Livarna, Gorizia chiede un’azione comune con la Slovenia sui fumi della fonderia

Livarna, Gorizia chiede un’azione comune con la Slovenia sui fumi della fonderia

Dal Consiglio comunale

Livarna, Gorizia chiede un’azione comune con la Slovenia sui fumi della fonderia

Di Ivan Bianchi • Pubblicato il 28 Lug 2026
Copertina per Livarna, Gorizia chiede un’azione comune con la Slovenia sui fumi della fonderia

Apprezzata la mozione di Laura Fasiolo per coinvolgere Nova Gorica, Šempeter-Vrtojba, Arpa, Arso e Gect nella gestione delle emissioni.

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La vicenda delle emissioni provenienti dalla fonderia Livarna è tornata ieri sera, durante la seduta del Consiglio Comunale, al centro del dibattito politico locale. Il Consiglio comunale ha approvato la mozione presentata dalla consigliera dem Laura Fasiolo, sottoscritta da esponenti di diversi gruppi, che impegna il sindaco Rodolfo Ziberna a farsi promotore di un’azione coordinata con le autorità slovene per affrontare il problema dei fumi e delle molestie olfattive segnalate da anni dai residenti della fascia di confine. A firmare assieme a Fasiolo anche i consiglieri Rosy Tucci, Giulia Roldo, Eleonora Sartori, Andrea Picco, Alessandro Feri, Emanuele Traini, Marco Rossi, Livio Grapulin, Barbara Businelli, Franco Perazza, Riccardo Stasi, Dario Baresi, Franco Zotti, Antonio Devetag.

Il documento richiama una situazione che non è nuova per il territorio: le prime segnalazioni risalgono ai primi anni Duemila e negli ultimi mesi il tema è tornato con forza all’attenzione pubblica, soprattutto dopo l’episodio del 25 aprile 2026, quando una densa emissione proveniente dallo stabilimento di Salcano ha interessato anche l’area nord di Gorizia. Un caso già affrontato dall’amministrazione comunale, che nel maggio scorso aveva annunciato un cambio di strategia nei rapporti con gli enti coinvolti, chiedendo chiarimenti alla società e alle autorità italiane e slovene.

La mozione ricorda anche il coinvolgimento di cittadini, comitati e associazioni ambientaliste, oltre alle richieste avanzate per una maggiore condivisione dei dati ambientali tra Italia e Slovenia. Tra gli obiettivi indicati c’è infatti il rafforzamento della collaborazione tra Arpa Fvg, Arso, gli enti locali e il Gect Go, con l’avvio di un monitoraggio congiunto dell’area transfrontaliera.

Nel corso della seduta il sindaco Ziberna ha spiegato di non aver potuto «fare propria» la mozione, dal momento che diverse delle iniziative indicate nel documento erano già state avviate dall’amministrazione. «Consideriamo questa mozione parte integrante della nostra azione amministrativa», ha chiarito il primo cittadino.

Ziberna ha ricordato le comunicazioni inviate nei mesi scorsi alla Livarna, all’Ispettorato sloveno competente, ad Arso, ai ministeri degli Esteri e dell’Ambiente, alla Regione Friuli Venezia Giulia, all’ambasciata slovena in Italia, al Parlamento europeo, alla Procura della Repubblica di Gorizia, ad Arpa Fvg, alla Prefettura, al Comune di Nova Gorica e al Gect.

Un percorso nato dopo il riacutizzarsi delle segnalazioni dei cittadini. Nei mesi scorsi il Comune aveva evidenziato un aumento delle segnalazioni per odori e fumi provenienti dalla zona industriale slovena, chiedendo verifiche sull’attività produttiva e sulle modalità di controllo delle emissioni.

Sul tema si erano già mossi anche rappresentanti politici regionali e nazionali. La senatrice Francesca Tubetti aveva presentato un’interrogazione al Governo chiedendo iniziative diplomatiche e tecniche per garantire un sistema stabile di monitoraggio della qualità dell’aria nell’area Gorizia-Nova Gorica.

La questione riguarda in particolare il rapporto tra lo stabilimento, situato in territorio sloveno a ridosso del quartiere goriziano di Montesanto, e una zona dove insistono anche produzioni agricole tipiche del territorio. Proprio il carattere transfrontaliero della problematica rende necessario, secondo i firmatari della mozione, un confronto strutturato tra le istituzioni dei due Paesi.

Ora l’impegno del Comune le è quello di rafforzare il percorso già avviato, chiedendo che il caso Livarna venga affrontato non solo come una questione locale, ma come un tema ambientale comune all’intera area urbana transfrontaliera.  

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