Monfalcone, pakistano ripudia la moglie ma l’anagrafe italiana non registra l’atto. Cisint: «Richiesta inaccettabile»

Monfalcone, pakistano ripudia la moglie ma l’anagrafe italiana non registra l’atto. Cisint: «Richiesta inaccettabile»

IL CASO

Monfalcone, pakistano ripudia la moglie ma l’anagrafe italiana non registra l’atto. Cisint: «Richiesta inaccettabile»

Di Enrico Valentinis & Salvatore Ferrara • Pubblicato il 17 Set 2026
Copertina per Monfalcone, pakistano ripudia la moglie ma l’anagrafe italiana non registra l’atto. Cisint: «Richiesta inaccettabile»

Per i funzionari la richiesta è contraria all'ordinamento nazionale. L'ex sindaca leghista plaude al diniego, «gli venga revocata la cittadinanza».

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Nei giorni scorsi, un cittadino italiano di origine pakistana, ha richiesto all’anagrafe del Comune di Monfalcone di trascrivere un certificato di divorzio - risalente al giugno del 2025 - ottenuto legalmente in Pakistan attraverso la formula del cosiddetto “talaq”, ovvero la pratica islamica del ripudio unilaterale della moglie. Dinanzi a queste istanze, l'anagrafe, ha respinto la richiesta, ritenendola «contraria ai principi dell’ordinamento italiano».

Il caso, raccontato oggi, giovedì 17 settembre, sulle colonne del quotidiano “La Verità”, riporta anche un precedente caso simile giudicato dalla sentenza del 24 maggio 2008 della Corte d’Appello di Cagliari, che all’epoca dispose la trascrizione in Italia di un provvedimento egiziano di divorzio riconducibile proprio al ripudio. Non è andata così a Monfalcone dove, sempre secondo quanto riportano i colleghi del quotidiano nazionale, al diniego espresso dai funzionari comunali, l’uomo avrebbe dichiarato di portare comunque la sua seconda moglie in Italia, nonostante le normative vigenti.

Sul caso interviene l’europarlamentare della Lega ed ex sindaco di Monfalcone, Anna Maria Cisint: «Bastano tre parole per ottenere in quei Paesi islamici il ripudio della moglie: “talaq, talaq, talaq” - sottolinea - quest’uomo pretendeva che una pratica fondata sulla Sharia venisse riconosciuta anche a Monfalcone e in Italia, ma ha trovato la porta chiusa. Qui si applicano le leggi italiane, non la Sharia».

«Con il ripudio la donna viene privata di ogni possibilità di scelta: decide l’uomo, unilateralmente. Ed è ancora più grave che in passato persino una Corte d’Appello italiana abbia riconosciuto effetti a una pratica che consideriamo barbara e lesiva della dignità e dei diritti della donna - tuona Cisint - a chi continua a parlare di integrazione dando sempre la colpa agli italiani rispondiamo con i fatti: i nostri valori, le nostre leggi e il rispetto della dignità della donna non si negoziano».

Quanto al cittadino pakistano, prosegue l’ex sindaca, «riteniamo inaccettabile che chi pretende di far riconoscere nel nostro Paese pratiche di questo tipo abbia ottenuto la cittadinanza italiana. A nostro avviso gli deve essere revocata, come previsto dalla nostra proposta di legge. In Italia non c’è spazio per la Sharia: la legge è una sola ed è quella italiana». 

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