Monfalcone piange padre Renato Ellero, cappellano del San Polo e amico dei malati

Il personaggio

Monfalcone piange padre Renato Ellero, cappellano del San Polo e amico dei malati

Di Ivan Bianchi • Pubblicato il 21 Lug 2022
Copertina per Monfalcone piange padre Renato Ellero, cappellano del San Polo e amico dei malati

Il frate era in servizio dal 2004 al nosocomio monfalconese. Commosso il ricordo di don Franetovich.

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Lo si vedeva sfrecciare per la Bisiacaria, soprattutto tra Monfalcone e Ronchi dei Legionari con la sua fedele bicicletta e il saio al vento. Padre Renato Ellero ofm era una figura ormai storica all’ospedale San Polo di Monfalcone come cappellano sempre vicino a malati, sani, parenti e personale medico e infermieristico e mancherà sicuramente a tutti.

Padre Renato è scomparso stamattina, dopo due mesi di vero e proprio Calvario, per conseguenze di una malattia che già lo aveva attaccato. Così scompare un frate e sacerdote che, dal 2004, ovvero da quando è entrato in servizio come cappellano a Monfalcone, si è dato da fare per il prossimo.

Classe 1941, era nato il 5 luglio a Ramuscello, frazione di Sesto al Reghena e, grazie alla vicinanza dei frati, era entrato in seminario nell’Ordine dei Frati Francescani Minori, seguendo la vocazione francescana con una particolare sensibilità verso i più bisognosi, gli ammalati. Prima dell’ordinazione sacerdotale, anche il diaconato e tutto il percorso, li ha vissuti all’ospedale Al Lido, assieme a padre Leone, suo caro amico. Lì entrambi erano stati ordinati sacerdoti, il 27 maggio 1971, dal cardinale Albino Luciani.

I suoi 51 anni di sacerdozio li ha spesi con i malati ma senza risparmiarsi, portando sempre quella perfetta letizia di San Francesco d’Assisi. Quando poteva si rifugiava sempre, anche in silenzio, o ad Assisi o a La Verna, “era il modo per ricaricarsi e motivare sempre il proprio servizio”, racconta don Mirko Franetovich, suo amico e responsabile diocesano per la Pastorale della Salute, che lo ha anche ricordato in una nota congiunta assieme ai parroci di Ronchi dei Legionari, monsignor Ignazio Sudoso e don Umberto Bottacin. “Un compito non semplice, quello di padre Renato, perché hai a che fare con i parenti, con i familiari, con le situazioni di cristiani, praticanti e no, non cristiani. Ha saputo essere compagno di strada di tutti, anche chi magari lo rifiutava in camera, lui comunque li ascoltava, non portava rancori, diceva che ili Vangelo è anche questo, l’ascolto e la vicinanza”.

“Dobbiamo continuare a far correre il bene”, ripeteva spesso. Fino al 2004 era stato servizio all’ospedale del Lido di Venezia e, poi, nel 2005, era arrivato a Monfalcone come cappellano del San Polo dove si era dato completamente inserendosi, anche, appieno nella vita diocesana. Ha servito anche la comunità di Ronchi e Vermegliano per quattordici anni, sopperendo anche all’assenza di don Renzo Boscarol durante la sua malattia prima della tragica scomparsa e aiutando la realtà parrocchiale.

“La cosa che mi colpiva di lui è che era capace di parlare ai piccoli e ai grandi, ai sani e ai malati. Bambini e ragazzi a Ronchi sono rimasti senza parole per la perdita di Renato, tutti chiedevano di lui ma non perché facesse peripezie, quanto per la sua semplicità. La sua missione è stata portare il Vangelo a tutti”, racconta ancora don Mirko. “È stato uno che ci ha creduto e ha amato il buon Dio e il suo Vangelo, quindi anche la gente. La chiesa locale perde una grande figura, siamo molto grati a Dio per questa presenza fraterna perché è stato un fratello per tutti noi”.

La data delle esequie non è ancora stata stabilita ma è sicuro che si terranno al santuario della Marcelliana di Monfalcone. La sepoltura avverrà nel suo paese natale di Ramuscello.

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