LA REPLICA
Monfalcone, il Centrosinistra sulle nuove deleghe di Giunta: «Un’amministrazione in appalto a Cisint»
L'opposizione contesta il passaggio del Bilancio strategico all'europarlamentare, parlando di un'anomalia istituzionale. Sotto accusa l'assegnazione di ampi poteri e di un ufficio privato in municipio all’ex sindaco.
Non sono tardati ad arrivare i commenti da parte dei sei consiglieri comunali di opposizione in merito al recente rimescolamento di deleghe nella Giunta comunale di Monfalcone. «“Venni, stai sereno” - così hanno esordito - forse è questa la frase che l’assessore Venni si è sentito dire dopo l’ultima seduta consiliare. E, come nella nota storia politica italiana, dopo la rassicurazione è arrivato il colpo di mano» attaccano i consiglieri.
I consiglieri di opposizione leggono «senza troppo stupore il nuovo assetto della giunta, che vede l'assessore Venni nuovamente commissariato e sminuito nel suo ruolo». Per gli esponenti della minoranza si tratta «della seconda volta che accade: un copione identico a quanto già visto nello scorso mandato, a dimostrazione di una bocciatura che viene da parte della sua stessa maggioranza, proprio sulle deleghe che lo vedevano protagonista».
Secondo i politici gli ultimi passaggi sul rendiconto sono stati tutt’altro che rassicuranti: «Prima il pasticcio dello zero mancante durante la conferenza stampa di presentazione, poi una commissione durata appena quindici minuti — probabilmente la più breve esposizione mai vista per un rendiconto da quasi 100 milioni di euro — e infine un consiglio comunale in cui sono spiccate le clamorose difficoltà dell'assessore persino a spiegare l'entità e i motivi di un accantonamento». La vicenda degli accantonamenti, ma anche quella delle rette della casa di riposo, «hanno reso evidente a tutti l'impressione generale: era comunque Cisint — e questo non ci sorprende — a dettare la politica economica dell’ente, sopra la testa del sindaco e di tutti gli assessori».
Per i sei consiglieri comunali di opposizione, «una dinamica di potere che trova la sua totale manifestazione proprio in questo rimpasto, con l'assegnazione del Bilancio “per la parte strategica” direttamente a lei, pur in presenza del nostro esposto sulle deleghe consiliari ancora sospeso. Davvero senza vergogna né pudore!». Il risultato, aggiungono, pare essere quello di un’amministrazione che appare «sempre più esautorata sul piano politico da un’europarlamentare che, pur essendo oggi una semplice consigliera comunale, continua di fatto a comandare più che governare, con un sindaco messo lì solo pro forma».
Ma c'è di più, sottolineano ancora i politici, evidenziando «la grande perplessità per una situazione che ha dell'incredibile: una consigliera comunale che somma su di sé un pacchetto di deleghe superiore a quello di molti assessori presi singolarmente».
Secondo gli esponenti dell’opposizione si tratta di «un'anomalia istituzionale che trova la sua rappresentazione anche fisica nel palazzo comunale, dove la consigliera in questione dispone ormai di un proprio ufficio privato con tanto di targa sulla porta». E si chiedono quale sia l'utilità degli assessori se le deleghe strategiche possono essere «tranquillamente svolte da semplici consiglieri comunali». Infine, i sei consiglieri comunali si domandano «per quanto ancora dovremo assistere a una “amministrazione in appalto” a Cisint più che a un reale governo del neo eletto sindaco Fasan».
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