L’INAUGURAZIONE
Monfalcone, al Palazzetto Veneto la mostra dello sportivo Sergio Rossetti
Dall’1 al 12 settembre in esposizione le opere dell’ex atleta, primatista nel salto con l’asta e nel decathlon, che ha trasformato lo sport in arte.
Dal 1 al 12 settembre 2026, la cornice storica di Palazzetto Veneto, ospiterà la mostra del monfalconese Sergio Rossetti, una delle figure più significative dello sport cittadino. L’esposizione celebra la straordinaria parabola sportiva e artistica dell’atleta, primatista nel salto con l’asta e nel Decathlon, e pittore del movimento. L’inaugurazione ufficiale si terrà martedì 1 settembre alle 19.
Nato a Monfalcone il primo maggio 1944, cresce tecnicamente nel CRDA, Cantieri Riuniti dell’Adriatico oggi AR Fincantieri ASD, allenato dal Prof. Sanzin, e gareggia negli anni per la Ginnastica Triestina, la Libertas Udine e le Fiamme Gialle, collezionando ben 15 presenze in Nazionale, conquistando due titoli italiani nel salto con l’asta nel 1963 e 1965, e ben cinque nel decathlon dal 1966 al 1971.
Al termine della carriera agonistica, diplomatosi all’ISEF di Roma, Sergio, per amore e con la volontà di creare una famiglia, si trasferisce a Venezia, scegliendo l’insegnamento dell’Educazione Fisica prima all’Istituto Nautico Morosini di Venezia e successivamente all’Istituto Tecnico Zuccante di Mestre. Si dedica nel contempo all’allenamento di giovani atleti e tiene corsi di ginnastica correttiva per adolescenti con problematiche posturali o motorie, espandendo i suoi studi e la sua pratica come fisioterapista e operatore Shatzu.
Il forte legame con lo Sport, e l’innata propensione a spingersi oltre i risultati raggiunti per sperimentare nuovi orizzonti in cui poter emergere, sono stati il motore della realizzazione, dopo 15 anni di studi, ricerche, incontri, test e presentazioni, del prototipo di una scarpa sportiva con uno speciale plantare fatto in fibra, lo stesso materiale che veniva usato per fabbricare i nuovi attrezzi del salto con l’asta da cui Sergio prese ispirazione. La sua invenzione consentiva di guadagnare centimetri nella corsa e di ammorbidire lo sforzo fisico, evitando agli atleti microfratture fino a quel momento inevitabili. Qualcosa però andò storto, e quel grande sogno venne infranto. La scarpa venne messa in produzione, qualche anno dopo, da uno dei colossi del mondo sportivo.
Probabilmente, fu questa sconfitta, questo fallimento, questo a suo vedere, tradimento del mondo, ad esiliare Sergio, nell’unico spazio in cui la sua anima da campione, avrebbe potuto sopravvivere e forse vincere ancora una volta: quello dell’Arte. Sin dalla prima età scolare, le potenzialità espressive nel disegno, portarono gli insegnanti a suggerire a Sergio, di intraprendere gli studi artistici. Così non fu, per vari motivi, ma lui continuò a dipingere nei ritagli di tempo, fino a quando, tra gli anni ‘80 e ’90, ebbe inizio, la sua ultima sfida: diventare, un artista affermato.
L’ispirazione della sua Arte è lo Sport, quello vissuto, quello conquistato, quello che ti chiede di oltrepassare i limiti, quello che può estraniarti dal mondo quando spinto all’eccesso della spettacolazione, quello che ti mette alla prova, quello che parla di forza, di energia, di movimento dinamico, di coraggio, quello custodito in qualche spazio intimo, dentro ognuno di noi. Sergio trasferisce sulla tela le emozioni vissute da atleta con un tratto deciso e graffiato, votato allo studio e all’esaltazione del movimento, raccontando quello che lo sport, gli ha insegnato. Sceglie di esprimere quel patrimonio di sensazioni con un dinamismo grafico di matrice futurista unendo cromatismi decisi a precise linee geometriche capaci di risolvere le tensioni in un insieme armonico. I corpi in velocità perdono la loro forma umana, per diventare energia in movimento e celebrare la straordinaria bellezza del gesto atletico, riuscendo a trasformare la competizione sportiva in un'esperienza spirituale.
Aveva appena iniziato le prime esposizioni collettive e personali tra Venezia, Trieste, Padova, Roma, Parma, San Marino e Viareggio, collezionando premi e riconoscimenti, quando arrivarono i primi problemi di salute. Colpito nel 1992 da una grave malattia degenerativa che lo avrebbe privato della parola e della mobilità, Rossetti risponde come lo sport gli ha sempre insegnato, lottando fino all'ultimo secondo, trasformando l'arte nell'unica voce possibile prima della sua scomparsa, avvenuta il 26 dicembre 1997.
La mostra, voluta dalla famiglia, vuole essere un ringraziamento alla Città di Monfalcone che lo ha indirizzato e fatto crescere nella carriera sportiva, e un'occasione per ridare espressione al patrimonio emotivo di un atleta che ha saputo trasformare letteralmente la sua passione, in un'opera d'arte.
La produzione artistica di Rossetti conta più di 100 tele, tra cui la celebre serie dedicata ai Mondiali di Calcio di Italia '90. Alcuni dei suoi lavori sono oggi custoditi in prestigiosi siti e archivi storici, tra cui il CONI e il Museo dello Sport a Roma, l'AS Roma e la Ginnastica Triestina.
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