Monfalcone, il Comune ferma la preghiera collettiva islamica dell’associazione Dzemat. Fasan: «Difformità sulla destinazione d’uso»

Monfalcone, il Comune ferma la preghiera collettiva islamica dell'associazione Dzemat. Fasan: «Difformità  sulla destinazione d'uso»

LE NUOVA ORDINANZA DIRIGENZIALE

Monfalcone, il Comune ferma la preghiera collettiva islamica dell'associazione Dzemat. Fasan: «Difformità  sulla destinazione d'uso»

Di Salvatore Ferrara • Pubblicato il 11 Dic 2025
Copertina per Monfalcone, il Comune ferma la preghiera collettiva islamica dell'associazione Dzemat. Fasan: «Difformità  sulla destinazione d'uso»

L'atto che ha raggiunto il sodalizio balcanico replica quanto già  indirizzato al Darus Salaam e Baitus Salat. L'Ente ravvisa i rischi per l'incolumità  collettiva.

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A Monfalcone, c'è una terza associazione alla quale – nei giorni scorsi – è stata notificata un'altra ordinanza dirigenziale del Comune di Monfalcone che impone il ripristino dell'originaria destinazione d'uso dei locali, chiedendo di interrompere le preghiere collettive musulmane finora recitate. Si tratta della balcanica “Dzemat" sita in viale Verdi 48, in quella che era la sede dell'ex Libreria Rinascita.

A seguito di ciò, interviene il sindaco Luca Fasan per commentare quanto avvenuto. «Il rispetto per la legalità  e per le regole è un aspetto essenziale per assicurare la convivenza sociale e civile, garantendo quei diritti fondamentali che riguardano la sicurezza, l'ordine pubblico e la libertà  che devono valere per tutti i cittadini – sono le parole del primo cittadino - in continuità  con l'azione portata avanti negli ultimi anni, nel momento in cui si ripropone una nuova situazione di mancato rispetto dei nostri ordinamenti, il Comune ha rilevato in modo preciso e documentato una serie di difformità  riguardo alla destinazione d'uso autorizzata, nell'impiego dei locali di viale Verdi che non può essere in alcun modo consentita e che comporta rischi per l'incolumità  collettiva».

Per Fasan è necessario «essere chiari sul fatto che chi vive nel nostro Paese è chiamato ad adeguarsi alle nostre normative, alle nostre leggi, alle nostre tradizioni e alla conoscenza della nostra lingua». «Ciò deve valere anche per la numerosa comunità  islamica, le cui istituzioni, va rilevato, non hanno mai sottoscritto la relativa intesa con lo Stato italiano prevista nella nostra Costituzione» conclude. L'atto replica quanto indirizzato nell'ottobre del 2023 alle associazioni Darus Salaam e Baitus Salat.

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