero del convento e il Museo Formentini.

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