LE ISTANZE
Monfalcone e la sicurezza sul lavoro, i Sindacati chiedono di riaprire il tavolo avviato in Prefettura ad ottobre 2025
Fiom e Uilm chiedono maggiori controlli, più formazione e tempi rapidi per indagini e processi. Carenza di figure ispettive e di mediatori culturali tra i nodi da sciogliere.
Riaccendere un faro sul tema sicurezza nei luoghi di lavoro dal punto di vista culturale e da quello civile tenendosi lontani e fuori da ogni esposizione mediatica di comodo e da qualsiasi logica dal sapore della ricerca di «consenso propagandistico» legato all’ultimo caso di morte bianca che la scorsa settimana ha interessato l’operaio Tommaso Andreuzza mentre operava su un capannone sito nel Cantiere Navale di Monfalcone. Per le Segreterie Territoriali di Fiom e Uilm unitamente alle rappresentanze sindacali dello Stabilimento Fincantieri di Panzano, l’obiettivo dell’odierna conferenza stampa è stato proprio questo.
Controlli, verifiche, formazione e la richiesta di tempi rapidi per indagini e processi sono stati gli argomenti trattati dai rappresentanti delle sigle presenti all’incontro tenutosi nella sede della CGIL di via Pacinotti. Ne hanno parlato Michele Orlandini, segretario della Fiom – CGIL di Gorizia, il segretario territoriale di Gorizia e Trieste della UILM, Antonio Rodà, Andrea Holjar rappresentante delle RSU di UILM e Moreno Luxich della CGIL. Assente al tavolo la CISL.
Ripartire dal percorso avviato il 15 ottobre 2025 in Prefettura a Gorizia dove sono partite le interlocuzioni tra le parti sociali e le Istituzioni locali sul «grido dall’arme» lanciato, appunto, dai rappresentanti dei lavoratori su mancanza di risorse e carenza di personale a tutela della sicurezza. Questo è stato il primo obiettivo evidenziato da Orlandini che ha pure richiamato l’attenzione sul grave dato dei circa mille morti sul lavoro in un anno a livello nazionale.
«Si è ancora ben lontani dalla risoluzione – sono le parole del segretario di Fiom CGIL – questo è un problema per la società civile. Mancano prevenzione e controlli per fare giustizia». Assieme a lui, le altre sigle denunciano che «manca la volontà di intervenire su questa situazione» e auspicano che i prossimi tavoli abbiano una continuità pratica perché «chi finanzia la sicurezza» deve fare la sua parte. Dell’aumento della lista delle vittime e degli infortuni gravi ha riferito anche Rodà per il quale «esiste un problema culturale di fondo» e va richiamata «la responsabilità del Paese».
Pare in miglioramento la questione relativa agli investimenti su prevenzione e formazione: Fincantieri investe, richiama, informa e sorveglia ma è il mondo degli appalti e dei subappalti a dover fare la sua parte. Sarebbero più di 7mila le persone coinvolte complessivamente. Operai e impiegati diretti di Fincantieri – in tutto circa 1800 – seguono migliaia di ore di corsi. Quanto e come riescono a farlo gli esterni? Da quanto riferiscono i sindacati, la situazione deve migliorare ancora. Tra i problemi sollevati anche la necessità di migliorare gli strumenti a disposizione degli RLS, i Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza. Denunciata anche la carenza di figure ispettive a livello regionale.
Di «investimenti fondamentali e corposi» dell’Azienda ha parlato Luxich il quale ha rilevato che stanno gradualmente entrando in funzione le nuove regole di gestione dell’appalto Fincantieri. Il sindacalista della CGIL ha ricordato il variegato e ricco capitale umano operante nell’Azienda che «non è solo presidio finanziario ma si fa azione contro propagande sterili». E ancora Luxich: «Fincantieri è un laboratorio sociale di industria e innovazione». Mancano anche mediatori culturali nelle attività formative in modo da garantire un progresso dal punto di vista comunicativo e dell’attuazione dell’integrazione. Assente anche «una regia unica», un coordinamento dell’organizzazione dei corsi di Italiano per evitare che si proceda «in ordine sparso».
Nei prossimi giorni, Orlandini, Rodà, Holjar e Luxich chiederanno al Prefetto Ester Fedullo di continuare il tavolo avviato ad ottobre 2025. Si tratta di un richiamo chiaro, un appello che le parti sociali rivolgono a Istituzioni e politica locale – regionale e comunale - senza dimenticarsi dell’Azienda Sanitaria e dei rappresentanti delle Forze dell’Ordine.
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