Matteo Girola e l’arte di guardare al contrario, a Gorizia la personale ‘Viewfinders’

Matteo Girola e l'arte di guardare al contrario, a Gorizia la personale ‘Viewfinders'

L’ESPOSIZIONE

Matteo Girola e l'arte di guardare al contrario, a Gorizia la personale ‘Viewfinders'

Di REDAZIONE • Pubblicato il 14 Nov 2025
Copertina per Matteo Girola e l'arte di guardare al contrario, a Gorizia la personale ‘Viewfinders'

Da sabato 15 novembre studiofaganel presenta la mostra curata da Sara Occhipinti e Marco Faganel. Otto opere tratte dall'omonimo libro dedicato ai «cercatori di nuove vedute» accanto ai progetti ‘Luce dei miei occhi' e ‘Just a souvenir'. Un percorso che indaga la natura mutevole dell'immagine fotografica, tra archivi ritrovati, finzione e intimità .

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Cosa accade quando un'immagine nata per spiegare finisce per suggerire molto di più? àˆ da questa domanda che prende forma Viewfinders, la nuova personale di Matteo Girola, in mostra a studiofaganel dal 15 novembre 2025 al 16 gennaio 2026. Un progetto che ha attraversato negli anni molte metamorfosi — da dummy sperimentale a libro d'arte in self-publishing, fino all'edizione pubblicata da studiofaganel — e che ora approda alla sua versione più compiuta: l'opera.

In esposizione otto ritratti “fluttuanti” su sfondi neutri, tutti realizzati in Risograph sulla stessa carta utilizzata per il volume. Immagini nate da un curioso scavo nei manuali d'uso delle macchine fotografiche, dove Girola ha individuato figure ritratte nel gesto errato di guardare nel mirino con la fotocamera sottosopra. Un errore, questo, che diventa rivelazione: i soggetti non sono più semplici modelli tecnici, ma “viewfinders”, cercatori di vedute alternative, specchio della possibilità  â€” e necessità  â€” di osservare il mondo da prospettive inattese.

A proposito del lavoro, il curatore e artista Erik Kessels ha scritto: «Masse di persone guardano oggi le stesse immagini, ma servono artisti come Girola per mostrarci ciò che resta ai margini, le immagini ancora capaci di sorprenderci». Una riflessione che ben riassume l'attitudine dell'autore, costantemente impegnato a recuperare, selezionare e reinterpretare materiali visivi dimenticati.

Accanto a Viewfinders saranno presentati anche altri due progetti. Luce dei miei occhi (2019) espone un'immagine intima e quasi sacra: la mappa degli occhi dell'artista ottenuta da un esame diagnostico, trasferita su diapositiva e incorporata in una scultura che ricorda tanto un tabernacolo quanto uno strumento medico d'altri tempi. Una sorta di autoritratto interno, che trasforma una procedura clinica in oggetto di contemplazione.
Dalla parte opposta, per tono e origine, si colloca Just a souvenir (2015): una selezione tratta da migliaia di fotografie anonime scattate con i primi cellulari dotati di fotocamera. Immagini misteriose, sgranate, talvolta assurde, ma portatrici di un'estetica che documenta un momento cruciale della cultura visiva contemporanea: gli albori della fotografia digitale “dal basso”.

Il percorso conferma l'interesse di Girola per la natura mutevole dell'immagine, sospesa tra realtà  e finzione, tra archivio e creazione personale. Un'indagine che interroga la fragilità  e la riproducibilità  della fotografia, ma anche la possibilità  â€” sempre più incerta — di comunicare davvero attraverso di essa.

La mostra, curata da Sara Occhipinti e Marco Faganel, inaugurerà  sabato 15 novembre alle 18.30, con la presenza dell'artista in dialogo con il critico d'arte Daniele Capra.

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