LA MEMORIA DELL'OLOCAUSTO
L'omaggio di Cormons alla pietra d'inciampo di Giuseppe Pincherle
Cerimonie in via San Giovanni e in via di Manzano. Patrizia Mauri e Giorgio Cattarin consegnano al sindaco Felcaro un documento sui 35 deportati cormonesi morti nei lager.
Cormons ha commemorato questa mattina, martedì 27 gennaio, il Giorno della Memoria, con una doppia cerimonia dedicata alle vittime della deportazione e dello sterminio nazista, promossa dal Comune di Cormons.
Il primo momento si è svolto alle 9.15 in via di Manzano, all'angolo con via Cumano, dove è stata deposta una corona d'alloro davanti alla stele “Potrebbe succedere ancora”, luogo simbolo di memoria e monito contro tutti gli olocausti. Alla cerimonia hanno preso parte gli alunni dell'Istituto Comprensivo di Cormons, protagonisti di alcune letture, seguite da un momento di raccoglimento e silenzio.
Nel suo intervento, il sindaco di Cormons Roberto Felcaro ha sottolineato il valore attuale della ricorrenza: «Ogni anno ci ritroviamo a raccontare questa tragedia, augurandoci che l'umanità sappia fare tesoro di quanto accaduto affinché non si ripeta. Purtroppo constatiamo che i conflitti internazionali sono ancora una realtà e che odio e tensioni tra i popoli continuano a esistere. C'è forse un'incapacità , da parte dell'essere umano, di trovare le giuste sinergie per cooperare in modo pacifico. Per questo la presenza dei giovani è fondamentale: voglio ringraziare la dirigente scolastica Gilotti e i docenti. Solo attraverso le nuove generazioni possiamo continuare a sperare in un futuro migliore».
Alle 9.30 la commemorazione si è spostata in via San Giovanni n. 12, davanti alla pietra d'inciampo dedicata a Giuseppe Pincherle, deportato e ucciso ad Auschwitz. Qui Patrizia Mauri e Giorgio Cattarin hanno letto e consegnato al sindaco un documento, sottoscritto anche da Lucia Toros e Giuseppe Esposito, tratto dal Registro del Carcere di Gorizia.
Il documento riporta l'elenco dei 35 cittadini di Cormons deportati nei campi di concentramento nazisti e mai più tornati. «Abbiamo chiesto – hanno spiegato – di dare continuità alla posa delle pietre d'inciampo. Quando fu collocata quella di Pincherle, l'unica presente finora, le pietre erano previste solo per i deportati ebrei. Negli anni successivi, invece, la possibilità è stata estesa a tutti i deportati».
Un appello, quello rivolto all'amministrazione comunale, che mira a rafforzare la memoria diffusa sul territorio, restituendo nome e storia ai concittadini cormonesi vittime della deportazione, affinché il ricordo non resti confinato a una sola giornata, ma diventi patrimonio condiviso della comunità .
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