L'ANNIVERSARIO
Medea celebra i 70 anni di autonomia, focus su spopolamento e difficoltà dei piccoli Comuni
La ricorrenza è diventata l'occasione per ricordare il sindaco Giordano Cisilin e affrontare le trasformazioni delle comunità locali tra identità, servizi e nuove sfide demografiche.
Medea ha celebrato oggi i 70 anni della propria ricostituzione come Comune autonomo, avvenuta nel 1955, con una cerimonia che ha intrecciato memoria, riconoscenza e una profonda riflessione sul futuro delle piccole comunità del territorio. L’iniziativa si è aperta al cimitero, dove il sindaco Igor Godeas ha deposto un omaggio alla lapide del compianto Giordano Cisilin, primo cittadino per molti anni e successivamente consigliere di minoranza, ricordato come figura fondativa della Medea moderna. «Con lui sono nate la Pro Loco e il gruppo dell’Associazione Nazionale Alpini; con lui sono state asfaltate le strade e creato il campo sportivo. Riteniamo doveroso celebrare questo traguardo: è una sorta di compleanno del nostro Comune», ha affermato Godeas.
La cerimonia è proseguita nella sala parrocchiale, dove il parroco don Federico Basso ha benedetto il gonfalone comunale. Sono stati inoltre richiamati alcuni dati che fotografano la struttura del Friuli Venezia Giulia: il 75% dei comuni ha meno di 5mila abitanti, ma vi risiede meno del 23% della popolazione. Una fotografia che introduce una riflessione ampia sullo stato di salute delle piccole realtà amministrative.
Il dibattito, moderato dal giornalista del Messaggero Veneto Timothy Dissegna, ha affrontato il tema della sopravvivenza e del futuro dei piccoli comuni, partendo dall’esperienza quotidiana di chi li governa. Il sindaco di Ruda e coordinatore regionale dei Piccoli Comuni Franco Lenarduzzi ha sottolineato il legame identitario che caratterizza queste realtà: «Essere sindaco di una piccola comunità è innanzitutto un processo d’identità: qui ci si riconosce fin da bambini, poi si cresce nelle associazioni e, a volte, si arriva fino all’amministrazione. Prima che scelta ideologica, è appartenenza».
Lenarduzzi ha poi criticato la visione del Piano nazionale per le aree interne: «Il 2025 parla di un accompagnamento verso uno spopolamento irreversibile. È come dire: “stanno morendo, pazienza”. È un punto di vista inaccettabile. Lo Stato sta abbandonando intere aree al loro destino, ma qui ci sono storia, cultura e una prospettiva che va sostenuta con più risorse e più servizi, a partire dalle scuole».
Dalle riflessioni identitarie si è passati alle testimonianze personali, come quella della sindaca di Mossa Emanuela Russian, che ha ricordato come anche il suo comune abbia riconquistato l’autonomia amministrativa nel 1956. «Mai avrei pensato di diventare sindaca del mio paese, ma sono grata di questa possibilità. È un arricchimento umano e di competenze straordinario: per avere una visione a 360 gradi bisogna studiare tantissimo», ha raccontato.
Un richiamo alle criticità strutturali è arrivato dal consigliere regionale Massimo Morettuzzo, che ha puntato l’attenzione su risorse e rappresentanza: «L’anno scorso i comuni avevano 900 milioni di euro fermi nei cassetti perché non riuscivano a spenderli. E sul fronte della rappresentanza la situazione è delicata: dei 144 comuni della provincia di Udine, ben 22 avevano un solo candidato sindaco. È una sfida che non possiamo ignorare».
A portare la prospettiva del Collio è stato infine il consigliere regionale e sindaco di Dolegna Diego Bernardis, che ha messo in luce la questione dello spopolamento: «Sono nato e cresciuto nel mio comune e lo difendo con orgoglio. Ma è evidente che i giovani se ne vanno e i piccoli paesi si spopolano. Dobbiamo capire come riappropriarci delle identità delle nostre comunità. I comuni sotto i mille abitanti sono una quarantina: è un sistema che ereditiamo dalla storia e che dobbiamo portare avanti».
La commemorazione si è conclusa con la consegna di una targa di ringraziamento agli amministratori che hanno guidato il Comune in questi settant’anni e con un omaggio ai sindaci di ieri e di oggi. L’accompagnamento musicale del gruppo DoReMigjea e il momento conviviale organizzato con la collaborazione della Pro Loco Medea hanno suggellato una giornata che non è stata solo celebrazione, ma anche un invito a interrogarsi su quale futuro attendi i piccoli comuni della regione e su quali strumenti siano necessari per mantenerli vivi, autonomi e capaci di generare comunità.
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