l'incontro
Giorgia Meloni e la folla a Gorizia, «centrodestra unito perché ha visione»
Folla ai Giardini pubblici, dito puntato verso il centrosinistra: «Ziberna il miglior sindaco».
L'effettivo visivo cercato non ha tradito. Una folla di bandiere ha riempito questa mattina i Giardini pubblici, attendendo l'arrivo degli ultimi big per chiudere la campagna elettorale del centrodestra a Gorizia. All'appello hanno risposto il vicepresidente di Forza Italia, Antonio Tajani, il presidente di Noi con l'Italia, Maurizio Lupi, e soprattutto la leader di Fratelli d'Italia, Giorgia Meloni. Non era un caso che la maggior parte dei simboli presenti erano proprio quelli della compagine nazionalista.
I tre sono arrivati insieme al sindaco uscente, Rodolfo Ziberna, e al presidente della Regione Massimiliano Fedriga, nonché con i vertici locali della coalizione. Ad accoglierli, quasi 400 persone. Diversi i temi espressi sul palco dai diversi esponenti, dopo le note dell'inno nazionale cantante dalla giovane Federica Filannino, da quelli nazionali ai riflessi sulla sfida comunale. “Non abbiamo paura dei cittadini - le parole di Lupi -, noi abbiamo coerenza e responsabilità . In cinque anni il sindaco si è preso cura della città ”.
Il dito è stato spesso puntato verso il Reddito di cittadinanza, a partire dallo stesso ex ministro dei Trasporti - “àˆ un insulto alla dignità , bisogna creare le condizioni che l'impresa faccia l'impresa” - e anche l'ex capo del Parlamento europeo ha rimarcato le divergenze con lo schieramento opposto: “Su questo palco il centrodestra è unito per sostenere uno dei migliori sindaci di questo Paese, che ha sempre anteposto l'interesse città a quello personale. Non dobbiamo solo fare vincere una persona ma un modello di città , contro uno negativo”.
Il leader forzista ha quindi ricordato la sfida del 2025: “Bisogna continuare con progetti, la Capitale europea della cultura è un onore per l'italianità di Gorizia, per il Friuli Venezia Giulia e per tutta Italia. Qui alberga la nostra cultura, questa città ha sempre rappresentato il grande sogno degli italiani con la fine della guerra per l'unità nazionale”. Poi il dito puntato verso il Movimento 5 stelle, in particolare per le parole scritte da Beppe Grillo: “Vuole dare ai nostri figli insetti e locuste, significa minare il nostro modo di nutrirci”.
Quindi l'attacco a sinistra: “A Strasburgo, il Pd ha dato un colpo all'industria dell'auto con il piano sullo stop alle emissioni, ma chi non può permettersi l'auto elettrica cosa farà ? Se uccidiamo questo settore, andrà in frantumi un comparto nostra economia. Ho chiesto un confronto con Draghi e presentato una mozione affinché il ministro dell'ambiente sia contro questa misura a livello europeo per salvare migliaia posti di lavoro. àˆ la stessa sinistra che vuole governare la città ”. Sul futuro dell'esecutivo, i preparativi nel fronte sono già avviati.
Proprio l'unità della coalizione è stato il primo punto toccato da Meloni, la più attesa sul palco. “La nostra visione di sviluppo è compatibile” tra le diverse forze, “stiamo insieme per scelta e non come gli altri che lo fanno per convenienza. L'interesse prevale quando manca una visione. Bisogna lavorare per difendere gli interessi dell'Italia, gli serve una strategia industriale che ora non ha”. Sulla mancata unitarietà attualmente in Parlamento, già con i media aveva evidenziato che “la normalità è quello che succede a livello locale, non a quello nazionale”.
“La nostra - ancora l'ex ministro alle Politiche giovanili - è una nazione che ha le sue specificità , a partire dall'identità e dalla storia. Nessuno compete con noi sul marchio, i cinesi non ci potranno mai copiare, ma noi li stiamo svendendo tutti”. Quindi l'attacco a come viene portata avanti la lotta all'evasione, “non può vessare il cittadino e lo Stato non deve chiedere il pizzo. Uno Stato giusto fa assistenzialismo verso chi non può lavorare, per gli altri deve creare condizioni per lavorare e non dipendere dalla politica”.
Anche lei ha quindi attaccato il Reddito di cittadinanza, evidenziando anche che "bisogna riscoprire la meritocrazia, i sessantottini ci hanno devastato. Uno non vale uno, questa idea ha creato danni irreparabili e ci dobbiamo ribellare”. Sull'aumento della spesa militare, sostenuta anche dal suo gruppo in Parlamento, ha rimarcato che “quando non sai difenderti da solo, qualcun altro lo farà al posto tuo pagando”. Dal canto suo, Ziberna ha puntato dil dito ancora una volta a sinistra: “Ha cercato di bloccare il Comune per 5 anni con i no se pol”.
Foto Daniele Tibaldi
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