LE VOCI
Missili e sirene su Dubai: il racconto di due giovani del Goriziano nel pieno della crisi con l’Iran
Le testimonianze di Alessandro Lutman e Susanna Virginio tra esplosioni in cielo, allarmi sui telefoni e la decisione di rientrare in Italia.
La guerra in Medio Oriente arriva anche nella vita quotidiana degli italiani che vivono nel Golfo. Negli ultimi giorni gli Emirati Arabi Uniti sono stati colpiti da attacchi con missili e droni lanciati dall’Iran, nel quadro dell’escalation legata al conflitto regionale. Le difese aeree hanno intercettato gran parte dei vettori, ma le esplosioni nei cieli sopra Dubai e Abu Dhabi hanno comunque provocato danni e feriti, con almeno tre vittime dall’inizio degli attacchi a fine febbraio.
Tra chi sta vivendo queste ore di tensione ci sono anche giovani originari del Goriziano. Alessandro Lutman, classe 1995, lavora nel settore dell’aviazione e vive a Dubai da oltre tre anni. «Il primo giorno abbiamo sentito esplosioni che hanno fatto vibrare più volte le finestre» racconta. Nei giorni successivi la situazione si è parzialmente calmata, anche perché – spiega – «il numero di missili lanciati verso gli Emirati è diminuito».
Per lui, però, la situazione resta difficile anche dal punto di vista personale. «Dubai ormai è casa mia: qui ho il lavoro e la mia fidanzata. Andarsene non era possibile». In queste settimane vive una quotidianità complicata: «Purtroppo passo il tempo tra casa e ospedale. Sapere che potrebbe esserci un’escalation non è facile da gestire mentalmente, anche perché se succedesse qualcosa non sarei in grado di spostarmi autonomamente».
A rendere ancora più concreta la tensione sono gli avvisi che arrivano sui telefoni dei residenti. «Di tanto in tanto riceviamo segnalazioni di possibile minaccia missilistica» racconta. «Sono momenti in cui ti rendi conto che la guerra non è più qualcosa di lontano».
Diversa la scelta fatta da Susanna Virginio, classe 2001, originaria di Cormons. Lei e il compagno hanno deciso di lasciare Dubai e rientrare in Italia dopo i primi attacchi. «Siamo tristi di aver lasciato casa nostra, ma allo stesso tempo siamo felici di aver corso il rischio di tornare».
Il ricordo più forte è quello della prima notte di bombardamenti. «Sabato eravamo fuori in barca con una decina di amici quando abbiamo visto le esplosioni in cielo: erano le difese aeree che intercettavano i missili. Siamo rientrati subito in porto e appena arrivati sono iniziate altre esplosioni sopra Dubai Marina, dove abitiamo».
Il panico si è diffuso rapidamente. «Tutta la città era in allarme. Sul momento mi mancava il respiro, non capivo cosa stesse succedendo e non sai davvero come reagire». Quella sera lei e gli altri residenti del palazzo si sono rifugiati nel seminterrato. «Avevamo preparato anche dei borsoni di emergenza con le nostre cose».
Dopo alcuni giorni di tensione, la decisione di partire. «Martedì a mezzanotte abbiamo preso un taxi da Dubai fino in Oman. Da lì siamo riusciti a prendere un volo per Il Cairo e poi siamo arrivati a Aeroporto di Roma Fiumicino». Ora Susanna si trova a Roma in attesa di rientrare in Friuli. «Abbiamo tirato un sospiro di sollievo, ma siamo tutti molto provati. I rumori forti, simili ai botti degli aerei, ci fanno scattare subito l’allarme».
Intanto a Dubai la vita continua tra prudenza e incertezza. Per chi è rimasto, come Alessandro, resta la speranza che la crisi si fermi prima di trasformarsi in qualcosa di ancora più grave. «Dovevamo sposarci a maggio» racconta. «Adesso vedremo cosa succederà».
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