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A piedi verso la Palestina, la famiglia Najmeddin accolta a Villesse

la storia

A piedi verso la Palestina, la famiglia Najmeddin accolta a Villesse

Di Timothy Dissegna • Pubblicato il 04 Ago 2022
Copertina per A piedi verso la Palestina, la famiglia Najmeddin accolta a Villesse

Sono partiti quasi un anno fa, tre anni per arrivare in Medio Oriente.

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Una piccola carovana che da ovest guarda a est, in marcia da quasi un anno e con tanto cammino ancora davanti a sé. Ieri mattina, la famiglia Najmeddin ha fatto tappa a Villesse, destando subito sorpresa per le vie del paese con il loro carro trainato da Nina, la loro asina. Partiti dal centro della Francia nel settembre 2021, l’obiettivo è arrivare in Palestina, terra natale di Yousef, marito di Matilde e padre dei piccoli Noon, Jood, Ninawa e Jal. Una traversata di quasi 10mila chilometri, verso il Medio Oriente.

Arrivati in Friuli, sono stati accolti dal locale maneggio dell’associazione Masar, dove si sono potuti riposare, rifocillare e raccontare la loro storia. Viaggiano insieme ai cani Amir e Jafar, il corvo Lipo e la gallina Giorgia. Un quadro che sembra uscito da un libro scritto a quattro mani da Emilio Salgari e Gianni Rodari, dove il tempo ha ben poca importanza. “Probabilmente arriveremo a destinazione tra tre anni - racconta Matilde, che nella sua vita precedente lavorava nel cinema - ma non abbiamo fretta. L’idea è nata poco a poco”.

Conosciutisi in Terra Santa nel 2010, i due - entrambi 38enni - si sono quindi trasferiti oltralpe. Yousef faceva il falegname, manualità che ha mantenuto nel risolvere tutti i problemi che possono emergere in un’avventura simile. Qualità che mette anche al servizio di chi li ospita durante il tragitto, in particolare durante l’inverno, e qualcuno si è già offerto di fargli da sponsor. In ogni caso, sono le gambe l’unico motore di cui si servono, insieme a una tenda militare riadattata, con tanto di stufa all’interno.

“La struttura è in bambù - illustra - e si può modificare al volo”. Con tutto ciò sono ora sono in Slovenia, dopo aver cambiato la direzione iniziale a causa degli effetti dell’incendio attorno a Jamiano. Poi proseguiranno per la Croazia, Serbia, Bulgaria, Turchia, Siria e Libano. Da lì, ci sarà la frontiera forse più difficile da attraversare: quella di Israele. Soprattutto perché il papà ha passaporto palestinese. “Tutti il mondo può entrare - spiega l’uomo - ma non noi palestinesi. Si pensa che tutto il Medio Oriente voglia venire in Europa”.

Il loro viaggio appare quasi un paradosso, mentre milioni di persone si camminano in direzione opposta. “Io ritorno a casa mia - ancora Yousef -, se la mia famiglia andasse a New York tutti farebbero i complimenti. Ma è una città più pericolosa della Palestina, lo è perfino Marsiglia dove non puoi uscire la sera tranquillamente”. Cosa farete se riuscirete finalmente a raggiungere il vostro obiettivo? “Manderemo una foto a chi chi ha aiutato e berremo una birra. Poi decideremo” rileva la consorte, mentre i figli corrono giocando.

La bambina più piccola ha appena 2 anni e mezzo, il più grande 10. Non sono mai andati a scuola ma ognuno parla fluentemente tre o quattro lingue. Probabilmente non entreranno in una classe ancora a lungo, mentre sono i genitori ad istruirli. La carovana ha studiato le possibili difficoltà lungo il viaggio, a partire dalla pioggia. “Quando siamo partiti non sapevamo nulla di cavalli e asini, abbiamo imparato strada facendo”. Il padre è nato a Jerico, vivendo poi a Ramallah, e sono otto anni che non vi rimette piede. Sognando ora il ritorno.

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