Monfalcone, “Da donna a DONNA” aderisce al flash mob del 15 febbraio contro il “Ddl Bongiorno”

Monfalcone, “Da donna a DONNA” aderisce al flash mob del 15 febbraio contro il “Ddl Bongiorno”

LA MOBILITAZIONE NAZIONALE

Monfalcone, “Da donna a DONNA” aderisce al flash mob del 15 febbraio contro il “Ddl Bongiorno”

Di Enrico Valentinis • Pubblicato il 13 Feb 2026
Copertina per Monfalcone, “Da donna a DONNA” aderisce al flash mob del 15 febbraio contro il “Ddl Bongiorno”

L’introduzione del concetto di “dissenso esplicito all’atto sessuale” al posto del “consenso libero ed informato” non convince il Centro. Manifestazione in piazza Cavour.

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L’ha definito come «un enorme e preoccupante passo indietro» la presidente di “Da donna a DONNA Odv”, Carmelina Calivà, che si è espressa stamane, venerdì 13 febbraio, riguardo alla recente proposta di modifica dell’articolo 609 bis del Codice penale, promossa dalla senatrice Giulia Bongiorno. Una revisione che ha aperto in poco tempo un acceso scontro politico e culturale che va ben oltre la tecnica giuridica. Al centro del dibattito figura infatti il modo in cui la legge definisce la violenza sessuale e, in particolare, il concetto di consenso.

Il testo, precedentemente approvato alla Camera, stabiliva che commette stupro chi compie atti sessuali “senza il consenso libero e attuale” della persona offesa, recependo un orientamento già consolidato nella giurisprudenza e in linea con la Convenzione di Istanbul, ratificata dall’Italia nel 2014, secondo cui è stupro qualsiasi atto sessuale privo di consenso libero, volontario e consapevole. La nuova formulazione proposta sostituisce invece l’assenza di consenso con il riferimento all’atto compiuto «contro la volontà della persona», prevedendo che tale volontà venga valutata tenendo conto della situazione e del contesto.

Per i promotori della riforma, la formula del “consenso libero e attuale” risulterebbe “troppo generica e suscettibile di interpretazioni estensive, con il rischio di colpire situazioni ambigue”; per le associazioni femministe e i centri antiviolenza, al contrario, il passaggio alla “volontà contraria” rappresenta «un pericoloso arretramento culturale e giuridico significativo». La critica principale è che la nuova espressione sposti implicitamente il baricentro: non più la necessità di accertare l’esistenza di un consenso, ma la verifica dell’espressione di un dissenso. In questa prospettiva, si teme che torni centrale l’idea che la persona offesa debba dimostrare di aver detto “no” o di aver resistito, aprendo uno spazio interpretativo che la giurisprudenza degli ultimi anni aveva progressivamente ristretto.

L’associazione ha voluto sottolineare che la realtà delle violenze sessuali appare complessa e «non riconducibile ad una dinamica lineare di proposta e rifiuto esplicito». È da considerare che molte vittime di sovente non reagiscono per paura di ritorsioni, ricatti o di essere uccise, oppure sperimentano meccanismi traumatici come il cosiddetto “freezing”, una paralisi emotiva e fisica che impedisce di opporsi. In numerosi casi, soprattutto all’interno delle relazioni di coppia, la violenza si inserisce in contesti di manipolazione, dipendenza affettiva o minaccia ambientale che rendono difficile, se non pericolosa, una manifestazione chiara di dissenso. Proprio per questo, negli ultimi anni la Corte di Cassazione ha affermato in più occasioni che l’assenza di reazione non equivale a consenso e che il fulcro dell’accertamento deve restare la mancanza di una volontà libera e consapevole.

A ciò si aggiunge un dato particolarmente allarmante: secondo le stime, solo l’11% delle donne trova la forza e il coraggio di denunciare. Un numero che restituisce la dimensione sommersa del fenomeno e che evidenzia quanto il percorso verso la giustizia sia ancora irto di ostacoli. «Ancora oggi – tuona la presidente – chi denuncia viene vergognosamente messa in dubbio sulla motivazione della segnalazione, costretta a dimostrare che quanto riportato sia vero e non rappresenti una denigrazione nei confronti di colui che la maltratta». Una dinamica che rischia di scoraggiare ulteriormente le vittime e di rafforzare quel clima di paura e isolamento che fin troppo spesso accompagna le situazioni di abuso.

Un altro punto di scontro riguarda il tema dell’onere della prova. I sostenitori della modifica temono che parlare di consenso possa tradursi in una sorta di inversione dell’onere probatorio, costringendo l’imputato a dimostrare che il consenso esista. Diversi magistrati hanno però osservato che si tratta di un falso problema: l’onere della prova resta in capo al pubblico ministero, che deve verificare e riscontrare le dichiarazioni della persona offesa come in qualsiasi altro reato. Cambiare la formulazione normativa, secondo questa impostazione, non elimina il problema evocato, ma rischia di «introdurre maggiore confusione» sottolinea la Carmelina Calivà.

La mobilitazione contro il Ddl è guidata, tra le altre, dalla rete “D.i.RE - Donne in Rete contro la violenza”, che ha promosso il laboratorio permanente "consenso scelta libertà" per costruire una risposta collettiva e promuovere iniziative pubbliche. Per queste realtà non si tratta di una disputa terminologica, ma di una vera e propria scelta politica che incide sul modo in cui lo Stato riconosce e tutela l’autodeterminazione delle donne e delle persone più esposte alla violenza. Intimorisce l’associazione monfalconese anche il passaggio dall’“assenza di consenso” all’atto “contro la volontà”, segno di «un arretramento rispetto a trent’anni di evoluzione culturale e giuridica successiva alla riforma del 1996 – prosegue Calivà – riportando al centro una visione in cui la resistenza della vittima diventa elemento decisivo». Proprio partendo da quanto sta accadendo a riguardo, le associazioni si stanno mobilitando per sottolineare il dissenso riguardo alla nuova proposta di legge. Per domenica 15 febbraio è previsto, dalle ore 10, in Piazza Cavour a Monfalcone, un flash mob sul tema della violenza sessuale e del “dissenso esplicito”, che andrà ad accodarsi a quello che avrà luogo a Trieste e agli altri che prenderanno vita in diverse piazze di tutta Italia.

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