Monfalcone laboratorio per la normativa sui ricongiungimenti familiari

Monfalcone laboratorio per la normativa sui ricongiungimenti familiari

Il caso

Monfalcone laboratorio per la normativa sui ricongiungimenti familiari

Di Ivan Bianchi • Pubblicato il 31 Mag 2022
Copertina per Monfalcone laboratorio per la normativa sui ricongiungimenti familiari

Il sindaco uscente, Cisint, è tornata sul delicato tema. «Necessario rivedere alcune norme».

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Il sindaco uscente di Monfalcone, Anna Maria Cisint, è tornata in queste ore sul delicato tema dei ricongiungimenti. Stamattina, in collegamento web, all'audizione con la VI commissione consiliare, Cisint ha ricordato come Monfalcone sia “un po' un laboratorio: abbiamo fatto delle verifiche importanti dal punto di vista della presenza. Mi riferisco alle norme italiane ma anche alle normative comunitarie che regolano il ricongiungimento”, rilevando due problematiche.

La prima è relativa alle persone extracomunitarie che si recano a Monfalcone per lavoro e, negli anni successivi, si ricongiungono con la propria famiglia con numeri importanti. “Nel caso di Monfalcone si evidenzia un ricongiungimento, soprattutto della fascia degli arrivi dal Bangladesh, che porta 5/6 persone per famiglia originaria e si tratta di tutte persone che arrivano senza reddito”, prosegue Cisint che si domanda l'impatto di questa situazione dal punto di vista economico.

“Monfalcone supporta questi arrivi con una percentuale, rispetto ai residenti precedenti, del 77/78% il che significa contributi per la mensa, il trasporto scolastico e così via. Confrontando quello che dicono le direttive comunitarie e ciò che viene disciplinato dal diritto italiano e ciò che accade in Germania, paese preso come esempio. La direttiva comunitaria è molto più restrittiva rispetto alla normativa italiana. Dice che “il ricongiungimento può avvenire nel momento in cui il soggiornante dispone di risorse stabili e regolari sufficienti per mantenere se stesso e i suoi familiari senza ricorrere al sistema di assistenza sociale dello Stato membro interessato”. La norma italiana, invece, scegliendo come criterio economico un limite reddituale molto basso - 8.974 euro - per ricongiungere due familiari, dà  la dimostrazione dell'impossibilità  dell'autonomia reddituale. Nel caso di Monfalcone, questo è dimostrato dai numeri: la fascia di reddito bassissima è molto ampia, tra le più povere del Friuli-Venezia Giulia. Quindi le due norme sono in contrasto”.

Il secondo aspetto sottolineato dal primo cittadino è il termine minimo di permanenza nel territorio nazionale da parte del soggiornante richiedente che è anteriore alla presentazione della domanda di ricongiungimento. “In Italia è sufficiente avere un permesso di soggiorno che è acquisibile anche in due mesi per ricongiungere tutta la famiglia. Negli altri paesi, secondo la direttiva comunitaria di riferimento, il limite è di due anni”.

“Noi sottolineiamo come questo requisito di permanenza minima debba essere svincolato al mero ottenimento del permesso di soggiorno e a tal fine abbiamo determinato una gerarchia delle fonti che riguarda l'aspetto normativo, abbiamo approfondito il tema a Monfalcone e abbiamo creato un fascicolo con delle proposte che potrebbero risolvere queste stranezze italiane che generano a livello sociale dei problemi non da poco, perché allo stato attuale il welfare così viene abusato a discapito di altre realtà  che non riescono a essere soddisfatte”, ha concluso Cisint. 

Il consigliere regionale in quota Open, Furio Honsell, ha replicato in una nota come "il dibattito in aula ha dimostrato scarsa consapevolezza della problematica da parte di alcuni sindaci che hanno voluto fraintendere la norma parlando di ricongiungimento familiare, come il Sindaco di Monfalcone. Il tema riguarda invece i diritti fondamentali dell'individuo come giustamente hanno sottolineato i rappresentanti dell'associazione di Medicina delle Migrazioni e dell'ANUSCA, l'Associazione Nazionale Ufficiali di Stato Civile e d'Anagrafe. Ancora una volta la visione ideologica di alcuni esponenti non ha permesso di riconoscere il problema, che nulla a che fare con le norme sull'immigrazione, o sull'iscrizione all'anagrafe ma solo sul rispetto della Carta dei diritti del Fanciullo: il diritto ad avere un nome alla nascita, anche se i genitori sono irregolari. Come Open Sinistra FVG proporremo degli emendamenti al nostro testo per scongiurare qualsiasi ulteriore fraintendimento su questa norma di civiltà , che è stata riconosciuta dallo stesso Ministero ancorché con una circolare".

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