L'INIZIATIVA
«Mesto na meji», una pubblicazione racconta la storia del confine goriziano nel Novecento
Presentato all’EPICenter il volume legato alla mostra permanente dedicata alle vicende del territorio tra guerre, memorie e convivenza tra comunità.
È stata presentata oggi all’EPICenter la pubblicazione “Mesto na meji. Goriška v 20. stoletju” (“Città al confine. Il Goriziano nel XX secolo”), realizzata in occasione dell’omonima mostra permanente dedicata alla storia del territorio di confine tra Nova Gorica e Gorizia. Alla conferenza stampa sono intervenuti la curatrice della mostra e direttrice editoriale del volume, la storica Kaja Širok, insieme a due degli autori coinvolti nel progetto, Luka Lisjak Gabrijelčič e Igor Komel.
La mostra “Mesto na meji” propone una riflessione sull’identità, sul senso di appartenenza e sulla vita quotidiana delle persone che hanno vissuto in uno spazio di frontiera, attraversato da culture, lingue e sistemi politici differenti. Il territorio goriziano ha infatti conosciuto nel corso del Novecento profonde trasformazioni storiche, dalle due guerre mondiali ai cambiamenti dei confini statali, ma il percorso espositivo sceglie di raccontare questi eventi non soltanto attraverso la grande storia ufficiale, quanto soprattutto mediante le vicende personali degli abitanti.
Il progetto punta così a restituire al visitatore una dimensione umana della storia, fatta di ricordi familiari, esperienze condivise e memorie spesso differenti delle stesse vicende storiche tra le diverse comunità del territorio. La mostra sottolinea inoltre come il confine non rappresenti solamente una linea fisica tra Stati, ma anche un luogo di incontri, separazioni, memorie comuni e destini intrecciati.
Attraverso testimonianze, fotografie, documenti e oggetti, il percorso espositivo racconta l’impatto che i cambiamenti politici hanno avuto sui rapporti familiari, sul lavoro, sulla lingua e sul senso di appartenenza delle persone che vivevano sul territorio. Viene così ricostruita la continua trasformazione della Gorizia storica, segnata dalle guerre e dal dopoguerra, ma anche dalla capacità delle comunità di mantenere legami e costruire forme di convivenza nonostante le divisioni.
Particolare attenzione viene riservata anche al coinvolgimento diretto dei visitatori, chiamati a condividere storie familiari e testimonianze personali, diventando parte attiva nella costruzione della memoria collettiva del territorio.
«La pubblicazione che accompagna la mostra non vuole essere soltanto un catalogo tradizionale» ha spiegato Širok durante la presentazione. «Vuole invece offrire una riflessione ulteriore sul nostro spazio comune e sull’importanza di creare relazioni tra gli abitanti». Il volume è articolato in tre sezioni tematiche che ampliano i contenuti della mostra attraverso contributi di studiosi, ricercatori e testimonianze dirette.
La curatrice ha inoltre sottolineato come il libro affronti anche il tema delle aspettative legate alla Capitale europea della cultura, interrogandosi su come questo appuntamento possa contribuire a rafforzare il dialogo, la collaborazione e le relazioni tra le due città. «La pubblicazione non è soltanto un documento della mostra, ma anche un contributo prezioso alla comprensione del patrimonio e dell’identità condivisa dello spazio transfrontaliero». Il volume è dedicato simbolicamente allo storico Branko Marušič, autore di uno dei contributi presenti nel libro e figura di riferimento nello studio della storia goriziana e nella conservazione della memoria del territorio.
La pubblicazione conta 240 pagine e raccoglie, oltre ai testi di Širok e Marušič, contributi di Neda Rusjan Bric, Vesna Humar, Stojan Pelko, Klemen Miklavič, Komel, Antonella Gallarotti, Tomaž Vuga, Boštjan Vuga, Petra Svoljšak, Lisjak Gabrijelčič, Andrea Bellavite, Ervin Hladnik Milharčič e Alessandro Cattunar.
Nel suo intervento, Komel ha evidenziato come il testo affronti il significato della conoscenza reciproca tra vicini di confine e l’auspicio che gli eventi culturali continuino a muoversi da Nova Gorica a Gorizia e viceversa. Ha inoltre sottolineato come la pluralità di punti di vista presenti nel libro rappresenti una grande ricchezza per il territorio. «Il 2025 segna davvero l’inizio di una nuova fase: è cambiato lo sguardo su Gorizia ed è cambiata anche la visione del futuro comune» ha affermato.
Lisjak Gabrijelčič ha invece parlato della pluralità di memorie che caratterizza il territorio transfrontaliero, definendolo «uno spazio anche traumatico». Secondo lo storico convivono due diverse narrazioni storiche: quella legata alla commemorazione della Prima guerra mondiale a Gorizia e quella della memoria della Seconda guerra mondiale a Nova Gorica. «Sotto questi livelli, però, si sono sempre sviluppati tentativi pragmatici di convivenza tra comunità differenti, capaci di trovare forme concrete di coesistenza».
Riflettendo sull’anno della Capitale europea della cultura, Lisjak Gabrijelčič ha osservato come le due città siano oggi più vive dal punto di vista culturale, con una partecipazione crescente agli eventi e un dialogo più intenso tra pubblico e operatori culturali delle due realtà urbane. «La Capitale europea della cultura è stata un evento importante per questo territorio, qualcosa che sentiamo sia come comunità sia come singoli cittadini. Questa pubblicazione ci aiuta a comprendere perché questa storia sia importante per noi e perché la nostra identità abbia un valore anche per l’Europa».
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