La novitÃ
L'arcivescovo Redaelli racconta il ‘suo' confine, ecco l'ultimo libro su Gorizia e le sfide del futuro
La presentazione, nella sala maggiore del Kulturni Center Lojže Braruž, è stata occasione per discutere di temi come immigrazione e accoglienza ma anche nuove frontiere per la fede.
Ha dialogato per oltre un'ora con i giornalisti Erika Jazbar della redazione slovena del Tgr Rai Fvg e Paolo Lambruschi di Avvenire l'arcivescovo di Gorizia, monsignor Carlo Roberto Maria Redaelli, nel presentare la sua ultima pubblicazione, il libro “Gorizia città di pace al centro dell'Europa”. Si conclude, così, la prima edizione di “Europa, culture in dialogo. Superare i confini per essere Capitale di una Cultura europea”. Una rassegna che ha visto vari ospiti alternarsi per gli appuntamenti culturali proposti dall'Arcidiocesi di Gorizia.
Cornice dell'ultimo appuntamento è stata la Sala maggiore del Kulturni Center “Lojze Bratuž” di viale XX Settembre a Gorizia: la serata è stata arricchita da momenti musicali proposti dagli allievi del Centro Sloveno di educazione musicale “Emil Komel” di Gorizia.A introdurre la serata il direttore dell'Ufficio Comunicazioni Sociali, Mauro Ungaro, che ha ricordato non solo gli eventi passati all'interno della rassegna ma che gli stessi proseguiranno anche per il 2026.
Se per Daniela Klaniscek, del Kulturni Center Bratuž, «Gorizia rimane ponte di dialogo di lingue culture ed entità diverse e si conferma come suo ruolo di città di incontro», per l'assessore Silvana Romano «anche chi è nato in un'epoca nella quale il confine c'era e non era un momento di pace, è riuscito a costruire cose positive».
Il vescovo ha ricordato la «religiosità particolare, a volte formale dettata dalla formazione austriaca, del territorio. Una religiosità che a volte che spinge via i sentimenti». Una religiosità che «stiamo cercando di riscoprire in Aquileia come luogo di fede e di spiritualità oltre che di arte e di storia. Leone XIV in questi giorni è andato a Nicea ma Nicea è partita da qua».
Un monito, quello lanciato da Redaelli dal palco del Bratuž, a essere «cristiani al di fuori della Chiesa, oltre che dentro». E, in questo tema, ha citato la Capitale Europea della Cultura ricordando come «se la religione e la Chiesa non sono stati citati nel Bid Book allora è stato uno spone a noi per proporci». Un libro dedicato alla memoria di don Bogdan Vidmar, scomparso qualche settimana fa, che è stato delegato episcopale alla cultura per Go! 2025 per la diocesi di Koper/Capodistria, e al Diacono Renato Nucera, anch'egli scomparso da qualche settimana, «persone che, come don Sergio Ambrosi, morto recentemente, che hanno saputo andare oltre e avanti rispetto alla dicotomia ‘maggioranza-minoranza'».
Per il presule «conoscere gli altri vuol dire cambiare ma se non si ha nulla da difendere e ci si mette in ascolto e si può cambiare». Qualcosa che si conosce bene «nel Goriziano, una realtà che non si è mai messa a piangere ma si è messa a lavorare sempre». Come il clero locale, «che è di lingua italiana, friulana e slovena. Una differenza che ti obbliga a spingerti verso il Vangelo letto in altre lingue e declinato in altre culture».Jazbar e Lambruschi hanno puntato l'attenzione sulla situazione di Monfalcone, definita dall'arcivescovo «una realtà problematica ma interessante. àˆ un laboratorio dal punto di vista ecclesiale e sociale, il tema immigrazione è un lungo processo». In tal senso le «Parrocchie di Monfalcone danno una testimonianza ammirevole dal punto di vista caritativo e non solo. La Chiesa di Monfalcone è attenta e pronta all'ascolto e vi è un tema aperto della professione religiosa musulmana. Bisogna tentare di lavorare insieme con Comune e la realtà industriale».
Per il vescovo «la semplificazione eccessiva non va bene ma l'impegno nelle responsabilità non facili è importante». Gorizia, tra l'altro, è crocevia per la Rotta Balcanica e la Chiesa goriziana «è forte dei suoi valori e non lascia fuori la gente». Redaelli ha ricordato anche come sia «attiva l'accoglienza a bassa soglia a Gradisca e Gorizia, una supplenza che si testimonia attraverso la fornitura dei pasti e di posti temporanei per dormire».
L'arcivescovo ha ricordato anche l'ottimo rapporto con la diocesi di Capodistria, per la quale io «cerco di essere presente a tutte le occasioni anche nella vicina Slovenia soprattutto a Capodistria. La nostra realtà di Gorizia, in questo senso di dialogo, può essere da sprone e da fertilizzante per i giovani e per la loro formazione, anche, ad esempio, per la carriera diplomatica come era nella Gorizia di un tempo nella quale la facilità di imparare le lingue facilitava questa strada».
Tanti gli ospiti della rassegna culturale che si sono susseguiti nell'arco di quest'anno: il cardinale José Tolentino de Mendonà§a, prefetto del Dicastero per la Cultura e l'Educazione della Santa Sede, Paolo Mieli, giornalista e saggista già direttore del Corriere della Sera, Roberto Antonione, già presidente della Regione FVG, Marta Kos, Commissaria europea per l'Allargamento, Paolo Gentiloni, già presidente del Consiglio dei Ministri, Giuseppe Notarstefano, presidente nazionale di Azione Cattolica, e il cardinale Luis Antonio Tagle, pro-prefetto della sezione per la priva evangelizzazione e le nuove chiese particolari del Dicastero per l'evangelizzazione della Santa Sede.
Il ciclo di incontri è stato promosso da Arcidiocesi di Gorizia,Voce Isontina, I Visionari Comunità di Impegno Politico, Città dell'Uomo APS, in collaborazione con Zadruga Goriška Mohorjeva, SKGZ – Slovenska kulturno-gospodarska zveza/Unione Culturale Economica Slovena, SSO Svet Slovenskih Organizacij/ Confederazione Organizzazioni Slovene, Kulturni Center Lojze Bratuž e Kulturni dom di Gorizia, Istituto di Storia Sociale e Religiosa e Società¢t Filologjiche Furlane/Società filologica friulana. Media partner della kermesse è stato il Gruppo editoriale NEM con i quotidiani Messaggero Veneto e Il Piccolo. La rassegna è stata sponsorizzata da a2a Life Company, che ha creduto e voluto investire nei valori e nei messaggi trasmessi dalla proposta culturale.
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