Monfalcone, sicurezza e integrazione: il sindaco incontra la comunità bengalese

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Stamattina

Monfalcone, sicurezza e integrazione: il sindaco incontra la comunità bengalese

Di Ivan Bianchi • Pubblicato il 25 Gen 2023
Copertina per Monfalcone, sicurezza e integrazione: il sindaco incontra la comunità bengalese

Vertice per arrivare a più persone possibili. Lega punta alla legge sui ricongiungimenti e alla conoscenza della lingua italiana in città.

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Due i temi principali, sicurezza e integrazione attraverso la lingua. Questi i cardini dell’incontro che, questa mattina, ha visto partecipare alcuni rappresentanti della comunità bengalese, una decina, ed esponenti della giunta comunale di Monfalcone. Non solo, dunque, i ricongiungimenti al centro del tavolo ospitato nella Sala del consiglio comunale, ma anche la necessità di coinvolgere maggiormente la parte di popolazione di sesso femminile all’interno delle attività e della società. Seduti tra i banchi alcuni imam, realtà associative e due dei centri culturali presenti in città.

Più che di lavoratori, insomma, è di arrivi di donne e bambini che si è parlato: in un anno la sola Monfalcone ha visto arrivare 767 persone di cui 706 extracomunitari e sessanta comunitari. Dal 2016 al 31 dicembre 2022, come da dati forniti dagli uffici anagrafici del comune, sono arrivate 3479 persone come ricongiungimenti.

È necessario fermare gli arrivi a Monfalcone – ha ribadito con forza il sindaco, Anna Maria Cisint, assieme agli esponenti della maggioranza – perché siamo in overbooking, non abbiamo più posti”. Il riferimento è stato al piano regolatore che “prevede circa 31mila persone e siamo già a 30mila. Non è dando maggiori fondi che si risolverà il problema, perché semplicemente si scaricherà al resto del territorio, ma è fornendo una norma più rigida e dignitosa sui ricongiungimenti di quella già in essere”. Cisint, dunque, è tornata sul tema della proposta di legge attualmente in calendarizzazione in Parlamento e presentata qualche settimana fa.

L’annuncio è stato quello di una serie di lettere, spedite già in giornata, per chiedere un’attivazione maggiore della politica sia regionale che, soprattutto, nazionale su questo tema. “Si tratta agire sia sul livello di reddito accettabile che sul numero di persone”, è stato ribadito. “Tre persone non possono vivere con una paga annuale di 11.300 euro perché gravano sul welfare della città, non ultimi i vari servizi sanitari e assistenziali”. Cisint ha portato l’esempio di alcuni reparti dell’ospedale di Monfalcone “dove l’80% di accessi è proprio da questa fascia di persone”. Sul tema sicurezza, poi, "il fatto che non si può portare il velo integrale e non essere riconosciuti: ci sono stati casi durante gli esami di terza media in cui gli insegnanti non sono stati in grado di riconoscere alcune allunne. Sarà necessario arrivare a tutte le famiglie, anche perché non tutte frequentano i centri culturali presenti durante la riunione oggi".

“Il dramma di questa città – ha concluso il sindaco – è iniziato con la delocalizzazione al contrario che si è voluto portare avanti richiamando manodopera estera nei cantieri”. A darle man forte il consigliere regionale Antonio Calligaris, che ha ribadito la necessità di “aumentare il tempo che intercorre tra la richiesta di soggiorno e la richiesta di ricongiungimento che, attualmente, è di un anno e un mese, oltre che rivedere il reddito minimo per la richiesta”. Dalla politica nazionale, richiamata in queste ore dal primo cittadino, un cenno di sostegno è arrivato dalla senatrice di Fratelli d’Italia, Francesca Tubetti: “Il sostegno ci sarà, come già annunciato in campagna elettorale, anche se il nostro obiettivo è lavorare non sull’Isee ma sul quoziente familiare”. Tubetti, però, rilancia la necessità, “sempre per il territorio, di controllare tutte quelle piccole realtà ‘mordi e fuggi’, aperte spesso da cittadini extracomunitari a nome di parenti”.

Tra i vari, presente anche il consigliere comunale Jahangir Sarkar, oltre ai rappresentanti di due centri culturali e di varie associazioni. “C’è da lavorare per migliorare ma è un progetto da portare avanti nel tempo – così Sarkar – per migliorare la nostra città e trovare soluzione ai vari problemi”. Problemi rilevati non solo nell’atteggiamento dei nuovi arrivati, che ancora mantengono alcune abitudini dei propri paesi come il velo integrale, ma anche nella conoscenza della lingua italiana: “I corsi ci sono e valuteremo di chiedere alla parrocchia di fornire nuovamente l’Oratorio San Michele per il doposcuola per bambini”, ha concluso Cisint.  

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