A Monfalcone speranze e passi avanti contro l'amianto, «oggi si vive di più»

A Monfalcone fatti passi avanti contro l'amianto, «oggi si vive di più»

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A Monfalcone fatti passi avanti contro l'amianto, «oggi si vive di più»

Di Salvatore Ferrara • Pubblicato il 01 Mar 2023
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I professionisti di Asugi e Università hanno presentato gli ultimi studi, Cisint: «Non abbiamo ancora finito di pagare questa tragedia».

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È stato presentato questa mattina a Monfalcone, nella sala del consiglio comunale, lo stato di avanzamento della ricerca medico scientifica sulle malattie correlate all'amianto. "Oggi concentriamo la nostra memoria su un problema che ha segnato molte generazioni" ha spiegato il presidente della Lilt Isontina, Michele Luise, nell'introdurre i lavori. Non sono stati presentati solo dei dati ma è stato fatto il punto sul mesotelioma assieme alle dottoresse Violetta Borelli e alla dottoressa Paola Zacchi del dipartimento di Scienze della vita dell'Università di Trieste.

"Non abbiamo ancora finito di pagare questa tragedia - sono le parole del sindaco Annamaria Cisint - ma guardiamo al domani puntando a dismettere totalmente l'amianto grazie alle risorse che Regione e Comune garantiscono". Andando nel concreto dell'iniziativa, Borelli è toccata l'esposizione dei risultati ottenuti con la ricerca genomica. "L'esposizione all'amianto - spiega Borelli - porta al mesotelioma o al carcinoma polmonare. Entrambi si sviluppano molto lentamente nel tempo". Non esiste quindi una soglia di esposizione all'amianto.

"Basta una sola fibra per colpire l'uomo" così la specialista. La prevenzione alla malattia può essere primaria quando mira ad impedire lo sviluppo della malattia, mentre è secondaria attraverso l'attività di screening. Il primo studio condotto dal team universitario ha riguardato perciò il Dna germinale. Vale a dire che per ogni tipo di geni esiste una variante, diversi sono i rischi da esposizione e altrettante le risposte individuali ai trattamenti. "La ricerca ci ha permesso di migliorare la determinazione del rischio - spiega ancora - e di pianificare i programmi di sorveglianza sanitaria".

Ad illustrare il progetto "IN.P.PATO" è stata poi la Zacchi, che si è soffermata sulla valutazione del potenziale patogenico delle fibre di amianto dopo l'internizzazione. A seguito di questo processo allora, esse perdono il potenziale tossico? Di questo Zacchi ne ha parlato prendendo in considerazione l'impatto ambientale, le conseguenze dell'inquinamento e l'eventuale riutilizzo del materiale ormai "inerte" in un'ottica di economia circolare. Se la potenzialità geotossica e la biopersistenza diminuiscono, da rifiuto si può arrivare a parlare di risorsa.

Come ha spiegato la seconda esperta, è il decreto ministeriale 234 del 29 aprile 2004 a regolamentare la questione chiedendo che i prodotti internizzati siano in grado di generare materiali recuperabili che non abbiano più caratteristiche nocive. Per non considerare più un particolato di tipo tossico e la sua conseguente perdita di struttura fibrosa, il Dipartimento di Scienze della Vita dell'ateneo giuliano ha collaborato con quello di Biologia elaborando il "Modello Xenopus" che ha permesso di compiere degli studi sull'alterazione dei canali vitali dei rospi. In questo modo è stata fatta una valutazione della patogenicità dei casi.

A portare infine un messaggio di novità e speranza nella gestione e cura delle malattie da asbesto correlate, è stato il dottor Aldo Iop, primario dell'Oncologia degli ospedali di Gorizia e Monfalcone. "Stiamo lavorando molto sulla diagnosi precoce. Non solo sul mesotelioma pleurico ma anche su quello del peritoneo, del pericardio, sul tumore alla laringe o all'ovaio" ha spiegato il primario. Il tempo di latenza della malattia è ancora lungo e l'incidenza dei tumori negli uomini e nelle donne del Friuli Vezia Giulia è ancora molto alta.

"Per ora non siamo ancora in una fase discendente - sono ancora le parole del dottor Iop - ma la novità rappresentata dall'immunoterapia è positiva perchè stimola il nostro sistema immunitario a combattere il tumore". È l'immunoterapia a produrre oggi un vantaggio di sopravvivenza riducendo il rischio di morte del 27% mentre il 28% dei pazienti dà risposte nell'arco di tre anni. Iop non ha voluto generare delle illusioni: "Non si guarisce di mesotelioma maligno, ma si vive fino a 18 mesi in più rispetto ad un decennio fa".

L'incontro di oggi ha inteso sviluppare nuove sensibilità necessarie sul tema. Erano presenti molte persone, associazioni e politici tra i quali l'assessore regionale al patrimonio Sebastiano Callari, l'assessore comunale all'ambiente Sabina Cauci, i sindaci di Turriaco Enrico Bullian e di Staranzano Riccardo Marchesan. Il mesotelioma è ancora "un male che non scompare" ma che finalmente subisce dei piccoli e lenti attacchi, miglioramenti che non devono far tramontare la nostra speranza.

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